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Emilia-Romagna

Pugni chiusi

Da quelli di Muhammad Alì a quelli guantati di nero di Smith e Carlos, da quello socialista di Caszely a quelli stretti nella corsa da Jesse Owens. Li ha raccontati, insieme ad altre storie di sport e lotta alle discriminazioni, Federico Appel in Pesi massimi. Un fumetto, non solo per bambini

Il 16 ottobre 1968 si corse la finale dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico. Primo e terzo arrivarono i due americani Tommie Smith e John Carlos, secondo l'australiano Peter Normandi Fabrizio Pompei


L'IMBRANATISSIMO Woody Allen di "Provaci ancora, Sam" scelse come maestro di vita e di seduzione l'Humphrey Bogart di Casablanca. Cappello a falde, nuvole di fumo e battutacce del tipo "Il mondo è pieno di femmine, tu devi fare soltanto una cosa: un fischio". Non sceglie niente e nessuno, invece, il ragazzino protagonista del fumetto "Pesi massimi" che, tornando a casa da una partita di calcetto in cui aveva chiamato "negro" un compagno, si ritrova in camera un non proprio soddisfatto Muhammad Alì. Forse meno fascinoso del protagonista di Casablanca – ma sicuramente più convincente – il pugile, giovane, «libero come l'aria e leggero come una farfalla» come quando boxava, inizia a raccontare al ragazzo storie di sportivi divenuti simboli della lotta al razzismo.

Alì, protagonista e voce narrante di Pesi MassimiCome scrive in quarta di copertina l'autore Federico Appel – illustratore e romanziere, alla sua prima prova con il fumetto – in questo libro, pensato per i bambini, "Non ci sono i soliti campioni. Ci sono pesi massimi, coi muscoli, col cuore e col cervello". Ecco allora le vittorie di Jesse Owens alle Olimpiadi berlinesi del 1938 e la sua scandalosa e tragica amicizia con il saltatore tedesco Luz Long; le corse di Gino Bartali e i suoi "allenamenti" con documenti falsi nascosti nel telaio della bici per salvare ebrei dai rastrellamenti nazisti. E ancora i pugni neri alzati alle Olimpiadi del 1968 dai velocisti statunitensi Tommie Smith e John Carlos per denunciare la segregazione razziale e la loro amicizia con l'australiano Peter Norman, l'altro atleta sul podio pronto a sostenere il "Progetto olimpico per i diritti umani".

"Il Cile è un Paese di montagne e di mari inospitali, di balene e di balenieri, di granfi uomini e uomini piccoli". Inizia così il capitolo dedicato al calciatore Carlos CaszelyAlì sbuca da ogni angolo: aspetta il ragazzo sull'autobus, in bagno, all'uscita dalla scuola per raccontargli le storie di Carlos Caszely, calciatore cileno di padre ungherese col fiuto del gol che sfidò la dittatura militare di Pinochet, e quella dell'apartheid sudafricano, denunciato da Arthur Ashe – primo tennista nero a vincere Wimbledon – e combattuto da François Pienaar, capitano degli "springboks" campioni del mondo del 1995. Ci sono poi le vicende dello stesso Cassius Clay, dei suoi incontri con Foreman e Frazier, del suo rifiuto di andare a combattere in Vietnam fino alla torcia olimpica di Atlanta. Il tutto rigorosamente in bianco e nero, con disegni che spesso restano sospesi in aria come Alì, unica voce narrante a cui fanno da controcanto i balloon dei protagonisti che spesso si rivolgono alla quarta parete strizzando l'occhio al lettore.

Arthur Ashe, primo tennista nero a vincere WimbledonUn graphic novel leggero nei toni, serio nei contenuti, a volte amaro nei tanti finali che anticipano un'ultima promessa. Un libro per bambini che si lascia leggere con piacere da chiunque abbia voglia di conoscere nuove storie di sport, resistenza e lotta civile o di riscoprirle attraverso immagini poetiche e racconti che prima di tutto sono di amicizia. "Le amicizie nate sul campo – dice Jesse Owens – sono le vere medaglie. Col tempo i premi si coprono di polvere. Gli amici no. Nonostante tutto".




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