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Emilia-Romagna

Il pregiudizio si sfida in vasca: il nuoto alla maniera del Gruppo Pesce

Gianmario Felicetti, membro della sezione milanese, racconta la storia di un progetto nato negli anni '80 con l'idea della lotta alle discriminazioni attraverso lo sport.

Un momento dei campionati di nuoto lgbt Aquaromae - Foto di Syder Rossdi Vittorio Martone


MILANO - Sfidare il pregiudizio che vorrebbe estranei al mondo dello sport i corpi che vivono quotidianamente un'identità sessuale non etero-normata. È un po' con quest'idea che nasce il Gruppo Pesce, un collettivo di nuotatori che ha sedi diverse in varie città d'Italia e che quotidianamente propone ai suoi affiliati attività agonistica e non contro le discriminazione. Per conoscere meglio questa realtà abbiamo intervistato Gianmario Felicetti del Gruppo Pesce di Milano.

Come e quando nasce questo progetto?
"L'idea è nata verso la fine degli anni '80 dopo che alcuni ragazzi avevano partecipato all'estero ad una gara di nuoto lgbt a favore della visibilità degli omosessuali nello sport. Partendo da quell'esperienza abbiamo voluto costituire una squadra sportiva di nuoto con l'idea che le persone non eterno-normate che ne facessero parte potessero partecipare a gare anche internazionali essendo semplicemente se stessi e non nascondendosi per evitare di dare nell'occhio. Con la nostra attività non vogliamo certamente mettere uno stampino sullo persone. Quello che vogliamo sottolineare è infatti che le nostre squadre sono per tutti, che non si fa selezione in base alla sessualità, ma al contempo che tutti i membri della squadra sanno che chi ne fa parte ed appartiene al contempo alla comunità lgbt non si sta nascondendo. Nel 1989 ci siamo dati uno statuto vero e proprio. All'epoca eravamo il primo gruppo sportivo lgbt a dotarsi di questo strumento e per fortuna dopo di noi sono nate tante altre realtà di questo tipo. Quello che poi ci contraddistingue molto è che forse il Gruppo Pesce rimane l'unica realtà ad avere una costante relazione con la Federazione Italiana Nuoto: un rapporto che è basato sul desiderio di essere visibili anche nei momenti ufficiali dello sport".

Come sono strutturati i vostri gruppi sul livello nazionale?
"A livello locale siamo tutte squadre tutte federate con l'Uisp. Sul piano nazionale abbiamo formato invece il Gruppo Pesce Italia che rappresenta una federazione di tutti i gruppi locali ed è federato con la Fin. Attraverso questo meccanismo riusciamo ad avere la possibilità di partecipare alle gare Fin senza pagare una cifra esagerate".

Nei vostri gruppi prevedete anche attività di sensibilizzazione contro l'omofobia ed il pregiudizio?
"Diciamo che direttamente non riusciamo a fare attività sociale. Il nostro impegno si sviluppa soprattutto a livello sportivo perché è attraverso lo sport, anche se in maniera indiretta, che vogliamo dare il nostro input. Per questo ci poniamo all'interno del mondo sportivo con molta serietà. Credo inoltre che un lavoro di educazione nello sport sulle questione legate alla comunità lgbt ci veda al momento ancora privi delle necessarie competenze. Da altri punti di vista siamo invece molto attivi nella lotta contro l'Aids e nella sensibilizzazione di atleti e pubblico su questo tema. Abbiamo come obiettivo quello di organizzare ogni anno una gara di nuoto a livello regionale denominata 'Swim for Life', in cui cerchiamo di raccogliere fondi per la Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids). Chiaramente poi siamo sempre presenti come Gruppo Pesce nei vari pride o nelle parade che riguardano la comunità lgbt".

Come giudichi l'esito dei Campionati mondiali lgbt Aquaromae che si sono svolti nella capitale Le gare di nuoto lgbt ai campionati Aquaromae - Foto di Syder Rossdal 16 al 18 ottobre?
"Direi che sono andati molto bene. Per la verità abbiamo avuto un po' di difficoltà logistiche perché solo a breve distanza dalla data di apertura della manifestazione abbiamo saputo che ci sarebbe stato concesso il Foro italico. Per quanto riguarda la partecipazione siamo molto contenti: c'erano 200 partecipanti, provenienti principalmente da Italia, Spagna, Germania e Olanda, e poi la gara ha avuto un ottimo risvolto in termini di sensibilizzazione sui recenti episodi di omofobia. Infatti mentre nella prima edizione i partecipanti erano quasi tutti membri di squadre lgbt, quest'anno abbiamo avuto circa cento nuotatori etero di Roma, Napoli e Rieti che sono venuti per esprimere la propria solidarietà e il proprio appoggio al messaggio che abbiamo voluto lanciare contro l'omofobia".

Parlami di alcune caratteristiche innovative della vostra proposta sportiva.
"Tra le cose più importanti organizzate dal Gruppo Pesce di Milano c'è sicuramente l'aver fondato la prima squadra maschile e mista di nuoto sincronizzato. È un'esperienza iniziata tre anni fa come una scommessa che ha portato poi nell'aprile 2009 all'organizzazione del primo torneo di nuoto sincronizzato maschile. Si è trattato sicuramente di un momento che ci ha dato molta visibilità con le federazioni e sulla base del quale abbiamo sviluppato poi l'intenzione di partecipare ai tornei master. Infatti il regolamento federale, contrariamente a quanto si crede, permette anche ai maschi di partecipare a queste competizioni: un esempio di come spesso i pregiudizi alle volte sono più negli occhi della gente che nelle cose in sé e di come essi determinano modi di ragionare per categorie che terminano con il limitare le potenzialità di una disciplina".

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