Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Un'agenda collettiva

Così Vincenzo Manco, attuale presidente del comitato Uisp Emilia-Romagna, definisce il proprio programma di candidatura per la presidenza nazionale dell'associazione

Vincenzo Manco, presidente Uisp Emilia-RomagnaVincenzo Manco ha presentato la sua "agenda" di candidato alla presidenza nazionale Uisp. Il congresso della più grande associazione di sport sociale e per tutti del nostro Paese si terrà dal 12 al 14 aprile. In questo momento sono in corso di svolgimento i congressi territoriali, ai quali seguiranno quelli regionali. Quello di Vincenzo Manco, attuale vicepresidente nazionale Uisp e presidente del comitato regionale Emilia-Romagna, è un contributo alla discussione: "Un programma aperto - precisa lui - che ha tenuto conto della campagna congressuale svolta sinora e dei temi posti dalle assemblee di leghe ed aree. In questi due mesi che ci separano dal congresso nazionale c'è la possibilità di arricchirlo ulteriormente di idee e di spunti. Per questo chiedo ai comitati territoriali che ne stanno organizzando lo svolgimento, di favorire la partecipazione di delegati provenienti anche dalle attività. La Uisp del futuro è una casa in costruzione il cui compito è quello di dilatare e innovare il perimetro delle attività e, al tempo stesso, farne un'associazione partecipata e democratica capace di dare un contributo al Paese per rinsaldare i legami di coesione sociale tra i cittadini".

Come è stato costruito il tuo programma?
"Fin dal primo momento dell'annuncio della mia candidatura in consiglio nazionale ho indicato la necessità di costruire in maniera collegiale il programma di candidatura. Posso dire con soddisfazione che sinora ha contribuito alla sua stesura la stragrande maggioranza dell'intero gruppo dirigente, ai vari livelli. Ho cercato di mettere a frutto un importante insegnamento che ci è venuto dalla nostra storia recente: dal 2005 abbiamo recuperato una nostra unitarietà interna e, grazie ad essa, abbiamo ottenuto risultati importanti, come il risanamento del bilancio, il rafforzamento delle relazioni istituzionali e un ulteriore e progressivo radicamento sul territorio. Successi ottenuti grazie alla ricomposizione dei gruppi dirigenti a livello territoriale, nazionale, di leghe e aree. Per questo il mio programma di candidatura va preso come un work in progress, una sorta di agenda collettiva di governo per la Uisp del futuro, aperta al contributo di tutti".

Nel tuo programma si tiene conto dell'attualità, ovvero di ciò che sta avvenendo nel nostro Paese?
"Stiamo attraversando una fase delicata, sono in atto profondi mutamenti e abbiamo di fronte scandenze decisive, a cominciare da quella elettorale. La Uisp, nel corso della sua storia, è sempre stata immersa nel contesto sociale, non si è mai voltata dall'altra parte. Anche stavolta è così: la nostra associazione è protagonista della costruzione di una società migliore, che vuole elevare la qualità di vita dei cittadini. Il nostro Paese arriva con affanno a queste elezioni e la crisi continua. Il governo Monti ha avuto il merito di restituirci, in quest'ultimo anno, un po' di credibilità internazionale ed ha messo in fila i problemi, ma non li ha risolti. Per questo c'è bisogno di una nuova fase di sviluppo e di cambiamento. Per quanto ci riguarda, al nuovo governo chiediamo tavoli di confronto nei quali l'associazionismo sportivo sia riconosciuto e possa portare proposte per rilanciare nuove politiche sociali attraverso lo sport. L'associazionismo sportivo può essere decisivo per colmare i vuoti che oggi esistono tra democrazia e partecipazione, tra cittadini e politica. Per questo dai nostri recenti consigli nazionali è emerso l'orientamento di guardare ai programmi del centrosinistra con fiducia. Per questo abbiamo incominciato a confrontarci con l'attuale situazione sociale e politica sempre più da vicino, come soggetti coinvolti, sino a diventarne protagonisti attraverso la candidatura di Filippo Fossati (attuale presidente della Uisp nazionale, ndr) nelle liste del Pd. Oltre al suo, ci sono anche altri nomi che provengono da esperienze sociali e di terzo settore, presenti in altre formazioni politiche. Questo significa che siamo di fronte ad una nuova stagione e che, finalmente, possiamo spingere in avanti i nostri obiettivi di riforma del sistema sportivo e di riconoscimento del valore dell'associazionismo sportivo. In uno slogan: abbiamo la possibilità di far progredire il diritto allo sport come diritto di cittadinanza".

Qual è la tua idea di Uisp per il futuro?
"Quella di un'associazione più aperta. Per arrivare a questo traguardo c'è bisogno di due cose: riformare il modello organizzativo e innovare le attività. Per raggiungere il primo obiettivo occorre approfondire il confronto ai vari livelli territoriali e di attività. C'è bisogno di attivare un circuito virtuoso e condiviso che porti a riformare il nostro modello organizzativo. Penso a un livello nazionale con responsabilità di identità e di missione, in rapporto circolare con i livelli regionali e territoriali. Tutti insieme si deve concorrere ad affermare la missione Uisp. Il nazionale deve essere al servizio della crescita dell'associazione sul territorio, mentre i comitati devono mettere a disposizione di tutta l'associazione le loro eccellenze, in termini di esperienze, ideazioni progettuali, dirigenti, tecnici ed educatori. La Uisp ha bisogno di tutte queste energie se vuole davvero concorrere alla ricostruzione etica del Paese. Deve saper trasmettere buone pratiche di trasparenza e di democrazia. Deve contrastare fenomeni di degenerazione, di poca trasparenza, di ambiguità, di poca partecipazione che affiorano anche in alcuni ambiti del mondo sportivo, soprattutto affaristico o professionistico. La stragrande maggioranza del mondo sportivo è fatta di volontari e di persone perbene, che hanno bisogno di essere seguiti nel loro lavoro quotidiano, che necessita di servizi, di assistenza e di consulenza. Dobbiamo ascoltare di più le società sportive dilettantistiche del territorio, a cominciare dalle più piccole, dobbiamo star loro vicino e difenderle perché rappresentano un enorme patrimonio. Oggi è molto complicato gestire un'associazione sportiva sul territorio. Pur svolgendo un ruolo sociale si è spesso vessati da una normativa eccessivamente burocratica e pesante. La Uisp deve saper intervenire".

E poi?
"La seconda cosa da fare è quella dell'innovazione delle attività abbiamo fatto molto in questi anni anche grazie al lavoro del dipartimento attività, dobbiamo proseguire con decisione. Dobbiamo guardare all'Europa, alle indicazioni che ci vengono nel considerare lo sport come una leva per migliorare la salute, l'integrazione e le pari opportunità tra i cittadini. Dal 2014 queste indicazioni si concretizzeranno in bandi e progettazione. Per noi è una vittoria visto che diciamo e pratichiamo queste cose da decenni. Dobbiamo ulteriormente adeguarci per cogliere appieno queste opportunità, che hanno valore sociale ed economico. Questo significa riflettere tutti insieme sul futuro e contribuire a far cadere alcune paratie che frammentano e indeboliscono la nostra azione sociale e sportiva. Abbiamo colto la campagna delle assemblee elettive come un'opportunità e abbiamo incominciato a favorire l'interazione tra le varie leghe e aree, senza compartimenti stagni. Abbiamo favorito la riflessione e l'incontro intorno ad alcune tematiche comuni, come il benessere, l'ambiente e i giochi. Dobbiamo proseguire con decisione se vogliamo arrivare a progettare e praticare proposte sempre più innovative ed integrate. Questo è il futuro. Pensiamo al fenomeno del turismo sportivo, tanto per fare un esempio. Gli studi di settore ci dicono che le famiglie si spostano volentieri se possono ottenere offerte sportive differenziate per i vari componenti, ma fruibili all'interno di una proposta integrata. Questa è la sfida".

(I.M.)

Leggi il programma di Vincenzo Manco

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