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Emilia-Romagna

La voce degli invisibili

Così Jonathan Ferramola, in conferenza stampa, descrive il fil rouge del Terra di Tutti film festival. Stefania Piccinelli ricorda gli attori del festival: Ong, registi, università, riviste e video-maker
di Lorenzo Bedussi

BOLOGNA – A un giorno dall'apertura del Terra di Tutti film festival i direttori artistici illustrano il programma al pubblico, radunato per la conferenza stampa di presentazione nella biblioteca in via Azzo Gardino 65. Stefania Piccinelli, della Onlus Gruppo di volontariato civile (Gvc), apre l'incontro presentando l'evento di avvio del festival, il dibattito #Media&Migrations. Un importante approfondimento sul rapporto tra migrazioni e organi di informazione, i quali adottano diverse strategie e punti di vista nel riportare i fenomeni migratori. L'evento si terrà giovedì 12 ottobre dalle 16,30 nella sala Poeti di Palazzo Hercolani.

Su questo aspetto, Piccinelli ricorda i volontari che "lavorano molto attivamente per i salvataggi nel Mediterraneo" i quali, abituati ad affrontare tempeste marittime, hanno dovuto scontrarsi con una “tempesta sia legale che mediatica" nei mesi passati. Al festival sono state invitate delle Ong come Proactiva Open Arms: la sua nave di salvataggio Astral è il soggetto di uno dei documentari. Per la durata dell'evento sarà presente anche la rivista Africa e Mediterraneo, per seguire da vicino gli sviluppi e le occasioni di incontro.

A seguire, l'intervento di Ferramola sottolinea l'importanza della reciprocità in ambito sociale e culturale: eventi come Terra di Tutti servono a “mettere in moto collaborazioni ed energie presenti nei territori". Infatti, tra gli interlocutori della rassegna figurano Nazra film festival, nato quest'anno per diffondere il cinema di un luogo problematico come la Palestina; oppure Distribuzioni dal basso, una rete di scambio per produzioni indipendenti ispirate dal Creative Commons, un principio volto a mantenere gratuiti e di libera diffusione gli oggetti culturali. Anche Uisp partecipa al festival, presentando domenica 15 alle ore 14,00 il documentario La prima volta, girato tra le mura del carcere minorile del Pratello a Bologna. 

Il relatore esprime il proprio appoggio per quei registi che “decidono di fare produzioni rischiando del loro", inseguendo “una storia, un'intuizione che ti spinge ad attraversare il mondo per portarla a casa". Sono questi i creatori delle opere del Terra di Tutti, quelli che riescono a “portare la voce di quelli che sono invisibili tra gli invisibili".

I temi del festival sono numerosi e attuali, ma di grande rilievo è la presenza del discorso sul genere. Orchestra progress e Herat football club raccontano di donne afghane coinvolte rispettivamente nella musica e nel calcio. La società in Afghanistan è molto patriarcale, spesso misogina e deve scontare un opprimente oscurantismo. Pertanto esempi come questi sono una speranza di cambiamento per molte persone. Il primo passo per risolvere un problema è riuscire a metterlo in luce: Terra di Tutti, attraverso i riflettori del cinema, ci porta alla coscienza le difficoltà vissute dai popoli del mondo.

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