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Emilia-Romagna

Il gioco degli Smascheramenti: un lavoro di ricerca sull'omofobia

Tra i movimenti e le associazioni del bolognese viene condotto da diversi volontari un progetto che svela contraddizioni e finzioni in tema di sessualità altre.

di Vittorio Martone


BOLOGNA - All'interno del campo dei Mondiali Antirazzisti 2009 il Laboratorio Smascheramenti ha condotto un'indagine volta a identificare e, come si può intuire dal nome stesso del progetto, smascherare gli atteggiamenti di omofobia che, seppur in maniera latente e residuale, caratterizzano probabilmente la maggior parte di ciascuno di noi. Abbiamo cercato attraverso questa intervista a Marco, uno degli operatori del progetto, di conoscere qualcosa in più sulle modalità di lavoro e sui risultati che la somministrazione dei questionari ha prodotto ai Mondiali e non solo.

Innanzitutto vorrei sapere qual è il tuo giudizio sulla riproposizione all'interno dei Mondiali Antirazzisti del Laboratorio Smascheramenti?
"L'impatto generale è stato sicuramente positivo, in quanto l'accoglienza che ci è stata data ai Mondiali era rappresentativa di un'ottima predisposizione al confronto con gli altri. Per quanto riguarda più nello specifico lo svolgimento dei lavori del Laboratorio, direi che siamo rimasti parecchio stupiti: infatti non immaginavamo che le persone si sarebbe intrattenute per ore con noi come poi è avvenuto. Sul piano personale ho vissuto poi le giornate e la vita all'interno nel campo in maniera un po' caotica, perché le dimensioni della festa sono enormi e al suo interno c'è una gran voglia di confronto ed un grande stimolo alla conoscenza degli altri. Anche l'esperienza vissuta allo 'Spazio Kalakuta' (nei Mondiali è il luogo deputato alla presentazione di musiche e storie da tutto il mondo con concerti tutte le sere e una diretta radiofonica giornaliera a cura di Asterisco Radio, ndr) è stata interessante per il connubio di razze ed esperienze diverse che si è saputo creato in quel contesto".

Come si sono svolti i lavori del laboratorio e quali ipotesi avete tratto dai questionari?
"Abbiamo fatto circolare il questionario in diversi ambiti della Bologna che possiamo definire di 'movimento', presentandolo ad esempio ad Atlantide, al Tpo, al Vague e in altre situazioni differenti. I dati raccolti fanno emergere un quadro molto significativo ma anche, se vogliamo, allarmante: sono numerose infatti le dichiarazioni che mostrano grande apertura mentale sulle questioni attenenti alla differenza di genere e all'orientamento sessuale e che però, di fronte a domande a 'trabocchetto', mostrano comunque molte contraddizioni. Ci sono quindi molte dicotomie tra apertura e pregiudizio, forse date da una paura di uscir fuori al completo, che evidenziano in particolare la differenza tra discorso teorico e atteggiamento pratico. A nostro avviso sono contraddizioni che rimandano ad una sfera non tanto risolta soprattutto del maschile e che non viene espressa nella praticità di tutti i giorni. Rispetto a queste persone che nel quotidiano portano avanti politiche progressiste assolutamente limpide nelle azioni e negli obiettivi nascondendo però un vissuto profondo differente abbiamo coniato il termine camuffage".

Quali credi possano essere le ragioni della recente emersione di odio verso le diversità?
"Credo che si faccia sicuramente fatica ad accettare l'altro in una società che sta cambiando e che comincia a fare i conti con la consapevolezza della nostra mescolanza. Dato poi il fortissimo ritorno ad un iper-protezionismo di destra molti sono condotti alla difficoltà di accettare l'altro in quanto simile a sé, sia esso cittadino, persona o amico".

Permettimi di chiederti, in quanto membro di una comunità che partecipa in maniera forse più diretta allo "scalpore" suscitato dai fenomeni di omofobia, come si vive questa situazione all'interno del vostro gruppo?
"Dipende tutto chiaramente dal tipo di 'attacco' di cui si ha notizia. In generale la notizia sicuramente fa male. Già il fatto di appartenere a una comunità, di sentirsi all'interno di un'esperienza collettiva più grande, sicuramente dà forza. All'interno del nostro laboratorio abbiamo discusso a lungo di questo problema, ma l'unica soluzione che siamo in grado di individuare è solo quella del confronto costante con gli altri. Poi non ci sentiamo attaccati in particolar modo o in prima persona: siamo più che altro consapevoli della presenza di un'onda forte che va in questo senso e ci interroghiamo cercando di capirne le motivazioni".

Non posso esimermi dal chiederti come giudichi il contributo che lo sport può fornire nella lotta contro i pregiudizi.
"È sicuramente un grande contributo, perché lo sport di parla col corpo ed esso, in quanto primo mezzo di comunicazione che abbiamo, ci dice cose che non riusciamo a dire di noi stessi né agli altri con altri linguaggi. Lo sport rappresenta quindi un ottimo modo per confrontarci l'uno con l'altro. A questa diversa forma di comunicazione si aggiunge poi la piccola variante del confronto, della competizione e della competitività. Una cosa positiva finché si tratta di giochi. Diverso se da qui si passa alla forza e alla sopraffazione degli altri".

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