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Emilia-Romagna

Pari opportunità di generi ai Mondiali Antirazzisti

La giornata del 7 luglio dedicata ai diritti delle donne e degli omosessuali nello sport. Presentati i progetti europei per abbattere stereotipi e pregiudizi

Foto di Antonio Marcellodi Alessandro Trebbi - Redazione Uisp Modena


MODENA - Ci sono anche le pari opportunità e i diritti delle donne e degli omosessuali al centro dell'attenzione dei Mondiali Antirazzisti e dei dibattiti che si susseguono nella Piazza Antirazzista. L'appuntamento di giovedì 7 luglio, "Pari opportunità di generi", ha raccolto tante testimonianze utili a portare avanti una battaglia che Uisp sta combattendo fin dal 1985. Ospiti illustri, a partire da Luana Zanaga, ex campionessa e allenatrice di calcio femminile, per arrivare a Claudia Balsamo, insegnante sportiva e promotrice di un progetto di diffusione di buone pratiche etiche all'interno dello sport di squadra, per arrivare a Fiorella Prodi della Cgil, a Daniela Conti per Uisp e Heidi Thaler dell'associazione Fair Play.

Un dibattito sulle differenze di genere e sulla difficoltà per il mondo sport ad accettare l'omosessualità. L'apertura con Luana Zanaga, che ha raccontato la sua esperienza personale: "Lo sport è il campo in cui si dovrebbero costruire progetti insieme e in cui non dovrebbero esistere barriere. Nella mia esperienza personale non è stato così: quando è uscita allo scoperto la mia omosessualità, ho trovato grande comprensione tra le ragazze che allenavo ma forti resistenze da parte della dirigenza, che alla fine ha preferito escludermi per evitare 'voci', facendo anche confusione (come spesso capita) tra omosessualità e pedofilia".

Le fa eco l'insegnante Claudia Balsamo: "C'è una certa ritrosia a parlare di omosessualità nello sport, soprattutto di squadra. Per questo sento il bisogno di andare nelle scuole e nelle squadre per diffondere una cultura della convivenza e dell'apertura nei confronti di diversi orientamenti sessuali. Sto lottando per diffondere un piccolo libro sull'etica sportiva, con alcune regole da rispettare e buone prassi da tenere per prevenire l'omofobia. Una delle storie che racconto più volentieri è quella del giocatore di rugby gallese Gareth Thomas, che ha dichiarato di essere gay apertamente, anche se in realtà incarna tutti gli stereotipi della virilità. Immaginate in uno sport come il rugby, con le situazione di contatto e contrasto che ci sono, cosa possa significare un outing del genere".

Fiorella Prodi, per la Cgil, sposta l'obiettivo sul mondo del lavoro, nel quale il suo sindacato sta cercando di muoversi attraverso iniziative volte a combattere le dinamiche che incrementano le discriminazioni: "Quello dell'omofobia è un problema culturale, presente anche all'interno del mondo del lavoro. Bisogna lottare affinché le barriere pregiudiziali vengano superate".

Heidi Thaler, dell'associazione Fair Play, si riallaccia ai Mondiali Antirazzisti e alla grande occasione di confronto che essi propongono: "Bisogna lavorare sulle strutture che stanno dietro la discriminazione sessista e dietro l'idea di mascolinità. Il più delle volte vengono condotte battaglia o contro il razzismo o contro l'omofobia: per essere più forti bisognerebbe unirsi e creare un'unica struttura che unisca questi due movimenti, che hanno radici comuni nella nascita. C'è bisogno di sfidare il sistema. Tra l'altro a livello legislativo non sempre è chiaro dove collocare l'omofobia".

La dirigente Uisp Daniela Conti racconta invece del grande impegno profuso dall'associazione dello sport per tutti nella lotta contro l'omofobia e per la parità dei generi: "Quando i giornalisti parlano di sport femminile parlano spesso dell'aspetto fisico o della grazia delle atlete, mentre per i maschi si parla della loro qualità, della loro forza. Basta questo per capire l'esistenza di un problema, una disparità di trattamento. Uisp si è confrontata per la prima volta coi diritti delle donne nello sport nel 1985: ne è nata una carta adottata dalla Comunità Europea nel 1987. Un anno fa abbiamo dovuto riscrivere la carta, attualizzandola. Da questa esigenza è partito il lavoro 'Olympia', frutto di un workshop di un anno con Fair Play e altre associazioni europee, nel quale volevamo formulare un insieme di regole giuste per una pari opportunità di generi nello sport e aggiungere altro: buone pratiche per cambiare mentalità. La carta è stata divisa in temi principali: la pratica sportiva, la leadership, il mondo della scuola e dell'università, i media, il tifo delle donne, spesso dimenticato. Speriamo che il risultato ottenuto col workshop possa avere un'eco e un'accoglienza finalmente decisive all'interno del mondo sportivo, e in vista delle Olimpiadi di Londra". Intanto qualcosa si sta muovendo, anche se è ancora troppo poco: "Il presidente dell'Uefa Platini - continua la Conti - ha detto che bisogna abbattere il muro di cristallo che grava sulle donne nello sport e ha nominato una donna tra i dirigenti del calcio europeo. Però dall'altra parte, ad esempio, nel comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra, c'è solo una donna, la principessa Anna".

Chiude Luana Zanaga, con una speranza: "Forse anche noi omosessuali dovremmo cambiare qualcosa, perché se la gente pensa certe cose in parte potrebbe essere anche per colpa nostra. Dovremmo fare una piccola rivoluzione, iniziare a parlare normalmente della nostra quotidianità e della nostra sessualità, facendola percepire come normale quale effettivamente è. Il mio sogno è che tutti gli sportivi gay dichiarassero la loro omosessualità senza problemi: forse così si possono abbattere le barriere".

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