Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Un nuovo strumento di "elevazione spirituale"

Firmato a Bologna il protocollo d’intesa tra Anmic e Uisp Emilia-Romagna. Impegno ulteriore nella diffusione dello sport per persone con disabilità

di Mario Reginna

BOLOGNA – Una storia antica, che comincia a Taranto nel 1956 con un obiettivo: operare senza fini di lucro per provvedere all'assistenza morale e per promuovere l'assistenza materiale di mutilati e invalidi civili, "curando la loro elevazione spirituale e culturale e sollecitando tutte le iniziative di protezione sociale". Questa l'identità dell'Anmic, Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, che grazie al lavoro del presidente emiliano-romagnolo Francesco Deggiovanni taglia oggi insieme a Mauro Rozzi, presidente Uisp Emilia-Romagna, un nuovo traguardo. A Bologna, nella sede regionale dell'Unione italiana sportpertutti, è stato infatti firmato il primo protocollo d'intesa tra Anmic e Uisp Emilia-Romagna.

Otto i punti del protocollo su cui convergono le due associazioni: dall'attività coordinata di raccolta fondi alla realizzazione congiunta di progetti dedicati allo sport per chi ha disabilità; dall'individuazione di istruttori e accompagnatori all'organizzazione e promozione di eventi; dalla sensibilizzazione sulle iniziative congiunte alla formazione e alla promozione del lavoro svolto. Un impegno comune di cui abbiamo discusso con Deggiovanni a margine della firma.

Come nasce l'idea di un protocollo con Uisp Emilia-Romagna?

"Nasce dalla necessità di Anmic di proiettarsi anche nel campo dello sport per persone con disabilità. Anmic non può tralasciare questo settore, perché se siamo presenti nei campi del lavoro, della cultura e della scuola, lo sport non può stare in secondo piano".

 Ci sono già esperienze maturate nell'associazione in ambito sportivo?

"Siamo ancora a un livello base. Uisp da anni è già sul tema, operando con efficacia e intelligenza nel campo dello sport per disabili. Ha un'esperienza pluriennale e nel proprio dna ha l'attenzione per la qualità della vita delle persone. Perché attraverso lo sport la vita può migliorare. Quindi non poteva esserci partner migliore per noi".

 Quali sono i primi obiettivi da raggiungere partendo da oggi?

"Gli accordi con i comitati territoriali Uisp, per cercare di proiettarci subito nel lavoro concreto con le realtà presenti sui territori, da cui possono scaturire nuove proposte. A Ravenna stiamo lavorando sull'idea di una polisportiva targata Anmic-Uisp, che se anche dovesse partire con solo 4 o 5 persone sarebbe già un primo traguardo importante. La polisportiva, anche se sembra complessa, ha la possibilità di fare da nido per numerose nuove esperienze".

 Oltre all'attenzione per lo sport, che tipo di lavoro sta affrontando Anmic in questo periodo?

"Siamo in una fase di evoluzione, finalmente. La nostra è un'associazione che, in base al decreto del Presidente della Repubblica del 23 dicembre 1978 – che ci preserva come ente morale ma con personalità giuridica di diritto privato – ha non poche responsabilità, trattando tutti i tipi di disabilità. Ma il nostro impegno, essendo state anche di tipo sindacale, ci ha investito in tutti i settori. E ci ha anche distratto dal campo sportivo. Per questo abbiamo bisogno di questa innovazione, in cui ci stiamo proiettando negli ultimi anni, con poca esperienza".

 Quindi il bacino di società sportive che lavorano con Uisp rappresenta…

"Un serbatoio di esperienza, dal quale vogliamo attingere, ma lavorando insieme".

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