Comitato Regionale

Emilia-Romagna

18 giugno: Pieghe della memoria

Il "Rimini 2008 Sport for All Festival", la grande manifestazione di sport, musica, giochi e cultura indetta per festeggiare i sessant'anni trascorsi dalla fondazione dell'Uisp, sta per cominciare.

Le bandiere di Rimini 2008 sulla Darsenadi Vittorio Martone


Il "Rimini 2008 Sport for All Festival", la grande manifestazione di sport, musica, giochi e cultura indetta per festeggiare i sessant'anni trascorsi dalla fondazione dell'Uisp, sta per cominciare. Lo stress e la fatica dei lavori di preparazione e allestimento di questo evento - che catalizzerà nel capoluogo romagnolo un ingente numero di volontari da tutta Italia, giunti per accogliere nel migliore dei modi i trentamila atleti provenienti da tutto il mondo e le sessantamila persone previste nel corso dell'iniziativa - lasciano il posto a nuove energie fisiche e mentali che, non si sa da quale riserva, improvvisamente riemergono.

Personalmente, ho sentito riaffiorare queste forze nel corso dei 134 e più chilometri, percorsi in Vespa lungo la statale 253 fino a Ravenna e da lì lungo la SS 16 per Ancona, che separano Bologna dalla riviera. Un viaggio di questo tipo, oltre che di puro godimento per la bellezza del paesaggio, con le colline romagnole che spuntano all'orizzonte della pianura o gli enormi oleandri che fiancheggiano la statale verso Rimini, ha un sapore particolare. Nonostante la brevità del tragitto, nonostante la presenza dei camion e delle rumorose auto sportive dei turisti, quello che per molti sarebbe da considerare solo come uno spostamento per me si trasforma, per l'appunto, in "viaggio". Sono da sempre convinto che la limitata potenza del mio mezzo di trasporto, oltre alla scelta decisa e consapevole di evitare l'autostrada, contribuiscano molto a questa particolare caratterizzazione. Ma c'è anche un altro fattore, che da "slow traveller" conosco bene, e che consiste nel potere evocativo che la Vespa come mezzo di locomozione riesce ad esercitare sulle pieghe della memoria collettiva di questo paese. Lungo le statali si finisce con il fermarsi spesso nei baretti di paese, a far tappa del viaggio per un caffé e due chiacchiere, ed è proprio in queste occasioni che, a partire dalla "visione" della Vespa, si finisce col trovarsi di fronte ad un'immediata confidenza da parte delle persone. Da quel cartoccio a due tempi i vecchi sono infatti stimolati a ricordare il proprio passato, i propri viaggi di gioventù, le bravate, le spensieratezze di quello che a Roma, negli stornelli e nelle ballate popolari, si definisce "il tempo che fu". Per i giovani invece la questione è diversa, più che altro legata alla sorpresa derivante dal trovarsi di fronte ad un'idea di viaggio inconsueta.

È durante queste pause, durante queste conversazioni in cui la curiosità dell'interlocutore, per quanto garbata, si fa un po' più pressante, che mi trovo a raccontare il motivo del mio viaggio, l'incarico che mi è "toccato" di trascorrere venti giorni a Rimini per raccontare e documentare questa enorme manifestazione. Un compito delicato, anche per quel che riguarda la parte più "bieca", quella di servizio nell'ufficio stampa, a tempestare di e-mail tutti i contatti che in giornate di lavoro certosino ho raccolto in uno sterminato file excel.

E parlando dell'Uisp alla gente, in una terra come l'Emilia Romagna storicamente sensibile all'associazionismo e alla cooperazione, tornano in superficie nuovi ricordi, legati alle attività fatte in passato, o ancora alla miriade di iniziative cui partecipano oggi i nipoti delle persone che mi sono di fronte, grazie a un lavoro che anche nelle province della bassa Romagna, del ravennate, fino a Forlì, Cesena, Ferrara e a tutti gli altri comuni di questa regione, è capillare, e permette a intere famiglie di accedere a numerosissime iniziative. In questo modo, solo apparentemente banale, ti rendi conto di come questa associazione, che ai valori del fare sport unisce quelli della non competitività, della democrazia partecipata e dell'ecologismo, attraverso il suo operato lavori in realtà molto sul senso di appartenenza ad una collettività. Quello che in sostanza sembra creare il lavoro dell'Uisp è una forma di tessuto sociale compatto e arricchito dalle diversità, differente da quello disgregato che viene proposto dalla vulgata mediatica, in cui la memoria riveste un ruolo centrale. Per questo, anche in un'associazione caratterizzata da una mentalità del fare, è costante l'assillo della comunicazione, finanche in quelle situazioni in cui l'ambito comunicativo si vede relegato a momenti residuali.

Ed eccomi qua, dunque, proprio in risposta a questa esigenza di osservazione e registrazione, di testimonianza e re-interpretazione di quanto accadrà nei prossimi venti giorni, affinché, proprio nel momento dei festeggiamenti per questi sessant'anni, si rinnovi il lavoro sulla memoria collettiva, su questo processo che ci ha portati fin qui, ma con l'ausilio di nuova linfa e nuove parole e, soprattutto, di nuovi sguardi.

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