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Emilia-Romagna

Azzardare nella crisi

Matteo Iori, presidente del centro sociale Papa Giovanni XXIII, parla della sua esperienza nella cura e nella prevenzione delle "ludopatie" e di come l'aumento del gioco in Italia sia strettamente connesso al difficile momento economico del Paese

Videoslot in un bar - Foto di Matteo Angelinidi Fabrizio Pompei

foto di Matteo Angelini


BOLOGNA - Con un fatturato legale di 76,5 miliardi di euro il sistema del gioco d'azzardo costituisce la terza impresa italiana e muove il 4% del Pil coinvolgendo milioni di cittadini*. La nuova attenzione alle problematiche sociali connesse al gioco, favorita anche dal dibattito intorno alle regolamentazioni proposte nel recente decreto Balduzzi, entra nel numero di novembre di "Fuori Area", la rivista della Uisp Emilia-Romagna. Tema centrale il gioco, da intendersi in tutte le sue diverse accezioni, anche in quella negativa di dipendenza patologica. Abbiamo parlato di azzardo e "ludopatia" con Matteo Iori, educatore professionale che dal 1999 è presidente del centro sociale Papa Giovanni XXIII di Reggio Emilia, realtà attiva nell'assistenza e nella cura di chi si "ammala" di gioco.

Quando e in che modo nasce l'attenzione del centro sociale Papa Giovanni XXIII per le dipendenze legate al gioco?
"Abbiamo aperto il nostro primo gruppo nel 2000 dopo che alcune persone si erano rivolte alla nostra associazione chiedendo un aiuto specifico per la dipendenza dai videopoker dell'epoca. Tutto iniziò in modo molto sperimentale, ricorrendo a modalità di gruppo improntate sull'auto aiuto che utilizzavamo per problemi di alcolismo. La voce si è sparsa velocemente e le richieste sono aumentate in modo importante: attualmente gestiamo sei gruppi a settimana rivolti sia ai giocatori che ai loro familiari. Solitamente la richiesta di aiuto viene proprio dalle famiglie, anche se non mancano casi in cui è lo stesso giocatore, la cui motivazione è comunque imprescindibile, che ci contatta. Essendo presidente del centro dal '99 ho seguito con attenzione il progetto fin dall'inizio, concentrandomi non tanto sul trattamento e sulla conduzione dei gruppi quanto sul contesto sociale attorno a cui ruota il gioco d'azzardo. Mi riferisco cioè ai rapporti che legano gioco e mondo esterno: famiglia, lavoro, politica, criminalità".

Cosa ha causato il boom del gioco d'azzardo in Italia negli ultimi anni?
"Diciamo che dalla metà degli anni '90 a oggi la crescita è dipesa sostanzialmente da chiare scelte politiche dei governi che si sono susseguiti, di centrodestra e di centrosinistra, che hanno liberalizzato e promosso sempre il gioco d'azzardo. Nel tempo si è assistito alla continua introduzione di nuovi giochi e a una crescente loro pubblicizzazione. A fianco di tutto questo c'è stata una crisi importante, con nuove difficoltà economiche che hanno spinto a desiderare una vincita. Questo ha portato l'Italia a essere uno dei posti dove, pro capite, si spende di più al mondo per tentare la fortuna".

L'attuale governo si è interessato al problema gioco e delle dipendenze ad essSchedine del lotto in una tabaccheria - Foto di Matteo Angelinio correlate con il recente "decreto Balduzzi". Le prime bozze proponevano limitazioni sulla collocazione di agenzie e sale di gioco nei pressi di scuole e altri luoghi "sensibili" oltre a pesanti limitazioni sulla pubblicità. Nella versione approvata dalle camere resta solo il riconoscimento da parte del ministero della sanità della patologia da gioco d'azzardo. Qual è il suo giudizio complessivo sul decreto legge?
"Il testo originale aveva al suo interno delle cose certamente interessanti perché stabiliva principi e restrizioni su pubblicità, distanze da luoghi sensibili e introduceva delle attenzioni come l'amministratore di sostegno sul gioco d'azzardo con delle rilevanze legislative specifiche. Poi, un po' alla volta, la bozza si è modificata e si è svuotata definitivamente con il passaggio alle camere. Attualmente quello che resta è il riconoscimento della ludopatia - che secondo l'Organizzazione mondiale della sanità andrebbe chiamata dipendenza da gioco d'azzardo - come di una patologia che necessita cure offerte dal sistema sanitario. La disposizione però non prevede risorse economiche e, nei fatti, non si sa come il servizio sanitario riuscirà a prendersi cura dei malati di gioco. Tra le cose da salvare anche le regolamentazioni che interessano le pubblicità rivolte ai minori che dovrebbero contribuire a limitare il rischio di dipendenza da gioco per i più giovani. Per quanto riguarda il primo testo, pur molto interessante, era certamente migliorabile. Alcune cose erano scritte in modo impreciso e risultavano inattuabili. Prendiamo il caso della pubblicità nei programmi rivolti prevalentemente ai giovani. Cosa vuol dire programma 'rivolto prevalentemente ai giovani'? Chi è giovane? Chi non lo è? Cosa significa 'prevalente'? Non può essere approvata una legge con delle formule così grossolane. Anche per quel che riguarda il tema delle distanze, poi, sarebbe servito a limitare solo alcuni tipi di gioco. Per fare un esempio, i gratta e vinci non sarebbero stati minimamente toccati. Avrebbe avuto un effetto soltanto sulle slot. Tutto questo testimonia che anche il primo testo del decreto aveva una visione parziale del problema ma se non altro testimoniava un interesse a limitare alcuni fenomeni. Poi il governo ha fatto marcia indietro".

Nel 2007 i ministeri dell'istruzione e della salute hanno investito complessivamente 700 mila euro per progetti d'informazione ed educazione sul gioco d'azzardo. Una cifra ridicola se confrontata con i 23 milioni di euro spesi lo stesso anno dai monopoli per la promozione del gioco. Crede ci sia una volontà politica di incentivare il gioco d'azzardo? Quali sono gli interessi in ballo?
"Gli interessi sono molto alti. Quella del gioco d'azzardo è un'industria che ha fatturato quasi 80 miliardi di euro di cui 9 sono andati allo Stato. Non è difficile capire che un governo, prima di decidere di limitare davvero il gioco d'azzardo, debba fare i conti con questi interessi, a volte ufficiali a volte meno. Le lobby dell'industria del gioco, aziende che fatturano miliardi, condizionano la politica. In passato ci sono state vere e proprie donazioni da parte di agenzie di gioco per finanziare campagne elettorali. Ma, a prescindere dai finanziamenti diretti, sicuramente una macchina che muove un capitale del genere può esercitare pressioni importanti. Le scelte dei governi, del resto, sono state sempre quelle di promuovere nuovi giochi disinteressandosi dei rischi e dei costi sociali".

Una ruota della fortuna in una festa popolare - Foto di Matteo AngeliniIn Italia le statistiche parlano di 800 mila persone con patologie da gioco d'azzardo e di quasi 2 milioni di giocatori a rischio. Per la sua esperienza personale, esiste un stereotipo di persona dipendente e quali sono le fasce di popolazione più esposte?
"Non esiste un caso emblematico di malato di gioco. Ogni giocatore ha una storia diversa. Ci sono uomini soli, sposati, con figli, senza. Nel nostro centro abbiamo accolto giovani e anziani di ottant'anni. Giocano tutti gli italiani, differenti sia da un punto di vista di genere che di caratteristiche economiche e anagrafiche. Poi ci sono alcune categorie più a rischio: solitamente sono le fasce più basse della popolazione a vedere il gioco come una soluzione ai problemi. Chi ha meno risorse economiche e culturali è più disposto a credere alla vincita che ti cambia la vita, alla fortuna. Noi abbiamo fatto anche una ricerca nazionale come Conagga (Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d'azzardo) da cui emerge che chi ha una licenza media gioca più di un laureato, che precari e cassaintegrati inseguono la fortuna più di chi ha un posto di lavoro fisso. Per quel che riguarda l'età, va sottolineato come ogni gioco si rivolga a un pubblico specifico: i giochi on-line sono i preferiti dai giovani; quelli tradizionali, come il lotto, sono pensati per i più anziani mentre le slot richiamano solitamente adulti sui quarant'anni. In generale i 'ludopati' sono persone che si svegliano con il pensiero e la necessità del gioco, che impiegano il loro tempo, le loro energie e i loro soldi nella ricerca di una vincita che non arriva e per l'azzardo sono disposti a buttare le relazioni familiari e sociali, il lavoro e tutto il resto".

Esiste una connessione tra offerta di gioco e rischio di dipendenza? Che ruolo ha internet?
"Ci sono ricerche che dimostrano con chiarezza che più c'è proposta di gioco, più essa è dilatata sugli orari e diffusa capillarmente sul territorio, più aumentano le persone che iniziano a giocare. Se cresce il numero di giocatori cresce anche quello di coloro che incorrono in patologie. Internet sta ovviamente aumentando l'offerta: la legalizzazione dei giochi on-line permette a chiunque abbia una connessione di giocare 24 al giorno, con i rischi che ne conseguono".

Nel 2011 avete dato vita al progetto "Pluto" per contrastare le ludopatie. Com'è nato e quali risultati ha avuto? Quali altre iniziative promuovete?
"Pluto era un progetto sperimentale, della durata di tre settimane, realizzato dalla Regione Emilia-Romagna, che ci ha permesso di accogliere giocatori d'azzardo con problemi di dipendenza. I posti disponibili erano solo 15 e si sono esauriti velocemente. Certo, parliamo di una sperimentazione piccola e breve, ma gli esiti di questi 15 diversi percorsi sono stati molto positivi. Noi vorremmo proseguire ma la decisione ora dipende dalla Regione. L'assessore alle politiche per la salute Carlo Lusenti ha parlato della volontà di riproporre e ampliare il progetto. Promuoviamo inoltre incontri e formazione in tutta Italia: interventi di prevenzione nelle scuole, gruppi per giocatori con problemi di dipendenza, consulenza ai familiari, corsi di formazione per Serd e comunità terapeutiche".

Per ulteriori informazioni è possibile contattare:
Associazione onlus Centro sociale Papa Giovanni XXIII
Via Madre Teresa di Calcutta 1/e
C.A.P. 42124 - Reggio Emilia
Web: www.libera-mente.org
E-mail: direzione@libera-mente.org

* tutti i dati statistici sono tratti dal testo del giornalista Daniele Poto Azzardopoli, edito da "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie"

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