Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Con lo sport "abbracciamo l'Emilia"

Dibattito sul terremoto il 7 luglio ai Mondiali Antirazzisti. Ruolo delle istituzioni e delle associazioni e condizione dei migranti al centro della discussione

L'assessore a sport e Protezione civile della Provincia di Modena Stefano Vaccari - Foto di Antonio Marcello - Shoot 4 Changedi Stefano Miglio


CASTELFRANCO EMILIA - Ieri, 7 luglio, ai Mondiali Antirazzisti, manifestazione organizzata dalla Uisp che si è svolta nel parco di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena, si è tenuto un dibattito sul tema: "Il terremoto visto dal basso: dall'Abruzzo all'Emilia". Argomento scelto per ribadire ancora una volta lo slogan di questo evento, "Abbracciamo l'Emilia", che segnala l'impegno dell'associazione di sportpertutti a favore delle popolazioni colpite dal sisma in regione. La discussione è iniziata alle 18 nella Piazza Antirazzista, davanti a una discreta cornice di pubblico; il vicepresidente Uisp Vincenzo Manco ha moderato gli interventi dei diversi ospiti intervenuti. Erano presenti Emanuele Sirolli, del comitato di cittadini aquilani 3e32; Stefano Vaccari, assessore a sport, ambiente e Protezione Civile della Provincia di Modena; Paolo Belluzzi, dirigente Uisp Modena; Maurizia Borghi e Bettina Barbieri, dell'associazione Mani Tese; Cécile Kyenge, portavoce della rete migranti Primo Marzo; Clelia Bartoli, autrice del volume "Razzisti per legge"; Francesco Bernardi, centro sociale Guernica; Donato Pivanti, segretario Cgil Modena.

La questione delle cifre è stata subito ripresa dal vicepresidente Uisp: "L'Unione Italiana Sport Per tutti è strettamente connessa con il tessuto delle comunità: abbiamo circa 20 mila tesserati per i quali lo svolgimento delle attività è compromesso". Pivati ha sottolineato invece la situazione critica dei lavoratori e l'impegno della Cgil per loro: "Attraverso le deroghe abbiamo esteso la cassa integrazione nelle zone terremotate, si tratta di 20 mila persone, a sottolineare la quantità enorme di lavoro che c'è in quest'area".

Il ruolo delle istituzioni è stato al centro del dibattito; alcuni hanno sottolineato l'importanza dello Stato e delle comunità locali. "Nei giorni post terremoto c'è stato un protagonismo delle realtà locali - ha dichiarato Vaccari -. In quasi tutte le località colpite ci sono state diverse assemblee tra sindaci e cittadini, incontri che servono per rinforzare il senso di comunità, che i terremoti hanno sicuramente ferito". Sulla stessa lunghezza d'onda la Bartoli: "La gestione dell'emergenza è legata a doppio filo con la gestione politica di quel territorio. A L'Aquila infatti ci sono stati cambiamenti positivi dopo il sisma, riuscendo a fare buon uso di un cattivo affare".

Altri hanno invece aspramente criticato la gestione della Protezione Civile e delle istituzioni in generale, che spesso abbandonano al proprio destino le persone oppure, con una gestione troppo forte della situazione di emergenza, creano danni ingenti a chi già vive una condizione di disagio. Bettina Barbieri ha affermato: "In Emilia abbiamo vissuto una situazione di dimenticanza fino alla seconda scossa del 29 maggio. I bambini hanno perso subito la scuola e lo sport, e adesso è negata loro la normale quotidianità". Marca il concetto Sirolli: "Stare nei campi è come stare in manicomio, una gestione forte della Protezione Civile e delle istituzioni in generale causa un inebetimento della popolazione, la cosiddetta 'sindrome da istituzionalizzazione'". Bernardi pone poi l'accento sulla rabbia dei cittadini che vivono in campi autogestiti: "La situazione delle tendopoli autogestite è molto grave, sul piano mediatico non si parla di loro, sembra che non esistano. Questo ha portato ad un grandissimo livello di sfiducia verso le istituzioni. La gente non chiede promesse ma dati di fatto concreti".

Alla fine si è discusso della situazione dei migranti, che già normalmente vivono disagi legati ai permessi di soggiorno e alla burocrazia in generale che nega loro diritti basilari e non permette loro di sentirsi cittadini uguali agli altri. "I campi di accoglienza mettono sicuramente in evidenza contrasti culturali - ha dichiarato Belluzzi -. Stiamo rischiando un corto circuito in questo territorio, perché molti contenitori culturali sono stati spazzati via dal sisma". Conclude con una speranza per il futuro Cécile Kyenge: "Il terremoto non è stato solo fisico, ma culturale. Italiani e migranti devono lavorare insieme per costruire una nuova forma di cittadinanza".

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