Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Una nuova parte in gioco

Le primarie del centrosinistra riaprono spazi di discussione con regole condivise. E la partecipazione alla politica ne trae giovamento. Lo sport (di cittadinanza) è uno degli attori in questa fase di cambiamento

di Vincenzo Manco

da Fuori Area n. 3 (novembre 2012)

 

ABBIAMO passato anni a leggere e ad ascoltare i commenti di politologi, sociologi e giornalisti su quanto fosse grande la disaffezione dei cittadini verso la politica. Si è celebrata l'ipotesi di assenza dei partiti e l'utilità per il Paese della trasformazione della democrazia rappresentativa in democrazia diretta. Se guardiamo la storia politica recente dobbiamo prendere atto della fatica che si fa a sostenere una posizione diversa, visti gli scandali e la difficoltà enorme dei partiti ad essere riconosciuti come mediatori degli interessi della popolazione verso lo Stato.

Appartengo alla generazione che ha vissuto il ruolo dei partiti come forma di alfabetizzazione sociale e di educazione alla democrazia, come percorso di emancipazione delle coscienze per migliorare la propria condizione di vita soggettiva, sentendosi parte di una famiglia più grande che viveva quotidianamente la stessa condizione sociale. Fino al novembre del 1989 il mondo era stato abituato a vivere nel gioco delle parti tra due blocchi, l'Occidente capitalista e l'Est comunista. Una guerra fredda vissuta su tutti i fronti: dall'economia al modello sociale e politico, fino allo sport. Crollato quello schema, sono rimasti lo spaesamento e la scelta di un unico modello da seguire.

Si è andati avanti convinti che questo pensiero unico fosse quello che avrebbe garantito a tutti benessere ed emancipazione sociale, diritti e tutele. Ci ritroviamo con la forbice delle disuguaglianze sempre più larga e con una crisi economica strutturale e pesante. Ecco perché resto convinto del ruolo dei partiti e della necessità del loro rinnovamento. Ed ecco perché guardo con attenzione e interesse alle primarie del centrosinistra per le politiche 2013. Hanno dato vigore alla democrazia e al ruolo dei cittadini. Centinaia di migliaia hanno già manifestato interesse a partecipare: la politica sta riprendendo importanza.

I cittadini hanno voglia di sentirsi attivi in un percorso nel quale le proprie idee siano considerate. I talk show ai quali ci hanno costretto in questi anni non ci hanno fatto sentire parte integrante della discussione. Spesso (sempre?) sono stati autoreferenziali, improntati a legittimare figure e leader politici e non al confronto delle idee per la soluzione dei problemi. Ebbene sì, sono un nostalgico delle vecchie tribune politiche, in cui ognuno aveva un tempodefinito per rispondere alle domande e le persone potevano ascoltarne nitidamente il pensiero, le idee, le proposte. Le risse e la bagarre televisive hanno contribuito enormemente alla disaffezione dei cittadini alla politica.

Molti commentatori hanno dato giudizi positivi sul primo confronto tra i candidati del centrosinistra del 12 novembre scorso: tutti si sono impegnati a valorizzare le proprie posizioni riconoscendo le regole del dibattito, cosa primaria per consentire la legittimazione delle parti in gioco. Questo fa comprendere che c'è il bisogno di ricostruire un modello culturale che lasci da parte l'avere e riprenda l'essere. Scomodo Erich Fromm, quando sostiene che il capitalismo, con le sue modalità dell'avere, prive di valori etici, porta al conflitto, cioè allo scontro tra individui e tra nazioni e che l'essere, al contrario, riguarda invece la piena crescita di se stessi e dei propri simili nonché la rinuncia a possesso e controllo. C'è bisogno di passione gratuita, proprio quella che caratterizza il gioco, che ne riconosce le regole e che costantemente si rinnova.

"Io gioco pulito! " è stato lo slogan di una delle campagne Uisp contro il doping e contro la sofisticazione del corpo, del risultato sportivo e della prestazione. La centralità della persona, con i suoi limiti e le sue potenzialità, resta il nocciolo della finalità associativa dell'associazione. Questo è ciò che ci differenzia nel gioco delle parti sociali e nella partita aperta dentro il sistema sportivo. Noi abbiamo sempre letto la società attraverso l'espressione del corpo, prestando attenzione all'educabilità della persona, insegnando a stare bene, prima di tutto, attraverso il movimento. Lavoriamo per favorire stili di vita attivi, emancipativi e non omologati. Il corpo e la sua interazione con lo spazio urbano, le infrastrutture, l'ambiente, la sostenibilità sono al centro del nostro interesse. Non solo il corpo e la prestazione o la competizione. Per questo ci sentiamo protagonisti del cambiamento, soggetti attivi nel dare il nostro contributo alla riforma, che prima di tutto deve essere culturale, del modello sportivo.

Mettere la persona al centro per la Uisp vuol dire intrecciare il sistema di cittadinanza, i diritti e la loro fruibilità, dal diritto alla pratica a quello all'uguaglianza, dalle pari opportunità alla salute e alla scuola. Nel gioco delle parti tra essere e avere della storia recente noi siamo stati dalla parte del coraggio del benessere e non dell'estetismo o dell'edonismo reaganiano. Così come nel sistema sportivo siamo quelli dello sport di cittadinanza, rappresentiamo una parte che si vuole rinnovare, che intende allargare gli spazi della rappresentanza, che guarda all'Europa come a un orizzonte capace di riformare lo sport e la sua governance. Abbiamo a cuore le centinaia di migliaia di sedentari che vogliamo coinvolgere nei nostri percorsi partecipativi. Pensiamo alle nostre società, vere protagoniste del mondo sportivo, che faticano a trovare l'attenzione loro dovuta.

Tra qualche mese ci saranno le elezioni politiche e il Paese sarà chiamato a rimettere in campo le forze sane di una comunità disillusa e preoccupata. Lo sport sociale è produttore di coesione sociale, una forza che quotidianamente permette a milioni di persone di incontrarsi e socializzare. Permette di non sentirsi soli, di stare agganciati a una collettività che vive gli stessi problemi e che li socializza, attenuando così la tensione soggettiva o familiare, provando a trovare risposte capaci di rendere le persone ancora utili e partecipi della vita pubblica. Non dimentichiamolo mai, anzi, rinnoviamo le regole del gioco e legittimiamo, ai tavoli della nuova concertazione sociale e dei sistemi di welfare che si andranno a ridefinire, una nuova parte: lo sport di cittadinanza.

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