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L'Italia ha bisogno di una nuova cultura sportiva

capace di rendere partecipati i progetti sui grandi eventi e di promuovere salute - interviene V. Manco.

Cultura sportiva cercasi: può essere questa l’istantanea attraverso la quale raccontare l’Italia di queste ore. E per mancanza di cultura sportiva intendiamo soprattutto arretratezza nell’educazione alla salute e alla promozione di sani stili di vita, alla conoscenza del proprio corpo, al rispetto altrui. Due notizie su tutte: il no alla candidatura olimpica di Roma 2024 da parte della sindaca Raggi e la reiterata campagna di comunicazione sul Fertility day – poi ritirata - da parte del Ministero della salute. 

Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp: “L'eco del no alla candidatura olimpica è ancora forte, così come lo è la scivolata di stile istituzionale della sindaca di Roma in occasione del mancato incontro con i presidenti Malagò e Pancalli. Queste ore però ci aiutano a ritornare al cuore della questione dei Giochi 2024: un evento di questo tipo come può collocarsi nello scenario complessivo dell’Italia, in questo momento? La posizione dell’Uisp è stata chiara fin dal momento dell'annuncio: un sì alle Olimpiadi che promuovesse il coinvolgimento di tutto il Paese e dei cittadini”. 

“Il Presidente Mattarella nel messaggio del 17 febbraio, in occasione della presentazione del Dossier di candidatura ad opera del comitato promotore, chiedeva investimenti per le eccellenze e per lo sport di base, per le periferie e gli impianti di prossimità. Al Consiglio nazionale del Coni l’Uisp si è espressa esattamente in quella direzione: affinché i Giochi siano di tutti, parafrasando lo slogan scelto dalla Rai per Rio 2016, è necessario il coinvolgimento di tutti. A partire dall'associazionismo sportivo di Roma, da quello delle città interessate e dell’intero Paese. Un progetto di candidatura che fosse il più possibile partecipato, costruito collettivamente, capace di coinvolgere ed emozionare sportivi e cittadini. Capace di renderli protagonisti e non spettatori. Come Uisp ribadiamo questa nostra richiesta, presupposto necessario per questo e futuri altri grandi eventi sportivi”.

“Per tale motivo, mi sarebbe piaciuto sentire dalla sindaca Raggi un rilancio del Campidoglio che aprisse una sfida proprio sul terreno della partecipazione dello sport di cittadinanza, che tanto sta a cuore al movimento politico che rappresenta. Magari rilanciando e chiedendo garanzie sul terreno della legalità, della trasparenza e della sostenibilità dell'intera operazione, coinvolgendo personalità e comitati di garanzia, allargati all'associazionismo sportivo, che da qualche tempo ha aperto la sfida della trasparenza e dei valori etici nel rapporto con le risorse pubbliche”. 

“Torniamo ad insistere sulla necessità di aprire un dibattito pubblico sulla cultura sportiva nel nostro Paese - conclude Manco - che ha bisogno di mettere in campo le migliori energie nei vari campi delle politiche pubbliche per riconoscere la giusta dignità al valore sociale che lo sport oggi rappresenta. Su questa falsariga ci permettiamo di intervenire sull'opuscolo ritirato dal ministero della Salute sul Fertility Day. Non è solo un problema di merito relativo al messaggio di stampo razzista che quelle immagini trasmettevano. Piuttosto ci piacerebbe capire quali sono gli elementi di coerenza delle politiche pubbliche sulla salute. Visto che da una parte promuovono sani stili di vita e dall’altra il decreto Balduzzi impone una serie di complicazioni e di iniquità all'interno dello stesso movimento sportivo rispetto alla tutela sanitaria, a partire dall'attività ludico motoria. Il nostro è un Paese fin troppo abituato agli slogan o alle contrapposizioni di campanile, la Uisp è tra quelle organizzazioni che ancora si appassionano per la concretezza e la coerenza nelle cose. Serve uno scatto in avanti, servono politiche pubbliche coordinate, servono sedi e tavoli di confronto che sappiano davvero spingere in avanti la cultura sportiva del nostro Paese. A cominciare da una nuova legge quadro allo sport italiano che, innanzitutto, recepisca la definizione di stampo europeo che è indicata nel Libro Bianco del 2007. Il tempo è ora e lo scenario di questi giorni ha messo a nudo l’arretratezza culturale in ambito sportivo del nostro Paese: quale occasione migliore per rottamare i pregiudizi antisportivi e aprire una pagina nuova?”.