Pubblichiamo il testo della lezione tenuta da Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, agli studenti dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale il giorno 10 luglio 2026, nell'ambito del modulo didattico "Sport e Media". Per scaricare la presentazione di Tiziano Pesce clicca qui
L'UOMO È UN ESSERE CHE HA BISOGNO DEGLI ALTRI
Vorrei iniziare il mio contributo non parlando di sport, almeno non direttamente. Vorrei iniziare parlando dell'essere umano. Viviamo in un tempo straordinario: mai, nella storia, siamo stati così connessi. Eppure, mai come oggi sperimentiamo la solitudine.
Possiamo comunicare con chiunque nel mondo attraverso uno schermo.
Ma facciamo sempre più fatica a guardarci negli occhi.
Viviamo dentro città sempre più grandi.
Eppure cresce il senso di isolamento.
Siamo immersi in una società che misura quasi tutto: la velocità, la produttività, le prestazioni, i risultati…
Ma esistono cose essenziali che non si possono misurare: la fiducia, l'amicizia, il senso di appartenenza, la solidarietà. Eppure, sono proprio queste le cose che rendono possibile una comunità. Quando vengono meno, la società si impoverisce. Umanamente, prima che economicamente…Ed è qui che compare lo sport, non come semplice attività motoria ma come luogo nel quale gli esseri umani imparano nuovamente a stare insieme.
PERCHÉ ESISTE LO SPORT?
Questa domanda sembra banale. Ma non lo è. Se chiedessi a tutte e tutti voi perché esiste lo sport, probabilmente riceverei tante, se non tutte, risposte diverse: per stare bene, per stare con gli amici, per divertirsi, per vincere, per dimagrire, per diventare campioni, … e tante altre…
Ma nessuna risposta sarebbe da sola sufficiente. Perché se osserviamo la storia dell'umanità scopriamo una cosa sorprendente; ogni civiltà ha inventato forme di gioco, movimento e competizione.
Perché?
Perché lo sport è uno dei modi con cui gli esseri umani imparano a vivere insieme. Prima ancora di essere attività fisica, è una forma di organizzazione sociale. Dentro un campo sportivo, una palestra, impariamo il limite, la cooperazione, la fiducia, la responsabilità, la gestione del conflitto.
In altre parole, impariamo la cittadinanza.
CHE COSA È IL TERZO SETTORE
Viviamo dentro tre grandi sfere: lo Stato, il mercato, la comunità.
Per molto tempo si è pensato che bastassero le prime due, poi si è scoperto scoperto che non era così.
Lo Stato può garantire diritti, il mercato può produrre ricchezza, ma nessuno dei due riesce, da solo, a produrre relazioni.
Le relazioni nascono nelle comunità ed è esattamente questo il compito del Terzo settore. Non sostituire lo Stato, non competere con il mercato ma coltivare quel capitale invisibile che tiene insieme una società: la fiducia, la solidarietà, la partecipazione, l'impegno.
Se dovessi definire il Terzo settore con una sola espressione, al di là delle definizioni giuridiche che oggi abbiamo, direi: ‘è l'infrastruttura relazionale della democrazia.
PERCHÉ LO SPORT È DIVENTATO INTERESSE GENERALE?
Questa è forse la vera rivoluzione culturale degli ultimi vent'anni.
Per secoli si è considerato lo sport una questione privata. Oggi sappiamo che non è così.
Ogni persona che pratica sport con continuità produce benefici per sé ma produce anche benefici per tutti gli altri.
Lo sport: riduce la spesa sanitaria, le solitudini, le devianze, migliora la qualità della vita, costruisce e rafforza inclusione, coesione sociale, fiducia. In sintesi, direi: produce bene comune. Lo sport genera quindi un bene che appartiene a tutta la collettività. Per questo il legislatore lo riconosce oggi come attività di interesse generale.
IL WELFARE CHE GENERA COMUNITÀ
Per molti decenni abbiamo immaginato il welfare soprattutto come un sistema che interviene quando il problema si è già verificato, è già esploso. Quando una persona si ammala, quando una famiglia entra in difficoltà, un ragazzo abbandona la scuola. Naturalmente quel welfare resta indispensabile, ma oggi sappiamo che non basta.
Serve un welfare che costruisca relazioni prima che si rompano, che rafforzi le persone prima che diventino fragili, che generi salute, non soltanto cure. Lo sport sociale, per tuti e tutte, appartiene esattamente a questa idea di welfare. Non ripara soltanto. Previene, accompagna, genera autonomia, fiducia, benessere.
E, soprattutto, genera comunità.
Per questo motivo il suo valore non può essere misurato con le metriche proprie delle attività competitive, delle performance agonistiche. Va misurato nella qualità delle relazioni che produce. Una persona non vale perché vince. Vale perché partecipa, perché cresce, si mette in gioco.
RACCONTARE SIGNIFICA SCEGLIERE…
Ogni giorno i giornalisti, i comunicatori, ma oggi anche ciascuno di noi attraverso i social network, compiono, compiamo una scelta.
Che cosa merita attenzione? Che cosa diventa notizia? Che cosa resta invisibile? Non esiste un racconto neutrale. Ogni racconto seleziona. Ogni selezione costruisce un'immagine della realtà.
Se raccontiamo soltanto il successo, finiremo per credere e far credere che il valore dello sport coincida con la vittoria. Se raccontiamo soltanto il mercato, penseremo che lo sport sia soprattutto un prodotto, un business. Se raccontiamo soltanto il conflitto, dimenticheremo la cooperazione.
Lo sport è invece molto più ricco.
Lo sport è anche la storia di una bambina che, grazie a un'associazione, supera la paura di entrare in palestra.
È il ragazzo che con disagio mentale trova nella squadra un luogo dove sentirsi accolto.
È il volontario che apre un impianto ogni giorno senza chiedere nulla in cambio. Sono storie meno spettacolari ma forse raccontano meglio il significato profondo dello sport.
CONCLUSIONI
Vado a concludere, con questo appello a tutte e tutti voi, ragazze e ragazzi: quando uscirete da questa Università diventerete professionisti dello sport.
Vi auguro di trovare le migliori soddisfazioni personali e vi auguro di non dimenticare mai che dietro ogni atleta, dietro ogni praticante, dal più giovane alla persona più anziana, c'è una persona.
Dietro ogni squadra c'è una comunità. Dietro ogni associazione c'è un pezzo di democrazia. Non limitatevi allora a “lavorare” nello sport. Provate a cambiarne il racconto. Quando diventerete insegnanti, tecnici, allenatori, manager, o comunicatori, chiedetevi sempre: quale idea di sport sto trasmettendo?
Quella nella quale conta soltanto il risultato? oppure quella nella quale ogni persona ha valore?
Perché le parole costruiscono immaginari. E gli immaginari, lentamente, costruiscono la società. Le società cambiano due volte. La prima volta quando cambiano le leggi. La seconda, e più profondamente, quando cambiano le narrazioni. Lo sport sociale ha già dimostrato di saper cambiare molte vite. Ora deve imparare a raccontarle, a comunicarle…
Vorrei lasciarvi con un'immagine….
In queste settimane, in Uisp, stiamo lavorando all'immagine della nuova tessera associativa che ci accompagnerà per tutta la prossima stagione sportiva 2026/2027: una bambina che si appresta a saltare un ostacolo. Sullo sfondo si intravedono altri bambini. Non è un caso che sia una bambina. In quella figura non volevamo rappresentare un'atleta che gareggia contro qualcuno, ma una cittadina che affronta gli ostacoli della vita. Il richiamo è esplicito all'articolo 3 della Costituzione: il compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli che limitano libertà e uguaglianza. Lo sport sociale non elimina da solo quegli ostacoli, ma può contribuire ogni giorno a superarli, trasformando una barriera in un'opportunità.
Da qua, la scelta dello slogan: “SUPERARE GLI OSTACOLI” Questa, nell’Uisp ne siamo convinti, crediamo sia la più alta funzione dello sport. Perché il valore dello sport non si misura soltanto nei record che produce.
Si misura nelle persone che include.
Nelle relazioni che costruisce.
Nelle comunità che rende più forti.
E, in definitiva, nella qualità della democrazia che contribuisce a generare. Se uscirete da quest'aula ricordando una sola idea, mi auguro sia questa: lo sport non cambia il mondo perché crea campioni; lo cambia perché può formare cittadine e cittadini migliori! (di Tiziano Pesce)