Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Liberi di Vivere, liberi di giocare

Come le politiche sportive di inclusione delle associazioni, Uisp in primis, possono salvare l'integrazione in Italia.

di Nicola Morretta

BOLOGNA - Lui è Mohamed Saliou Djallo, Djallo per gli amici. È un ragazzo della Guinea, ancora giovanissimo, di vent'anni appena. È arrivato in Italia nel giugno del 2016 e subito si è trasferito a Bologna, dove risiede da più di due anni. Djallo ha fin da piccolo una grande passione, comune a molti bambini, quella del pallone. Crescendo non abbandona il sogno di diventare un calciatore, e così dopo la scuola e le ore di lavoro come garzone in un panificio, suda e corre con il pallone attaccato ai piedi.

La situazione politica lo costringe ad abbandonare il Senegal e ad affrontare il lungo viaggio verso l'Europa. Le difficoltà sono immense, tra l'inasprimento delle leggi sull'immigrazione e la crescita di movimenti xenofobi e razzisti in quasi tutta Europa. La sua storia fornisce un esempio di come lo sport possa essere un momento di distrazione che permette di affrontare un presente incerto e precario.

Djallo, come tanti sui connazionale e amici, si trova ora in una situazione paradossale: l'attesa dei documenti. La sua richiesta di ottenere un documento per soggiornare regolarmente in Italia, attraverso la richiesta di protezione internazionale, deve infatti essere approvata dalla Commissione territoriale competente. Essa ha il compito di vagliare le richieste d'asilo e poi dare o negare lo status di rifugiato politico o protezione sussidiaria, entrambe della durata di cinque anni. La percentuale dei dinieghi negli ultimi mesi è aumentata notevolmente creando un esercito di persone costrette alla clandestinità.

Il paradosso di questa situazione risiede nella lentezza della procedura che costringe i ragazzi a un'attesa snervante e limitante: finché non arriva la risposta, niente documenti. "Voglio lavorare e giocare a calcio, boy. Niente di più, boy", queste le sue parole che dimostrano tutta la semplicità di un ragazzo ancora ventenne.

A Bologna l'impegno di tanti operatori e volontari hanno garantito l'esistenza di attività aperte a tutti. Nello specifico caso di Djallo la passione di alcuni operatori ha dato vita a sogno: la creazione di una squadra di calcio nel CAS di Villa Pallivicini. Il progetto, nato per scopi sociali e ricreativi, ha trovato terreno fertile nell'entusiasmo dei ragazzi dando un esempio a tutti di quanto può essere bella l'integrazione. Con la squadra "F.C. La Piccola Carovana hanno partecipato a diversi tornei: la Coppa Sankarà, i Mondiali Antirazzisti e la coppa Pace e Amicizia. Djallo e i compagni di squadra Joseph, Ibrahima, Lamin, Adamà e Dura aspettano tutti con trepidazione luglio per partecipare nuovamente ai Mondiali Antirazzisti e potere, almeno per tre giorni, dimenticare la negatività che li circonda.

(nella foto la squadra solleva la coppa per il terzo posto al torneo Pace e Amicizia nel novembre 2018, dopo un estenuante semifinale persa ai rigori, in un appassionante derby con i cugini del Nord Africa)

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