Settore di Attività Nazionale

Montagna

QUADERNO 3

PERCHE’ FORMIAMO?

Formiamo certamente per trasmettere competenze.

Formiamo perché qualcuno possa acquisire una tecnica, conoscere una procedura, assumersi una responsabilità, imparare a muoversi con sicurezza e consapevolezza dentro uno specifico ambito.

Ma questo, da solo, non basta.

Formiamo anche perché, nel momento della formazione, assumiamo una particolare responsabilità di guida.

Per qualche ora, per qualche giorno, talvolta per anni, diventiamo un riferimento. Potremmo chiamarla leadership formativa: non il potere di chi sta sopra gli altri, ma la responsabilità di chi, possedendo temporaneamente qualche strumento in più, sceglie di metterlo a disposizione.

Ed è certamente gratificante vedere una persona crescere, superare una difficoltà, acquisire una competenza che prima non possedeva.

Ma se la formazione si fermasse alla gratificazione del formatore, avremmo mancato il suo significato più profondo.

Formiamo per dare nutrimento.

Un nutrimento fatto di conoscenze, esperienze, domande, possibilità, errori, confronto e ricerca.

E formiamo per offrire visione.

Perché una persona, terminata una formazione, non dovrebbe semplicemente sapere qualcosa in più.

Dovrebbe riuscire a vedere qualcosa che prima non vedeva.

Vedere diversamente una parete, una montagna, un ambiente naturale, un rischio, un gruppo, una persona in difficoltà.

E forse anche vedere diversamente se stessa.

È questa una delle responsabilità più grandi del formatore: non occupare lo sguardo dell’altro con il proprio sapere, ma contribuire ad allargarlo.

Per questo non formiamo persone affinché diventino la nostra copia.

Non formiamo affinché ripetano le nostre parole.

Non formiamo soltanto per consegnare una qualifica o certificare una competenza.

Formiamo perché quella persona, un giorno, possa non avere più bisogno di noi.

Perché possa scegliere.

Perché possa assumersi responsabilità.

Perché possa costruire un proprio pensiero.

Perché possa trasformare ciò che ha ricevuto e, magari, consegnarlo a qualcun altro in una forma ancora diversa e migliore.

Allora la formazione diventa qualcosa di più della trasmissione.

Diventa generatività.

Una conoscenza ricevuta genera un’altra conoscenza.

Una competenza genera autonomia.

Una domanda genera ricerca.

Una responsabilità genera consapevolezza.

Una visione ne apre un’altra.

Ed è forse qui che possiamo ritrovare il significato più autentico del nostro essere formatori nella UISP e, nello specifico, nella SDA Montagna.

La tecnica rimane indispensabile.

La sicurezza rimane irrinunciabile.

La competenza rimane il fondamento della nostra credibilità.

Ma sopra quelle fondamenta dobbiamo continuare a costruire.

Perché formare significa anche nutrire una possibilità.

Significa accompagnare una persona fino al punto nel quale quella persona comincia a riconoscere risorse che forse non sapeva di possedere.

Significa darle strumenti, ma anche orizzonti.

Significa essere, per un tratto del suo cammino, una guida senza trasformarla in un seguace.

Questa, forse, è la forma più alta della leadership educativa:

guidare qualcuno fino al momento in cui sarà capace di proseguire con il proprio passo, il proprio pensiero e la propria visione.

Ed è per questo che formiamo.

Per trasmettere competenze, certamente.

Ma anche per dare nutrimento, generare autonomia e aprire visioni.

Perché ogni autentica formazione dovrebbe lasciare una persona non semplicemente più preparata di prima, ma un poco più capace di comprendere, scegliere, assumersi responsabilità e dare, a sua volta, qualcosa agli altri.

È da questa idea che vogliamo ripartire.

Ed è da questa idea che vogliamo interrogare la formazione della Montagna