Comitato Regionale

Emilia-Romagna

L'Uisp e la dirigenza del futuro. Un'intervista a Vincenzo Manco

A seguito del Congresso regionale dell'Uisp Emilia Romagna, svoltosi il 3 e 4 aprile scorsi a Ravenna, abbiamo intervistato Vincenzo Manco, da due anni e mezzo alla guida del Comitato regionale emiliano-romagnolo ed appena riconfermato all'unanimità alla carica di presidente.

Il presidente dell'Uisp Emilia Romagna Vincenzo Mancodi Vittorio Martone


BOLOGNA - A seguito del Congresso regionale dell'Uisp Emilia Romagna, svoltosi il 3 e 4 aprile scorsi a Ravenna, abbiamo intervistato Vincenzo Manco, da due anni e mezzo alla guida del Comitato regionale emiliano-romagnolo ed appena riconfermato all'unanimità alla carica di presidente.

Vincenzo, innanzitutto un tuo giudizio sullo svolgimento del congresso.
"Sicuramente molto positivo, innanzitutto per l'essere riusciti ad organizzare un congresso 'dinamico'. Di comune accordo abbiamo infatti deliberato in direzione regionale di non attenerci alla classica 'liturgia', ma di sviluppare la discussione con numerosi contributi multimediali e con interventi dedicati anche alla rappresentazione pratica di alcune nostre attività, al fine di rendere il congresso più allegro e meno faticoso. Il merito di questi risultati va diviso equamente tra tutti quanti noi, dai tavoli preparatori fino alle commissioni ed ai dirigenti che sono intervenuti. Complessivamente, portiamo dunque a casa un bel risultato, in cui va inserita anche la rivalutazione della Romagna, un territorio strategico per la nostra associazione, che ci ha portato a scegliere simbolicamente di far svolgere i lavori a Ravenna. Un segnale importante di partecipazione è venuto anche dalla presenza di circa 170 delegati, con un elevato numero di interventi, a cui si sono aggiunti anche i saluti dei rappresentanti degli Enti locali e del mondo dell'associazionismo del terzo settore. Inoltre, dobbiamo sottolineare il grande segnale di maturità politica dei presidenti territoriali e di lega che, nelle commissioni, hanno collaborato sulla base di una grande condivisione dei temi che abbiamo promosso. È chiaro che metteremo con entusiasmo a disposizione del Congresso nazionale i frutti di questa esperienza positiva".

Parliamo un momento del passato. Qual era la situazione del Comitato regionale al momento del tuo insediamento di due anni fa?
"Quando mi è stata affidata la carica di presidente si parlava molto di un'ipotetica crisi del regionale. In realtà, piuttosto che in crisi, si era all'epoca di fronte alla chiusura di una fase in cui il Comitato Uisp dell'Emilia Romagna si era rilanciato per la fornitura di servizi come Arsea (società di consulenza per l'associazionismo, ndr), formazione dei dirigenti e comunicazione. Personalmente mi sono limitato a riavviare questo motore, rinforzando nuovamente i contatti ed i legami con tutti i Comitati territoriali. Ricreando queste relazioni siamo poi riusciti a 'sfondare' su alcuni temi ed a mettere in campo la necessità di andare oltre i normali canali di riconoscimento dell'Uisp. È da qui che è nato il rilancio della nostra associazione sul livello regionale come attore sociale per la riorganizzazione del welfare. Oggi, ci rende orgogliosi il fatto che questo nostro ruolo sia stato riconosciuto anche dal presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani".

Che programmi ci sono invece per il futuro?
"Sicuramente lavoreremo sull'innovazione delle attività, incentivando il progetto della realizzazione di macro aree di attività e la formazione di nuovi dirigenti. Dobbiamo tenere presente che l'attuale transizione dovrà chiudersi fra quattro anni con un nuovo e giovane gruppo dirigente al quale lasciare la responsabilità di prendere in mano l'associazione. E queste persone dovranno avere solide la consapevolezza e la coscienza del nostro ruolo di attori sociali. Tutto ciò, andando anche al di là dei riconoscimenti istituzionali che già provengono dai canali classici della legge 34 e della legge 13. La formazione dei nuovi dirigenti deve essere quindi il nostro pane quotidiano".

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