Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Presentata la Carta dei diritti delle donne nello sport

La parlamentare Paola Concia: "Le donne, risorsa economica dello sport"

di Daria Manente

 

RIMINI - Nel segno delle donne e dello sport si è aperta ieri l'assemblea Nazionale Uisp, con la presentazione della La Carta dei diritti delle donne nello sport attraverso un incontro dal titolo "Perché 25 anni dopo?". Filippo Fossati, presidente nazionale Uisp, ha risposto per primo all'interrogativo ricordando che l'impegno dell'associazione su questo tema ha origine nel lontano 1985, quando venne proposta per la prima volta dalla Uisp la "Carta dei Diritti delle Donne nello sport" poi trasformata dal Parlamento europeo nel 1987 nella Risoluzione delle Donne nello sport (doc. A 2-32/87/riv). "Da oggi pensiamo debba partire un processo di ricerca e di consenso, di assunzione di responsabilità, un movimento che possa portarci a riproporre il tema alle istituzioni europee".

Daniela Conti, responsabile del progetto Olympia, racconta il percorso che tre anni fa le donne della Uisp hanno intrapreso sentendo la necessità di riscrivere la Carta, riattualizzandola attraverso un confronto con altri partner europei ed affrontando tematiche che 25 anni fa non facevano parte del tessuto sociale, come ad esempio quello della multiculturalità. "Non esistono sport prettamente maschili o femminili o riservati ad alcune popolazioni, ma esistono degli sport e delle persone che vogliono praticarli". Paola Lanzon, responsabile del Coordinamento donne Uisp, ha sottolineato che "se dopo un quarto di secolo si sia risentita l'esigenza di rivedere la carta significa che in questi anni non sono stati fatti dei progressi in merito, ma si riscontra addirittura un arretramento."

Uno dei risultati più interessanti che emerge dalla mappatura riguarda l'uguaglianza di genere nello sport europeo e la percezione dell'esistenza di una "discriminazione percepita" che è ben lontana dalla "discriminazione reale": negli 11 paesi europei selezionati il 79% degli incarichi dirigenziali sono affidati a uomini e in Italia nessuna donna riveste un incarico dirigenziale all'interno di federazioni sportive. La carta, che parte proprio da questi dati, si interseca con il mondo di chi lo sport lo pratica: Stefania Mannucci, capitana della Polisportiva Rugby L'Aquila femminile, alla domanda rivoltale durante la sua attività sportiva "Ma chi te lo fa fare?" risponde che "la volontà e la determinazione sono i fattori che spingono una donna ad intraprendere un percorso sportivo e che se attualmente il movimento femminile cresce nell'ambito di quelle attività finora considerate prettamente maschili è perché sono le donne che vogliono crescere."

Infine, la parlamentare Paola Concia, che proprio nel 1985 in occasione della stesura della prima edizione della carta venne a contatto con la Uisp, invita tutti ad essere consapevoli che "lo sport rappresenta un mezzo di diffusione di modelli culturali, uno strumento delle politiche pubbliche e che mettere al centro dello sport le donne porterebbe anche un notevole vantaggio dal punto di vista economico." Conclude Tiziana Bartolini, direttrice di Noi Donne: "C'è la necessità di attuare un processo di riprogettazione culturale della nostra società attraverso un lavoro di rieducazione e la carta può essere la base di partenza con le donne le protagoniste".

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