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L'Uisp sulla Rai con Vivicittà-Porte aperte a Genova-Marassi

Martedì 9 giugno è andata in scena la manifestazione podistica organizzata da Uisp Genova: hanno partecipato detenuti e atleti esterni

 

“Forza Marassi!”: il coro è lo stesso che tante volte a pochissimi metri di distanza i tifosi hanno intonato durante le partite, ma questa volta a cantare sono i detenuti della casa circondariale per incitare i propri compagni impegnati nel campo da calcio e nella gara podistica fuori e dentro i muri di cinta. Martedì 9 giugno si è tenuta Vivicittà-Porte aperte, un appuntamento divenuto ormai fisso per la città di Genova e che fa entrare dentro al carcere atleti e sportivi e “uscire” i detenuti in quello che è un chilometro e mezzo di libertà.

La manifestazione Uisp negli istituti penitenziari proseguirà lunedì 15 giugno a Messina, nella casa circondariale “Vittorio Madia” di Barcellona Pozzo di Gotto. Parteciperanno circa 40 persone tra detenuti, familiari ed operatori Uisp.

Dal 2012 – eccetto soltanto due anni del Covid – ogni anno a giugno Uisp Genova organizza un doppio appuntamento: un torneo “all’italiana” di calcio a cinque e una corsa di tre giri lungo il perimetro della struttura detentiva. Questa volta a tagliare il traguardo per primi sono stati tre detenuti: Ben Allaoui Mohammed, Aofour Soufian e Aymen Gouidhaoui, staccando quasi di un giro gli altri partecipanti. Per loro lunghi applausi, abbracci dei compagni e strette di mano da parte dei corridori presenti: tra loro ci sono alcuni veterani che non si perdono un’edizione, come la maratoneta Emma Quaglia

“L'Uisp sull'intero territorio nazionale entra in istituti penitenziari, case circondariali, case di rinclusione, istituti minoritari da ormai più di 40 anni - ha detto Tiziano Pesce, presidente Uisp nazionale - Vivicittà Porte aperte è un po' la manifestazione simbolo. Lo sport sociale, lo sport per tutti e tutte come diritto, come promozione di diritti, è per noi uno strumento per creare socialità, per creare incontri, per creare relazioni, per contribuire alla rieducazione. Lo sport ovviamente non può risolverla, non può cancellare i problemi, ma credo che abbia un ruolo significativo per contribuire a immaginare un futuro diverso, un futuro migliore”.

La TgR Rai Liguria ha seguito l'iniziativa, valorizzando un'immagine di grande valore simbolico: i tre giri attorno alle mura sotto la vigilanza della Polizia penitenziaria, un'occasione per immaginare il momento in cui potranno uscire.

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Vivicittà è un momento di inclusione e riscatto: rappresenta, infatti, un appuntamento molto atteso, spiega Tommaso Bisio, presidente di Uisp Liguria, “dato che si tratta di un momento di grande arricchimento personale, in cui si cerca di esprimere solidarietà e di far sentire incluse le persone che, dopo aver già espiato parte della loro condanna, stanno vivendo in regime di semilibertà, in attesa di tornare alle loro vite”. Molti dei trenta detenuti selezionati per partecipare a questa giornata sono volti nuovi rispetto alla precedente edizione: nell'ultimo anno, infatti, diversi partecipanti hanno terminato di scontare la pena e sono stati rilasciati. C’è ancora qualcuno che un anno fa aveva corso o giocato a calcio, ma per loro oggi è un momento di festa e i pensieri si annullano lasciando spazio solo allo sport, alla fatica e alla soddisfazione di compiere un’impresa, che sia fare gol o fare un buon tempo.

L’atmosfera del campetto di Marassi per due ore è la stessa che si potrebbe respirare in qualsiasi altro campo da calcio: a far sognare i compagni è “Toninho Cerezo”, questo il soprannome di uno degli attaccanti più forti che ha piazzato due belle reti al Cdm Futsal. Ma poi c’è anche “Lo zio” Pasquale che scherma la porta difendendo il risultato, tra gli applausi e il tintinnio delle scodelle. Affacciati alle grate dalle finestre, infatti, c’è una tribuna di sostenitori che non si perde un’azione: di loro si intravedono solo le mani e qualche sguardo fugace. E a bordo campo, i compagni di squadra non riescono a restare fermi in panchina, troppo coinvolti dalla partita. Ecco che piovono suggerimenti e indicazioni, in italiano e in arabo. Del resto, qui le nazionalità rappresentate sono svariate. Ma il linguaggio del pallone è universale. Ed è da loro che arriva un monito “Oh, ragazzi, mi raccomando il fair play!”, attenti a rispettare le decisioni scandite dal fischio dell’arbitro.

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Il gruppo ha festeggiato la vittoria, dopo aver anche sfidato l’Atletico Quarto. I meriti quest’anno vanno anche al mister Salvatore Mango, tecnico genovese che dopo l’esonero dal Napoli Women ha accettato di buon grado di allenare a titolo gratuito questo gruppo eterogeneo. “Due ore una volta a settimana, da ottobre a oggi ho visto molti lasciare il gruppo perché sono tornati in libertà, ma per me è stata una grande soddisfazione. La libertà non ha prezzo, il calcio come tutti gli sport di squadra lascia sempre grandi valori e io ritengo di aver vinto il mio campionato se anche solo uno o due di questi ragazzi che hanno un grande talento ritrovasse la retta via, magari giocando”. Con lui anche un giovane universitario,  Luca Chiesa, che lo ha supportato lungo tutto quest’anno e che racconterà questa esperienza nella sua tesi di laurea.

Nonostante la dovuta attenzione nell’organizzare un evento del genere, a un anno di distanza dalla rivolta di 200 detenuti che protestarono per un giovane vittima di torture e abusi da parte di compagni di cella, anche la polizia penitenziaria per l’occasione si è trovata a incitare chi magari durante la corsa stava facendo più fatica al secondo o terzo giro o a complimentarsi coi vincitori arrivati sul podio. Certo, un pizzico di tensione da quel giorno sembra ancora serpeggiare, anche perché la stagione estiva è alle porte e il binomio caldo-sovraffollamento è sempre critico da gestire in una struttura vetusta come quella della casa circondariale di Marassi. “Abbiamo i ventilatori nei reparti comuni, mentre i singoli detenuti possono acquistarne uno da tavolo per metterlo in cella. Nonostante sia stato un anno difficile, siamo riusciti a portare avanti importanti progetti, tra cui la riapertura della falegnameria con cui riusciamo a formare due detenuti in tirocinio e uno appena uscito è già riuscito a entrare in una attività del territorio, facendo così inserimento lavorativo. A breve riapriremo anche il panificio, che una volta a regime permetterà l’assunzione di otto detenuti”. Dal 2021, dopo che era crollato un controsoffitto, le attività erano sospese. Ora riprenderà l’attività grazie a un consorzio di cooperative. “In parallelo vanno avanti le attività di formazione, dalla scuola ai corsi professionali, fino al teatro”, tiene a ricordare la direttrice Tullia Ardito

“Vi ringraziamo veramente per quello che fate - ha aggiunto la direttrice - perché sappiamo che lo sport è molto importante. In primo luogo perché questo è un carcere maschile, e sappiamo che per gli uomini è molto importante l'attività, lo sport, il calcio, la corsa. In secondo luogo perché credo che i valori dello sport siano molto importanti e noi li vogliamo coltivare. Per noi diventano parti fondamentali del trattamento penitenziale, del lavoro che facciamo con i detenuti, ossia un lavoro su se stessi”.

Emilio Robotti, assessore comunale a Mobilità e Trasporti, presente in rappresentanza della sindaca di Genova Silvia Salis: “Credo che vinceremo e vincerete tutti. Oggi siamo parte della stessa città e come amministrazione è quello vogliamo: una città inclusiva”. (Fonte: Secolo XIX e Uisp Genova)