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Emilia-Romagna

"Negro, ebreo, comunista". E tanto altro ancora

Ai Mondiali Antirazzisti, festa contro tutte le discriminazioni organizzata dalla Uisp, ieri c'è stato un dibattito sul libro di Mauro Valeri che narra la storia di Alessandro Sinigaglia, personaggio rilevante della Resistenza italiana

La copertina di 'Negro, ebreo, comunista' di Mauro Valeridi Stefano Miglio


CASTELFRANCO EMILIA (MO) - "Questo libro non è soltanto una biografia, espande la visione sulla storia sociale, culturale ed economica dell'Italia". Con queste parole Mauro Valeri ha presentato il 4 luglio, nella giornata di apertura dei Mondiali Antirazzisti, il suo libro "Negro, ebreo, comunista" dedicato alla figura di Alessandro Sinigaglia. Il partigiano Sinigaglia, nome di battaglia "Vittorio", nacque nel 1902 a Fiesole e morì nel 1944 a Firenze, a seguito di un attentato della "Banda Carità", gruppo di SS operante nel capoluogo toscano, che lo sorprese e fucilò all'uscita di un ristorante.

Il titolo riprende le parole della celebre canzone di Guccini "L'avvelenata" narrando le vicende di un personaggio molto particolare. I suoi genitori si incontrarono e innamorarono nella residenza della famiglia americana e aristocratica degli Smith: la madre lavorava come domestica ed era un'afroamericana mentre il padre faceva il meccanico ed era di religione ebraica. Lui divenne comunista fin da molto giovane. "Alessandro ha provato a mantenere le tre identità, di nero, ebreo e comunista, per tutta la vita, senza mai rinnegarne alcuna - spiega Valeri -. La scelta di diventare comunista fu abbastanza lunga. Sinigaglia infatti fu condizionato dall'aver vissuto l'adolescenza in un mondo abbastanza 'protetto' e libero, dato che la famiglia Smith era di religione protestante e non aveva alcun tipo di pregiudizio".

Dopo aver svolto il servizio militare come sommergibilista nella Marina, Sinigaglia rientrò a Firenze e decise di cambiare radicalmente vita. "Il fascismo si è sempre posto a favore dei padroni - racconta l'autore - che in quegli anni erano soprattutto i grandi latifondisti. In più quando Alessandro tornò dalla Marina era disgustato dai loro comportamenti, anche perché fu costretto a partecipare al bombardamento di Corfù (che Mussolini ordinò, causando quindici vittime, come soluzione finale della crisi di Corfù del 1923, ndr)".

Ma quali erano i pericoli che correva una persona a essere comunista in quell'epoca? "Una scelta simile - risponde Valeri durante il dibattito - significava mettere la propria vita a disposizione della lotta. Si andava incontro a due possibilità: o l'esilio o il carcere. Fu dunque una scelta radicale per Alessandro, che mise in gioco la sua persona su tutto, rinunciando a famiglia, casa e patria". Da qui iniziano le avventure di Sinigaglia che fu mandato dal partito in Unione Sovietica, sia per la sua formazione che per scappare alla galera. Lì avvenne la sua crescita politica. Incontrò una ragazza da cui ebbe una figlia, Margherita, che abbandonò per trasferirsi in Svizzera e continuare la lotta armata. Da lì andò in Spagna per combattere al fianco di anarchici e comunisti che si opponevano al regime di Francisco Franco. Dopo la sconfitta riparò in Francia, dove fu arrestato dalle autorità locali e consegnato ai fascisti italiani che lo confinarono a Ventotene. In Francia avvenne un episodio curioso, sottolineato dalla copertina del libro. "Quando le persone arrivavano in Francia - racconta l'autore del libro - non erano bene accette, e le guardie gli facevano togliere i fazzoletti dal collo (che erano rossi per i comunisti e rossoneri per gli anarchici). Lui non volle farlo, poiché era un simbolo d'identità e la foto della copertina può considerarsi come una foto dell'orgoglio".

"A Ventotene si riorganizza il gruppo comunista. Sappiamo poco di Alessandro, solo che si specializza in riparazione di pantofole e penne a biro, alcuni dei mestieri che erano costretti a inventarsi gli esiliati per sbarcare il lunario. Quando morì il padre, Sinigaglia non ebbe la possibilità di partecipare al funerale, poiché al confino non aveva rinnegato le proprie idee" conclude Mauro Valeri. Terminato l'esilio fu nominato responsabile della riorganizzazione del partito comunista a Firenze. Con questo ruolo si chiudono gli ultimi anni della sua esistenza: la "Banda Carità" lo sorprese nel '44 a Firenze all'uscita da un ristorante, provò a scappare ma fu colpito alle spalle e ucciso. Non l'hanno potuto torturare ma riuscirono a strappargli dalla bocca due denti d'oro.

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