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Emilia-Romagna

Uisp Ferrara punta all'innovazione

Cambio dei dirigenti e nuove idee in arrivo, intenti e programmi. Il primo dicembre è stato il momento di eleggere il presidente Uisp di Ferrara. A gran voce, confermato Enrico Balestra

Enrico Balestra, nuovo presidente Uisp Ferraradi Yuri Calabrese

 FERRARA - "Tenteremo di dire qualcosa di intelligente, spero anche di interessante, certamente di autentico, libero e sentito". Così conclude il suo post Enrico Balestra, nel quale annuncia che quella sera, primo dicembre, si sarebbe tenuto il congresso Uisp di Ferrara, al consorzio Wunderkammer. Ed è nello stesso modo che si presenta Enrico, confermato presidente della Uisp estense, autentico e fortemente propositivo. Intraprendente, schietto e alle volte ironico, lui ci racconta l’importante momento storico della Uisp.

Da quanto tempo sei nella Uisp?
"Sono arrivato nel 2006, chiamato perché serviva qualcuno per le classifiche del ciclismo, un lavoro di manovalanza piuttosto semplice! Da lì ho iniziato ad avere incarichi di maggiore responsabilità. Nel 2009 sono entrato nel consiglio provinciale di Ferrara con la presidentessa Manuela Claysset. Quando nel 2011, lei ha dovuto  dimettersi io, attraverso una seduta di consiglio straordinaria, sono diventato il successore".

 

Quali sono gli obiettivi della tua presidenza?
"Il primo impegno è quello di ristrutturare il comitato. Altro obiettivo, coordinare la gestione di tre polisportive storiche di quartiere e rinnovarne le attività. Importante sfida è quella della riforma Uisp, con l'abolizione delle leghe e dei coordinamenti. Prima ogni lega aveva un suo gruppo di consiglieri, con il rischio ognuno facesse solo la sua attività senza inserirsi in manifestazioni interdisciplinari o con temi d'importanza come quello della disabilità e dell'ambiente. Con la riforma si dà maggiore possibilità di collaborare e creare manifestazioni insieme".

 

Qual è il punto forte della Uisp Ferrara?
"Un punto forte è avere completamente rinnovato il gruppo dirigente; abbiamo creato un gruppo giovane ed entusiasta che dovrà dimostrare di essere all'altezza per raggiungere gli obbiettivi proposti".

 

Al congresso hai parlato di alcune "insoddisfazioni" che devono essere usate come motore del cambiamento; cosa intendevi?
"Ho cominciato la mia relazione dicendo che non posso negare di aver sentito, nel corso della vita, un senso d’insoddisfazione generale e di aver trovato persone sempre più sfiduciate da ciò che succede. Ma questo deve essere una spinta per cambiare lo stato delle cose".

 

Che riflessioni ti sta portando questa fase congressuale?
"Siamo arrivati in questo congresso in un momento di difficoltà drammatica e trasformazione radicale, i sopravvissuti sentono l’esigenza di un cambiamento risolutivo. Abbiamo la responsabilità di farci sentire. Ad oggi, dalla riforma del Terzo settore al ministro dello sport nominato di recente, sembra che ancora non si capisca in che direzione andare. Partiamo da questo per dare il punto di svolta".

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