Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Sport femminile e professionismo. Siamo davvero contenti?

Certamente, ma… serve qualche precisazione. Il punto di Mauro Rozzi, presidente Uisp Emilia-Romagna.

 

di Mauro Rozzi, presidente Uisp Emilia-Romagna

IN QUESTI giorni leggiamo di post entusiastici e tanti like sulla notizia che le calciatrici italiane sono diventate finalmente professioniste. E tutti ad applaudire. Siamo certamente contenti ma, ancora una volta nello sport spicca una certa superficialità. Non vorrei rovinare il clima natalizio ma, mi pare che non sia proprio così… Quella che si è presenta da oggi è un'opportunità, che in quanto tale, le singole Federazioni Sportive Nazionali interessate potrebbero cogliere. E in Italia si sa che il condizionale piace sempre moltissimo

Siamo in un periodo di festività, dovremmo essere tutti più buoni e il regalo per Santa Lucia alle atlete sportive italiane è stato l'emendamento alla legge di stabilità all'interno della quale è stato deliberato uno sgravio contributivo per le società sportive. Gli sport al femminile – e in particolare il calcio (che forse è il più vicino a questa possibile scelta) – hanno sicuramente da oggi un importante stimolo e meno alibi per poter equiparare donne e uomini nell'ambito del professionismo sportivo.

È comunque bene ricordare che tra le oltre 40 Federazioni nazionali quelle che hanno optato per il professionismo (anche se solo per determinate categorie e fino ad oggi solo al maschile) si contano sulle dita di una mano. A voler essere precisi è anche da chiarire che fino ad oggi la scelta del professionismo al femminile non era vietata, impossibile o non percorribile: la legge 81/91 già lo consentiva. Insomma era solo una questione di scelte o se vogliamo di priorità.

Purtroppo ancora oggi non c'è niente di deciso e definito. L'emendamento Nannicini, sul possibile passaggio al professionismo negli sport al femminile prevede un esonero contributivo al 100% per tre anni fino a un tetto di 8.000 euro per le società sportive che stipuleranno contratti di lavoro sportivo con le proprie atlete. Una volta legge, servirà un ulteriore passo, probabilmente quello culturalmente più rilevante: quello delle singole Federazioni Sportive Nazionali che, se lo vorranno, dovranno deliberare lo stato giuridico per le loro tesserate.

Insomma, siamo solo all'inizio. Certamente è un buon inizio ma, personalmente, credo sia prematuro e sbagliato cantare vittoria. Adesso ci saranno tutte le feste, sotto l'albero nessun regalo allo sport tout-court, tantomeno e a quello femminile. Poi arriverà anche l'Epifania, che tutte le feste se le porta via… Speriamo che non ci si distragga troppo immaginando di aver già vinto la partita, soprattutto considerando l'atteggiamento spesso assolutamente maschilista dello sport italiano, dei dirigenti sportivi (quasi tutti uomini), dei vertici di Federazioni e Coni, anche in questo caso praticamente tutti uomini.

Stiamo parlando di diritti, di lavoro, di valori e anche di sport ma, soprattutto stiamo parlando di atlete e atleti che sono prima di tutto persone, che potrebbero svolgere una professione e per le quali e i quali non può più essere che ci si accontenti del "meglio che niente…".

Buone feste, a tutte e a tutti!

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