Comitato Regionale

Emilia-Romagna

In attesa del congresso di Modena

Continua il ciclo di interviste dedicato ai nostri attuali presidenti territoriali e al loro percorso in questi quattro anni. Oggi parliamo con Giorgio Baroni, presidente della Uisp Modena.

 

di Ginevra Langella

MODENA - Si terrà domani, sabato 16 gennaio 2021, il prossimo dei dieci congressi territoriali che andranno a ridefinire i nuovi componenti dei consigli territoriali di ciascun comitato Uisp del territorio. Per l'occasione, abbiamo intervistato Giorgio Baroni, presiedente della Uisp Modena.

Giorgio, come si prospetta questo congresso?
«Beh ci arriveremo in modo un po' strano, nel senso che nessuno si poteva immaginare che la celebrazione di questo congresso potesse avvenire in questo modo, a distanza, e in questo momento. Questo virus ha sicuramente cambiato la vita di tutti, comprese le certezze che avevamo fino a ieri l'altro. Ovviamente stiamo riflettendo sulle cose che dobbiamo portare avanti, e la situazione del nostro comitato tutto sommato è buona. Eravamo già riusciti ad uscire da una serie di difficoltà e di situazioni particolari, anche dal punto di vista economico, e adesso affronteremo anche questa nuova situazione: sarà questo uno dei maggiori impegni del nostro comitato».

Questo è il tuo secondo e ultimo mandato. Chi è la nuova proposta?
«Questo è un congresso in cui si presenteranno cambiamenti significativi, perché ci sarà l'elezione di un nuovo consiglio e di un nuovo presidente. C'è un'ottima proposta per quanto riguarda la presidenza: si tratta di Vera Tavoni, che ha dato la disponibilità nel farsi carico di quella che è la massima responsabilità nella guida del comitato. Devo dire che questo è un ricambio naturale, in linea con quell'ottica di crescita che in questi anni ci siamo prefissati. E credo che questo sia importante, soprattutto guardando a quelle che sono le sfide del futuro e che io riconosco sostanzialmente come due. La prima, è quella di rafforzare il comitato attraverso il consolidamento del rapporto con i soci e soprattutto con le società sportive, soprattutto perché noi lavoriamo tantissimo con questo tipo di realtà che in questo periodo rischiano di scomparire. Per farlo ci sono tante possibilità, ad esempio creando occasioni di formazione o fornendo supporti in campo anche organizzativo, ammnistrativo e legale. Abbiamo bisogno di fidelizzare il rapporto con le società sportive e portare avanti una battaglia per cambiare lo sport attraverso di esse. In secondo luogo, credo che dobbiamo innovarci. È una cosa che non possiamo più rimandare: abbiamo bisogno di farlo nel senso che se vogliamo mettere al centro lo sport e il movimento, cercando di coinvolgere quella parte di cittadini che ancora non sono attivi, abbiamo bisogno di essere anche noi bravi e superare il nostro modo tradizionale di proporre attività. Per cui credo che l'innovazione delle attività sia fondamentale per raggiungere questo secondo obiettivo. Dobbiamo proprio mettere in campo la fantasia e l'elaborazione, perché proposte nuove e capacità di fare rete sono due aspetti fondamentali per progettare il futuro».

Ti chiederei un bilancio di questi ultimi quattro anni, anche al di là dell'emergenza coronavirus.
«Per me è un bilancio positivo, e aggiungerei anche il fatto che la mia esperienza in Uisp mi ha permesso di crescere anche personalmente. Diciamo che a Modena siamo riusciti a lavorare in molte direzioni, dando prima di tutto un modello organizzativo che nel tempo si è sempre di più raffinato, in modo tale che all'interno del comitato fossero ben chiari ruoli e funzioni. Sono entrato in un momento in cui si presentava una forte crisi, sia economica che organizzativa, e abbiamo lavorato molto su questi aspetti. Ci siamo concentrati anche sulla gestione dell'impiantistica sportiva e cercato di dare vita alle strutture di attività, cercando di consolidare quelle che erano le nostre attività più importanti. Abbiamo poi iniziato quello di cui parlavo prima, in relazione al consolidamento del rapporto associazionistico che sicuramente verrà portato avanti con il nuovo mandato, perché sappiamo che le nostre associazioni sono la parte forte del nostro modello d'azione in quanto luoghi di aggregazione, integrazione e solidarietà».

Parliamo del COVID-19. Come avete gestito questo periodo?
«Durante la pandemia ci siamo attrezzati cercando di mantenere vivo il rapporto con i nostri soci, cercando di non disperderli e non disperderci, utilizzando ogni strumento utile a disposizione. Abbiamo cercato di tenere attivi soprattutto i nostri ragazzi e ragazze, impegnandoli il più possibile. Poi abbiamo lavorato con le attività legate al benessere quando si poteva fare attività all'aperto e individualmente. Lì devo dire che il nostro settore è stato davvero proficuo, riuscendo a tenere un legame con i nostri utenti e proponendo attività nei nostri spazi pubblici all'aperto. Là dove è stato possibile non perdere il filo ci siamo riusciti, anche se purtroppo non è stato possibile con tante altre attività e lì devo dire che stiamo soffrendo parecchio».

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