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Modena

Piscine: quale futuro? Un successo il convegno di Bologna di lunedì 7 novembre

Tra gli interventi quelli di Veroni, presidente dell'Associazione Piscine E.R. e di Manghi, capo della segreteria politica della Regione Emilia-Romagna

 

 

Un monito esce chiaro e condiviso da tutti dal Convegno Regionale “Piscine: quale futuro?” promosso dall'Associazione Piscine Emilia-Romagna con Uisp, Csi, Anci Emilia-Romagna e Regione Emilia-Romagna. Ovvero che nessuno si salva da solo, in un contesto storico nel quale il caro-energia sta soffocando gli impianti sportivi e natatori e nel quale diventano non più un desiderio, ma un'esigenza di sopravvivenza, l'ammodernamento e la riconversione delle strutture sportive.

La richiesta dei gestori alle amministrazioni pubbliche e alla Regione, allora, è quella di continuare a lavorare fianco a fianco per trovare soluzioni immediate, nel giro di poche settimane, pena la chiusura degli impianti e la disoccupazione di migliaia di operatori. Questi gli interventi del tavolo, che si è dato appuntamento per un nuovo confronto ancora più operativo a breve.

Roberto Veroni, presidente Associazione Piscine Emilia-Romagna: «Ci sono 120 impianti e altrettante piscine scoperte con un milione di frequentatori e 15000 lavoratori impiegati. Gli impianti chiusi sono oggi circa 12, tra manutenzioni e palloni pressostatici che non sono stati montati di nuovo: questo significa che la regione Emilia-Romagna ha resistito meglio di altre regioni. Abbiamo però un problema contingente e una realtà che dobbiamo guardare in faccia: Covid e bollette sono state il detonatore di un sistema che ha bisogno di riforme strutturali. Tanto più che essendo spesso inseriti in un contesto di convenzioni pubbliche gli impianti sono spesso 'costretti' a tenere aperto». Focus poi sui bandi degli impianti: «Gli obblighi del concessionario sono di dieci pagine, quelli del concedente due righe. Il Comune può invece riscuotere sanzioni dalle fideiussioni. Bene che l'ente pubblico si cauteli, ma tutti dobbiamo avere garanzie». Infine le utenze: «Oggi che finalmente sono rientrati i fruitori, diciamo loro che abbassiamo acqua o riscaldamento? No. Magari possiamo agire sugli orari di apertura, sui giorni di chiusura. Se noi dovremo scegliere se chiudere le piscine o le aziende, chiuderemo le piscine. Da soli non possiamo farcela».

Fabio Casadio, presidente Acqua Seven: «Come consorzio abbiamo calcolato che se le utenze non subiranno una importantissima riduzione saremo costretti a chiudere le nostre piscine nel 2023 e nel 2024 la situazione sarà ancora peggiore. Abbiamo in campo progetti importanti, sull'eliminazione delle caldaie, sull'installazione di pannelli ibridi, di pompe di calore e di impianti a ozono. Si pone il problema di chi finanzia l'investimento e di chi nel mentre si occupa delle utenze? La richiesta è che siano Regione e amministrazione pubblica, per poi recuperare i costi nei primi anni di funzionamento dei 'nuovi' impianti».

Belinda Gottardi, vice-presidente ANCI regionale: «La ricerca della sostenibilità di sistema è un tema fondamentale, cui anche i Comuni devono ambire. Siamo qui per questo, ben consapevoli del nostro ruolo».

Mauro Rozzi, rappresentante degli Enti di Promozione Sportiva nella Giunta CONI regionale: «La trasversalità di questo tavolo di lavoro non è scontata. Creare un percorso virtuoso in prospettiva richiede tempo, ma i tempi oggi sono fondamentali. Ne abbiamo perso troppo tutti: dalle società sportivi agli enti alle amministrazioni comunali ci giochiamo la sopravvivenza dei gestori e dell'attività organizzata. È un tema di sport ma anche e soprattutto sociale».

Luca Bosi, Coordinamento Nazionale delle Associazioni di Gestione Impianti Natatori: «Il contributo che esce dall'Emilia-Romagna è determinante a livello nazionale. Vogliamo evitare la chiusura degli impianti e l'abbassamento della qualità, ma diventerà qualcosa di inevitabile se non si crea uno spirito di collaborazione molto fattiva. Trovare nuovi gestori di impianti oggi è pressoché impossibile, se si chiudono poi riaprirli è quasi impossibile. Quali proposte? È difficile parlare di contributi pubblici ma c'è un tema di coordinamento territoriale, con Comuni che fanno una cosa e altri un'altra: dovrebbe esserci omogeneità. Proprio dai Comuni ci si attendono riequilibri dei piano economico-finanziari e una collaborazione immediata per risolvere i problemi. Non sono così sicuro che ci sia la consapevolezza della gravità del problema. E il personale? Non c'è cassa integrazione straordinaria, abbiamo bisogno che quello strumento sia in campo. Gli investimenti? Non escludo che li possano fare i gestori, ma quando entriamo in banca non ci ricevono, ci chiedono depositi cauzionali per attivare le utenze. Vanno individuate soluzioni che siano efficaci tra qualche settimana, qualche mese non ce l'abbiamo».

Giammaria Manghi, Capo della Segreteria Politica Presidenza Regione Emilia-Romagna: «C'è la consapevolezza che la sofferenza sia maggiore rispetto a quella della pandemia e ce ne stiamo occupando. L'obiettivo della Regione è lo stesso dei gestori: evitare la chiusura, quindi ne condividiamo il cammino. Come? Intanto portando alla conferenza Stato-Regioni il problema prioritario delle piscine, poi ha stanziando fondi come nell'ultimo anno. C'è una filiera da organizzare con un'attenzione maniacale ai tempi. Bisogna anche dare indirizzi su orari e funzionamenti che creino una concorrenza leale e non disparità, si potrebbe provare a centralizzare il problema. L'efficientamento è una priorità della Regione (sono già stati investiti 60 milioni di euro tra 2017 e 2022) e dovrà essere tra le indicazioni dei nostri bandi che coinvolgano anche gli impianti pubblici in concessione».

 

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