Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Ai Mondiali Antirazzisti i diritti dietro le sbarre

Nella giornata del giovedì il tema dei diritti declinato dalla prospettiva delle carceri.

I campi dei Mondiali Antirazzisti - Foto di Vincenzo Dellaversano (Shoot4Change)di Francesca D'Ercole e Layla Mousa


BOLOGNA - Il carcere è il luogo dove viene negato il diritto più importante, quello alla libertà, per aver in qualche modo violato le regole di una comunità. Affinché l'esperienza carceraria non sia però una punizione fine a se stessa, essa deve essere in grado di tutelare un altro diritto: quello alla funzione rieducativa della pena e al reinserimento all'interno della società.

La Uisp crede da sempre in questo e ha scelto di utilizzare l'attività sportiva e motoria come strumento per perseguire questo fine, come dimostrano le attività nelle carceri svolte su tutto il territorio nazionale e assieme alla scelta di adottare come immagine della campagna abbonamenti 2010/2011 un murale realizzato dai detenuti dell'istituto di pena di Rebibbia (Roma) per decorare il muro interno del braccio di massima sicurezza. "Una scelta - dichiara Filippo Fossati, presidente nazionale della Uisp, durante il dibattito ai Mondiali Antirazzisti 'Diritti dietro le sbarre: detenzione e sport' - bella ed emblematica. Ai ragazzi che hanno composto il murale abbiamo chiesto se avevano voglia di ‘venir fuori', di far uscire la loro ‘realizzazione' al di là delle mura del carcere e loro hanno risposto positivamente".

Durante il dibattito in Piazza Antirazzista l'avvocato Massimo Pleiadi ha sottolineato la difficoltà del rapporto tra attività nelle carceri e opinione pubblica: "È un argomento che difficilmente trova spazio sui media e questo accresce l'isolamento della popolazione detenuta". Questo argomento è stato ripreso da Massimo Bosso, assessore alle politiche sociali di Casalecchio di Reno, il quale ha presentato un progetto che ha messo in relazione l'isolamento dei detenuti con quello degli anziani non autosufficienti. Isolamento quindi, e condizioni di vita inaccettabili, a causa delle condizioni delle carceri italiane. "Questa problematica - afferma Giuseppe Di Pino, membro del gruppo che ha elaborato la cosiddetta "Carta di Trieste" per i diritti dei detenuti - non può prescindere da uno svuotamento delle carceri, depenalizzando reati come immigrazione clandestina e consumo di droghe leggere".

"Mi sono occupato per quarant'anni di minori - dichiara Franco Acinapura, ex dirigente Ufficio Centrale Giustizia Minorile  - e posso affermare che i servizi minorili della giustizia hanno tra le funzioni principali il controllo dei minori e la tutela dei diritti. Nel 1988 è stato varato un nuovo codice di procedura penale per minorenni che prevede interventi per i minori da sviluppare sul territorio. In quel periodo abbiamo poi firmato un protocollo d'intesa tra Uisp e carcere e da quel momento è nata una sinergia continuativa e duratura nel tempo che ha portato a un'innovazione nella cultura carceraria, all'epoca un po' chiusa in se stessa. Da quel tempo però sono cambiate molte cose: il ministero dà sempre meno fondi e non c'è riconoscimento da parte delle istituzioni dei detenuti come persone da coinvolgere in attività educative e sportive. La giustizia minorile era un fiore all'occhiello della giustizia italiana, mentre adesso viene trascurata. In questo modo il paese abbandona i minori in difficoltà venendo meno ad uno dei principali compiti dello Stato".

"Non possiamo cambiare la vita o la storia dei ragazzi in tre mesi - afferma Alfredo Ragaini, operatore del carcere minorile del Pratello - possiamo però stimolare il cambiamento. Per lavorare bene il carcere non deve essere separato dal territorio: la giustizia e le altre istituzioni lo devono vivere come un pezzo del contesto sociale cittadino. Solo così può diventare un luogo dove si fanno delle esperienze positive e di crescita per i ragazzi. Ci vuole personale qualificato su scuola, attività professionale e attività sportiva".

"Da anni lavoriamo a progetti nelle carceri minorili - racconta Francesco Costanzini della Uisp di Bologna - proponendo movimento ed attività sportive ai minori. Per far ciò è importante confrontarsi ed entrare in rete con le altre associazioni: non vogliamo proporre ai ragazzi delle attività spot ma seminare qualcosa che porti ad uno stile di vita migliore. Attraverso lo sport si può imparare un linguaggio comune, propedeutico, educativo: per questo facciamo venire delle squadre da fuori a giocare con i ragazzi. È importante che i ragazzi si confrontino con altre persone. Quello che però manca ed è da tutti percepito come problema sono le risorse".

"Finché ci saranno interlocutori - ha concluso Filippo Fossati -  la Uisp lavorerà nelle carceri. Lo sport è una componente troppo importante nello sviluppo umano per essere messa da parte. Purtroppo tutto si affida alla sensibilità da parte di chi gestisce il carcere, dipende dalle persone che ci sono. Non c'è una chiarezza per quello che riguarda i diritti delle persone, è facile che si passi dal diritto all'arbitrio, secondo relazioni che si basano sulle gerarchie e le ‘amicizie' al di là della legge. Una complicazione che si fa più forte in anni come questi dove c'è un umore che spinge a rafforzare i vincoli. Bisogna riprendere l'abitudine a ricostruire reti sociali, per quello che avviene nel carcere e per quello che avverrà dopo, fuori. Se è possibile sviluppare un senso della partecipazione all'interno del carcere da qui si può innescare un cambio culturale nella società stessa".

Ogni anno i Mondiali Antirazzisti si allargano all'interno dell'istituto di pena minorile del Pratello, dove lavora la Uisp Bologna, e quest'anno non ha fatto eccezione: giovedì si sono disputate infatti quattro partitelle tra i ragazzi del Pratello e la squadra "Albania" (per gli amanti della cronaca, l'Albania ha vinto tre partite, il Pratello una), che ha depositato uno striscione che rimarrà esposto al Pratello per tutta la durata della manifestazione. Venerdì è stata la volta degli spagnoli del Cépa di recarsi in istituto, e venerdì e sabato alcuni ragazzi in permesso premio potranno recarsi direttamente alla festa di Casalecchio di Reno.

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