Comitato Territoriale

Cagliari

Resistenza al Re invisibile: il #CoVid19

Il Presidente di UISP Cagliari a 360^ su argomenti di attualità. L'appello ai soci e alle ASD affiliate, la speranza di ritornare presto sui luoghi di attività. Ce ne parla Pietro Casu.

 

Carissimi dirigenti e soci della UISP di Cagliari, mi rivolgo anche a voi carissimi Operatori Sportivi di base, Tecnici, Insegnanti, Educatori, Allenatori, Animatori, Maestri, Giudici, Arbitri, Cronometristi e Formatori, che come me siete confinati tra le vostre mura domestiche in questo periodo di emergenza sanitaria per il #Covid19. Ovunque voi siate, nel disteso territorio del Sud Sardegna, vi raggiungo con alcuni pensieri scritti e presto anche in altre forme che spero apprezzerete. Il mio intento, e quello degli altri dirigenti che dirigono questo comitato, è quello di farvi sentire solidarietà e vicinanza. In questo momento le vostre difficoltà sono le nostre difficoltà, tutti insieme ne verremmo fuori.

Pensate, sino a 6 settimane orsono questo maledetto sconosciuto Virus giocava a tennis, passando da un corpo all’altro, indisturbato in qualche parte d’Italia, mentre noi ne vedevamo gli effetti solo in TV. Apparteneva ad un’altra parte del mondo, quelli con gli occhi a mandorla, che la nostra attenzione distorta, dal nostro folle vivere quotidiano, ci impediva di capire da quale esatta posizione della Terra: Cina, Korea, Giappone, Filippine, Malesia, Vietnam, Thainlandia, altri? Chi se ne frega, troppo distante quel mondo orientale per poterci occupare di loro.

Poi è avvenuto l’impensabile, tutto ad un tratto, come un fulmine a ciel sereno, gli ospedali nel Nord Italia cominciano ad affollarsi rispetto alla normalità del periodo, cominciamo a capire che sta succedendo qualcosa. La comunicazione televisiva comincia a presidiare le prime zone colpite e sui social media nascono i primi sintomi di isteria collettiva, e dire social media oggi significa condividere all’istante. Cominciamo tutti a prendere confidenza con parole fino a quel momento mai esistenti solo nel dizionario come focolaio, epicentro dell’epidemia, Curva a Campana o di Gauss, il picco. Ma chi se ne frega per i più, il problema continua a rimanere degli altri, che non hanno più gli occhi a mandorla ma oramai parlano italiano, ed esattamente connazionali del lodigiano. La comunicazione globale ne parla, diventiamo per il mondo gli untori d’Europa, perdiamo tempo a dibattere se gli untori possano stati i tedeschi. Il Virus se la ride, tutti ci chiudono porti ed aeroporti porte all’estero (noi che fino a ieri ridevamo del motto “Prima gli Italiani”). Ci trattano come appestati, discriminati in ogni dove perché siamo italiani, cominciamo così a capire cosa significa essere diversi dagli altri, facciamo i primi tentativi di conoscenza di questo minuscolo essere e dei suoi effetti collaterali, che non sono solo sintomi e patologie importanti, mortali per alcuni con altre patologie importanti.

Continuiamo, nonostante tutto, a fare la nostra solita vita, anche quella sportiva di base.

La cosa si fa purtroppo seria e precipita tutta in una volta, abbiamo solo il tempo di prendere qualche cosa dagli uffici, dagli impianti sportivi, e portarli a casa, quel posto dove ci dicono possa essere la nostra ancora di salvezza. E’ la nostra ancora di salvezza.

In Italia scoppia il si salvi chi può, il terrore di stare a casa per tanto tempo provoca il fuggi fuggi generale, i treni vengono presi d’assalto come le seconde case nei luoghi di villeggiatura (le isole e il sud Italia). Gli studenti fuggono e tornano a casa da mamma e papà.

Il #CoronaVirus ringrazia di cotanta follia, non aspettava altro, i contagiati e i morti così non si contano più, le chiese diventano luoghi dove si accatastano le bare, le palestre diventano luoghi dove si installano ospedali di fortuna, la paura di chi governa è quella di arrivare al punto di non ritorno, quello in cui vi sono più pazienti da sottoporre in terapia intensiva che letti a disposizione, e di riflesso chi lasciare al proprio amaro e nefasto destino.

Per evitare tutto questo è necessaria una politica di restrizione dei movimenti di tutti gli italiani, che non basta perché ben presto tutto questo è diventato il problema del mondo intero, diventa così la costrizione di tutti gli uomini della Terra.

C’è chi alla fobia collettiva reagisce con l’immunità di gregge, i dibattiti si sprecano su questo, i contagi si allargano a dismisura, molti non si accorgono nemmeno di aver incubato il Virus malefico, altri muoiono dopo solo pochi giorni, siamo di fronte a qualcosa che ci ha investito e a cui non eravamo preparati.

Noi italiani siamo stati tra i primi, dopo i cinesi, ad essere investiti da questo problema, pensavamo di esser messi peggio di tutti ed invece scopriamo che altre nazioni, come la Spagna, ad esempio sono messe anche peggio di noi. Oramai si parla di Pandemia e nessuna nazione del mondo uscirà indenne da questa esperienza, e molte di queste, probabilmente, ne usciranno più devastate di quello che già non sono, come i paesi sottosviluppati dove la sanità viene fatta dentro case di fango per non dire all’aperto.

In questa situazione di estrema emergenza, dove c’è ancora qualcuno che pensa di essere immune al Virus, visto che si comporta come se nulla fosse cambiato, il mondo sportivo e lavorativo in generale è stato letteralmente devastato da questa bomba epidemica. E’ bastato solo un mese di clausura forzata perché il non poter lavorare ha significato non sapere come mangiare o come pagare il mutuo della casa, o la rata della macchina, viene meno per causa di forza maggiore anche onorare le scadenze fiscali nel proprio lavoro.

Il Governo si muove su diversi fronti e fa quel che può in un stato di emergenza, chiede aiuto agli amici del dopoguerra e l’egoismo dei più forti fa il resto e così questi se ne fregano di questa bella ragazza col tacco a spillo, che si chiama Italia, che giace esanime per terra con una mascherina in faccia e prive di forze. Chi le dà una mano per sollevarla arriva per lo più dai più poveri o da quelli che non ha mai considerato amici per la pelle, quelli che considerava amiche, le altre belle d’Europa, vedono la situazione e ci ripensano, o forse no, l’aiuteranno ma con tanti se e troppi ma. Persino il presidente della Reèpubblicsa, dopo il premier, si indigna e si appella alla solidarietà comune. Solidarietà, questa sconosciuta in questo frangente.

Col #CoronaVirus la nave del Mondo dello Sport e tutto il Terzo Settore in generale perde acqua, in Italia invocano una Cabina di Regia interministeriale per coordinare le azioni di sostegno per l’emergenza, in particolar modo i Collaboratori Sportivi dello Sport di Base (quello non professionale tanto per intenderci) e dello Sport Sociale; l’ansia sta alla finestra in attesa della notizia dedicata all'indennità governativa, di cui all’art. 96 del Decreto Legge “Cura Italia”, prevista per il mese di Marzo parimenti alle modalità per la presentazione delle domande.

Qualcuno più di altri, come la nostra cara UISP – l’unione italiana sporpertutti, è stata in prima fila a tirare la volata per questo importante riconoscimento del ruolo dei Collaboratori Sportivi, e mentre altri componenti dello sport sgomitano per fregiarsi del merito di questo riconoscimento, la UISP intanto col suo Presidente non si ferma e sulle pagine del Corriere della Sera chiede di “destinare i contributi a chi fa vera attività”. Perché? “Perché la presenza nel Registro del Coni di associazioni che gonfiano i loro tesserati o mascherano da attività senza scopo di lucro altre che lo sono, toglie enorme risorse al sistema. Un conto è aiutare un istruttore del settore giovanile o chi si occupa di ginnastica per gli anziani a prezzi concordati col comune, un conto finanziare un circolo privato che cerca scorciatoie fiscali” afferma il numero uno della UISP. Come non condividere il suo pensiero?

E Vincenzo Manco ha centrato il punto e il problema vero perché anche nella nostra provincia del Sud Sardegna e dell’Area Metropolitana di Cagliari il numero di società che rischiano di non ripartire è altissimo. E siccome “lo sport sarà la prima spesa tagliata dalle famiglie in difficoltà che rinunceranno a nuoto e corsi di ginnastica dei figli per fare la spesa” la proposta della UISP è quella di ragionare su “contributi a fondo perduto e sul rinvio a lungo termine dei canoni di affitto degli impianti pubblici” (per palestre e piscine la stagione ripartirà solo in autunno).

Nel frattempo l’intero Mondo UISP composto di 1 milione e 300 mila tesserati non se ne rimane a casa con le mani in mano. Nascono così mille proposte per riempire il tempo dei bambini a casa, nasce la campagna "La palestra è la nostra casa", con video tutorial, foto, videomessaggi prodotti da tecnici, operatori, insegnanti ed allenatori dei Comitati, Settori di attività ed associazioni affiliate al'Uisp sul territorio. Iniziative, stimoli e consigli arrivano in gran numero alla campagna nazionale dell’Uisp dai diversi Settori di attività. La stessa UISP Cagliari esce con alcuni video tutorial sulla ginnastica.

Ora siamo tutti impegnati a sostenere questa emergenza, ma quando tutto questo finirà, cosa succederà al movimento sportivo e non? Questo è il problema che preoccupa gli addetti ai lavori del mondo sportivo di base. Come riprendere a sostenere i loro progetti tornando a vivere ed evitando di sopravvivere al prossimo dopoguerra epidemiologico? Ma è imminente questo prossimo dopoguerra?

Oltre alla UISP anche la L’OMS intanto ha lanciato un messaggio importante, rivolto alle persone sane in isolamento affinché mantengano uno stile di vita attivo e salutare.

I dirigenti di UISP Cagliari non si fermano e svolgeranno azioni di assistenza, consulenza, formazione e vicinanza con le ASD e le Società Sportive. Abbiamo dovuto sospendere tutte le attività sportive programmate ed in essere e questo genera in tutti incertezza e disorientamento in primis nelle ASD. Assieme a loro progetteremo il futuro immediato del dopo restrizione, quello della fase 2 quando forse dovremo convivere con questo mostro invisibile dandogli ancora del rispetto, inteso come tenerlo a debita distanza.

Perché noi siamo la Uisp e non lasciamo indietro nessuno. Siamo quelli dello sport per tutte e tutti, è scritto nella nostra denominazione sociale!

La guerra al Re #Covid19 sarà ancora lunga e seria, fino a che non avremo un vaccino non potremo vivere sogni tranquilli. Sino ad allora possiamo opporre Resistenza con le armi che abbiamo, l'isolamento in primis e il distanziamento sociale. 

Vogliamo con tutte le nostre forze, tutti insieme, ritornare sui campi di calcio, sui campi di tennis, nelle piscine, nelle palestre delle scuole, in altri spazi al chiuso e all’aperto, nelle piazze e nelle strade, in spiaggia, in montagna o in campagna, vogliamo antropizzarli di sport e stili di vita sana con uomini, donne, adulti e bambini, anziani. Io personalmente non vedo l’ora di tornare dentro quei luoghi dove spero di ritrovare tutti voi.

Ed è per questo che #IoRestoACasa e dobbiamo restare #DistantiMaUniti. Non sia solo un Hashtag ma un modello di comportamento virtuoso per sopravvivere all'epidemia. Più in tanti lo faremo e prima ne usciremo tutti quanti. #ATuttaUisp.

Pietro Casu

Presidente UISP Cagliari APS

 

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