Comitato Regionale

Emilia-Romagna

In attesa del congresso di Ravenna-Lugo

Continua il ciclo di interviste dedicato ai nostri attuali presidenti territoriali e al loro percorso in questi quattro anni. Oggi parliamo con Gabriele Tagliati, presidente della Uisp Ravenna-Lugo.

 

di Ginevra Langella

RAVENNA - La necessità di cambiamento è forte, così come la voglia di ripartire, nonostante l'incertezza e le difficoltà. Questo è ciò che emerge dall'intervista a Gabriele Tagliati, presidente uscente del comitato Uisp Ravenna-Lugo, che si ricandida per il suo secondo mandato in vista del in programma, in videoconferenza, venerdì 15 gennaio 2021 alle 20.

Gabriele, che tipo di congresso si prospetta?
«Arriviamo a questo momento dopo un anno particolarissimo, ma soprattutto dopo alcuni anni in cui abbiamo registrato una flessione degli associati che va oltre la situazione in cui siamo dal 2020. Questo sarà sicuramente un congresso che si porrà delle domande, a prescindere da quello che è successo con il COVID-19, per rivedere alcune posizioni che comunque sarebbero state all'ordine del giorno. Ma, detto questo, si presenterà un comitato che ha comunque dimostrato una grande vitalità, che soprattutto in questo periodo ha cercato di fare della comunicazione con i propri associati il fulcro di tutto. Ed è  proprio sulla vitalità e sulla comunicazione che baseremo la ripartenza».

Vorrei facessi un bilancio generale di questi quattro anni e che mi raccontassi quali saranno i temi all'ordine del giorno il 15 gennaio.
«Negli ultimi quattro anni abbiamo registrato un continuo calo dei tesserati, cosa che sicuramente va imputata a situazioni tecniche legate alle attività piuttosto che ad altro. Ma, nonostante tutto, il nostro comitato si è dato da fare tenendo anche conto che ha, come situazione oggettiva, la particolarità di essere relativamente nuovo. Questo infatti è il secondo congresso del nostro comitato come Ravenna-Lugo, in quanto prima eravamo due entità separate. Il processo di unificazione è terminato, ma va messo a regime in modo strutturale ancora per bene. Si presenta sicuramente ancora una vitalità doppia, che rappresenta una ricchezza e un punto di forza che dobbiamo saper valorizzare al meglio. Per quanto riguarda i temi che affronteremo, nella mia relazione parlerò della necessità di prendere in mano la questione dei valori della Uisp, nel senso che avverto da tempo un appiattimento sul concetto di sport tradizionale, incarnato dal Coni e dalle Federazioni, anche all'interno della nostra associazione. Questo, lo ammetto, è un tarlo che ho da sempre, ma in questa fase qui l'ho vissuto ancora di più. Dal modo in cui è stato affrontato e gestito lo sport in questo periodo, e parlo anche a livello governativo, la Uisp si è trovata in una posizione in cui si è stata costretta a fare le scelte che ha fatto. Lo sottoscrivo: non poteva fare diversamente, ma non avremmo dovuto trovarci in una situazione del genere. Dal momento che siamo in una fase di ricostruzione secondo me è giusto tirar fuori questi argomenti, così da creare una ripartenza basata su sistemi e modalità innovative. Ma, soprattutto, avendo il coraggio di dire "io sono un'altra cosa", sapendo che questo potrebbe creare una separazione ma per giungere a una situazione che ci rappresenti sicuramente di più».

Su questa scia quali saranno quindi gli obiettivi per il prossimo quadriennio?
«Avere sicuramente un contatto maggiore con le nostre Asd e le strutture di attività, valutando insieme la possibilità di strutturare eventi e manifestazioni in un sistema che abbia come riferimento l'associato, il cittadino e i valori riconducibili al nostro statuto. Partire, quindi, dai nostri valori per fare sport e non fare semplicemente sport. Secondo me bisogna invertire la tendenza ad appiattire i valori fondanti di un'associazione per trovare una qualche sorta di mediazione. Sarò onesto: se non riusciremo a fare dei cambiamenti in questo periodo, difficilmente lo riusciremo a fare in un altro momento e questo significherebbe perdere una grandissima occasione».

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