Care Consigliere, cari Consiglieri,
credo che i lavori del nostro Consiglio nazionale debbano partire da alcune riflessioni sulla situazione internazionale in cui si collocano oggi le nostre vite, un contesto segnato da una preoccupante escalation di guerre e conflitti in molte aree del mondo e da una fase di fortissima instabilità globale.
In queste settimane assistiamo con grande angoscia agli sviluppi degli attacchi di Israele e degli Stati Uniti all’Iran, alle reazioni che stanno coinvolgendo tutti i Paesi del Golfo Persico e non solo, e al rischio concreto che anche tensioni già gravissime possano trasformarsi in conflitti ancora più ampi, con ulteriori conseguenze imprevedibili per le popolazioni civili, per la sicurezza e l’economia internazionale.
Intanto, non si ferma né la guerra in Ucraina né il genocidio a Gaza, dove la situazione sanitaria è collassata e la popolazione, già privata di tutto, fatica a trovare cibo e forniture essenziali, e l’accesso all’acqua pulita resta uno dei problemi più gravi.
Siamo di fronte a una progressiva demolizione del diritto internazionale, mentre le emergenze umanitarie si allargano a dismisura.
Guerre e conflitti che ormai sono alle nostre porte: a poche ore di volo dall’Italia, o addirittura a pochi minuti, se pensiamo al tempo che impiegherebbe un missile balistico a lungo raggio per raggiungere il nostro Paese.
Non possiamo considerare questi scenari come qualcosa di lontano dalla nostra vita associativa, neppure se si svolgessero dall’altra parte del pianeta.
La guerra non è mai lontana quando colpisce i diritti umani, la dignità delle persone e la possibilità stessa di costruire relazioni tra i popoli.
L’Uisp, fin dalla sua nascita, si riconosce nei valori della Costituzione della Repubblica Italiana, e quindi in quanto sancito nel suo articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (…)”.
E allora è importante continuare a ribadire con chiarezza una posizione che per noi è fondamentale:
LA GUERRA NON È MAI UNA SOLUZIONE.
Ogni escalation militare produce soltanto nuove vittime, nuove ingiustizie, nuove fratture.
Di fronte a questa situazione è indispensabile rilanciare con forza la via della diplomazia, del diritto internazionale e del dialogo politico.
In questo quadro l’Europa e l’Italia devono assumere una responsabilità più forte.
L’Unione Europea non può limitarsi ad assistere agli eventi o a reagire in modo frammentato: deve tornare ad essere un soggetto politico capace di promuovere iniziative diplomatiche, sostenere il multilateralismo e contribuire concretamente alla descalation dei conflitti.
Allo stesso modo anche il nostro Paese, il Governo italiano, nel rispetto dei principi costituzionali, deve rafforzare il proprio impegno per il dialogo e per soluzioni negoziate, lavorando per il cessate il fuoco e per la costruzione di percorsi di pace.
Il mondo dello sport, e in particolare lo sport sociale, non è estraneo a questa responsabilità.
Non deve esserlo, non può esserlo.
Lo sport è uno dei pochi linguaggi davvero universali, capace di attraversare confini, culture e religioni.
Nelle palestre, nei campi sportivi, nei quartieri delle nostre città, nelle periferie urbane e nelle aree interne vediamo ogni giorno qualcosa che la guerra distrugge: la possibilità di stare insieme, di riconoscersi, di costruire comunità, di promuovere educazione alla convivenza e cultura della pace.
Anche per questo assume un valore simbolico molto forte il fatto che, negli ultimi anni, nemmeno la tradizionale tregua olimpica sia stata rispettata. Le Olimpiadi, che storicamente rappresentano un momento in cui lo sport richiama il mondo alla sospensione dei conflitti, non sono riuscite a fermare le guerre né a produrre segnali concreti di distensione.
In occasione della cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi, su 55 delegazioni solo 29 Paesi hanno sfilato con atleti e atlete all’interno dell’Arena di Verona, con Russia e Bielorussia che sono tornate a farlo con le loro bandiere, come non accadeva dal 2014, riammesse dal Comitato Internazionale Paralimpico.
Un’altra umiliazione della tregua olimpica.
È un segno dei tempi che stiamo vivendo: un tempo nel quale perfino uno dei simboli più universali dello sport e della convivenza pacifica non trova ascolto.
Ma proprio per questo il messaggio dello sport di base, dello sport sociale, diventa ancora più importante.
Quando promuoviamo progetti sportivi nelle aree più difficili, quando lavoriamo con i giovani o gli anziani, quando costruiamo percorsi di integrazione con persone migranti o rifugiate, stiamo concretamente praticando un’idea diversa di società, una società fondata sulla solidarietà, sulla dignità umana e sulla cooperazione.
Dobbiamo esserne consapevoli e orgogliosi.
Lo riaffermiamo anche oggi, 14 marzo, in una data simbolica, perché oggi prende avvio la XXII Settimana d’Azione contro il razzismo promossa dall’UNAR, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Quest’anno l’Uisp è partner del progetto ‘Città con Mandela’, promosso dall’associazione Benny Nato in collaborazione con Acli e Arcs-Arci culture solidali.
La storia dell’apartheid in Sudafrica e le sofferenze del suo popolo, l’impegno internazionale e italiano per il superamento di quel regime, la carcerazione e le scelte di Nelson Mandela hanno mostrato il volto più tragico del razzismo ma anche una delle più forti esperienze positive di impegno mondiale per la libertà, l’eguaglianza e la convivenza pacifica.
In questi anni l’Uisp ha scelto e continua a scegliere con coerenza, di essere parte attiva delle reti della società civile che si mobilitano per la convivenza civile e per la pace: nelle piazze, nelle campagne per il cessate il fuoco, nelle iniziative del terzo settore e dei movimenti pacifisti.
Dalla Federazione Arci – nella quale, tra l’alto, si è avviato un interessante e importante percorso ricostituente - all’Anpi e a Libera, dalla Via Maestra alla Rete Italiana Pace e Disarmo, dalla Campagna Sbilanciamoci alla piattaforma Europe for Peace, dalla Rete Aoi a PerugiAssisi per la Cultura della Pace, da Amnesty a molte altre realtà, senza dimenticare l’impegno sempre più forte e strutturato nel Forum del Terzo Settore.
Lo facciamo perché crediamo che organizzazioni come la nostra abbiano un ruolo fondamentale: corpi intermedi della democrazia, capaci di dare voce ai cittadini e di costruire legami sociali.
Oggi questo ruolo è ancora più importante.
In un tempo segnato da conflitti, polarizzazioni e paure, il compito delle organizzazioni sociali è quello di tenere aperti spazi di dialogo, difendere i diritti umani e promuovere una concreta e quotidiana cultura della pace.
La pace non è un’astrazione. È un impegno quotidiano che passa anche dalle nostre attività.
Per questo, oggi come non mai, dobbiamo continuare a rafforzare la dimensione educativa e sociale dello sport, rivendicandone il valore come bene comune.
Mentre guardiamo con grande preoccupazione agli scenari internazionali, il messaggio che dobbiamo portare come Uisp è tanto semplice quanto necessario: non possiamo abituarci alla guerra. Mai.
Non possiamo accettare che il linguaggio delle armi diventi normale o inevitabile.
Al contrario, dobbiamo continuare a costruire spazi di incontro, di riflessione, di cooperazione.
È questo uno dei sensi più profondi del nostro impegno associativo. Ed è questo il contributo che l’Uisp deve continuare a offrire alla società italiana e alla comunità internazionale.
La recente missione di Loredana Barra e Vincenzo Spadaro in Libano, al confine con la Siria, nell’ambito del progetto ‘Ana Kamen – Fase 2’, sostenuto dall’Aics-Agenzia italiana di cooperazione allo sviluppo con la collaborazione di WeWorld, rappresenta in modo concreto proprio questo impegno. Il progetto ha evidenziato come lo sport sociale possa essere uno strumento fondamentale per accompagnare l’accesso a servizi educativi inclusivi e di qualità per bambini libanesi vulnerabili e rifugiati, promuovendo l’inclusione educativa e sociale delle ragazze e dei ragazzi in quattro scuole pubbliche e contribuendo alla formazione dei loro insegnanti.
Proprio in quel Libano dove, in queste due settimane di conflitto armato tra Israele ed Hezbollah, si contano già oltre seicento vittime - tra cui molte donne e bambini - e almeno 750 mila sfollati.
Dal Libano al Sahrawi, dove siamo stati impegnati nell’ambito del progetto ‘Sport inclusivo per giovani rifugiati Saharawi’ coordinato dalla rete Spin - Sport inclusion network e finanziato dal ministero austriaco dello Sport e della Cultura, al fianco del ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica Araba Sahrawi Democratica. L'Uisp è partner del progetto, cofinanziandone una parte e svolgendo il ruolo di organizzatore dei corsi di formazione per docenti di educazione sportiva delle scuole primarie e secondarie dei campi profughi di Tindouf.
Dopo la missione del maggio scorso, quando Ilaria Nobili e Gianluca Pianigiani hanno tenuto una settimana di formazione su percorsi di educazione attraverso il gioco e lo sport, proponendo il movimento come strumento di inclusione, socializzazione e apprendimento, a febbraio ben 70 partecipanti hanno potuto sperimentare metodologie e giochi cooperativi raccolti all’interno di una dispensa metodologica realizzata dall'Uisp e attualmente in fase di pubblicazione definitiva.
Ora l’obiettivo che vorremmo porci è quello di ritornare presto nei campi Saharawi, coinvolgendo Settori di Attività nazionali e Comitati regionali Uisp che fossero disponibili, per proseguire e rafforzare le azioni di cooperazione avviate.
Sono molti i bisogni che ci sono stati manifestati: dall’educazione sportiva per gli insegnanti ai percorsi su come lavorare con persone anziane e con persone con disabilità, fino ai corsi tecnici per alcune discipline sportive.
Valori e impegni che sono stati al centro anche dell’Assemblea nazionale del Forum del Terzo Settore – intitolata “Il Futuro Insieme” - che si è svolta pochi giorni fa a Roma.
Solidarietà, inclusione, partecipazione e pace: parole che abbiamo posto a fondamento delle nostre azioni, rafforzando il primato del sociale.
E questo impegno, evidentemente, non lo collochiamo solo oltre i confini nazionali.
Sul territorio italiano l’Uisp lavora ogni giorno per promuovere diritti e pari opportunità, per contrastare ogni forma di violenza e discriminazione e per valorizzare le diversità.
Le numerosissime iniziative legate alla Giornata internazionale della Donna e al palinsesto di Futura Uisp, le Corse Rosa, le manifestazioni e i progetti volti contrastare violenze e discriminazioni, e la promozione delle politiche di genere, non sono semplici momenti simbolici: rappresentano l’impegno concreto della nostra associazione nel costruire una società inclusiva, in cui ciascuno possa praticare sport, partecipare alla vita sociale e sentirsi riconosciuto nella propria dignità. A fine mese, a Roma, poi, presenteremo i materiali prodotti nell’ambito del Progetto Differenze 2.0, insieme a rappresentanti del Dipartimento per le Pari opportunità e della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e la violenza di genere.
Possiamo allora affermare che l’impegno dell’Uisp per la pace e l’impegno per l’inclusione si incontrano. Perché non può esserci vera convivenza senza diritti, senza rispetto delle differenze, senza uguaglianza di genere.
Lo sport diventa così uno strumento capace di unire comunità e promuovere valori universali, anche quando il mondo attorno sembra sempre più diviso e conflittuale.
Questo impegno si estende anche a chi vive in contesti particolarmente fragili, come gli istituti penitenziari e gli istituti penali minorili. Portare sport, attività educative e momenti di comunità dentro queste strutture significa promuovere dignità, riscatto e partecipazione, praticando concretamente i valori della nostra associazione.
E guardando alla prossima Vivicittà, vorremmo che questa manifestazione sia ancora una volta simbolo di una comunità aperta: una festa di partecipazione, di rispetto dei diritti, di promozione dello sport per tutti e tutte. Un segnale concreto che la pace, l’inclusione e la solidarietà si costruiscono insieme, passo dopo passo.
Ci incontriamo oggi, quindi, in un tempo molto complesso, segnato anche da trasformazioni profonde nel mondo dello sport, nel terzo settore e, più in generale nel nostro Paese.
Un tempo che richiede grande lucidità, grande coerenza e capacità di visione.
Negli ultimi anni, come ben sappiamo, il sistema sportivo italiano è stato attraversato da riforme strutturali che hanno modificato assetti giuridici, responsabilità e modelli organizzativi.
La riforma promossa dal Governo e attuata attraverso il Dipartimento per lo Sport e la società Sport e Salute ha ridisegnato i rapporti tra istituzioni, enti e associazioni.
Parallelamente, la piena attuazione della riforma del Terzo Settore, con il ruolo centrale del Runts, il Registro unico nazionale del terzo settore, ha previsto nuove opportunità ma anche crescenti responsabilità amministrative, oltre a maggiori requisiti di trasparenza e capacità gestionale.
In questo scenario, l’Uisp ha saputo mantenere la propria identità: consapevole di non essere più semplicemente un ente di promozione sportiva ma a tutti gli effetti un’associazione di promozione sociale. Non più in virtù di una concessione normativa, ma grazie a un vero riconoscimento giuridico, che identifica nello sport sociale uno strumento di inclusione, coesione, salute e diritti.
Lo sport che promuoviamo è cittadinanza attiva.
È contrasto alle disuguaglianze.
È presidio educativo nei territori fragili.
È spazio di relazione nei grandi centri urbani e nelle periferie così come nei piccoli comuni.
In un Paese segnato da crescenti divari sociali e povertà, dallo spopolamento di molte aree, dall’isolamento e dalla solitudine di molte persone, il nostro lavoro è quotidiano presidio democratico.
La nostra rete è ampia, diffusa, capillare.
La fase pandemica e le successive emergenze hanno però lasciato ferite: molte associazioni e società sportive hanno chiuso, i territori faticano a rigenerare gruppi dirigenti, il carico amministrativo è aumentato e il volontariato è diventato più fragile.
Eppure, abbiamo dimostrato una resilienza straordinaria.
Nelle attività, nei progetti, nelle manifestazioni, negli eventi.
Abbiamo accompagnato le affiliate e gli associati nelle nuove procedure, nella gestione del lavoro sportivo, negli adeguamenti statutari, nelle trasmigrazioni e nelle iscrizioni al Runts.
Abbiamo investito nella formazione, nell’assistenza e nella consulenza.
Oggi la sfida non è semplicemente sopravvivere alle riforme.
La sfida vera è trasformarle in opportunità: per qualificare le nostre proposte di attività, promuovere nuovi servizi, rendere più solide le governance; attrarre nuove generazioni di dirigenti e innovare percorsi e modelli organizzativi.
Il nostro tratto distintivo - lo sport per tutti e tutte - deve tradursi sempre di più in scelte chiare, omogenee, coerenti.
Essere Uisp, significa promuovere diritti, inclusione e coesione.
Significa lavorare per la salute e il benessere.
Prestare attenzione alle differenze di genere.
Contrastare ogni forma di disuguaglianza e discriminazione.
Essere presenti nei contesti migratori e interculturali.
Essere sostenibili.
Misurarsi nella dimensione europea.
Significa anche sapere che lo sport è in continua evoluzione.
Cambiano le pratiche, cambiano le motivazioni, cambiano i linguaggi.
Senza perdere la nostra identità dobbiamo sapere leggere sempre meglio il presente e continuare ad anticipare il futuro.
Essere Uisp significa questo e molto altro.
Comporta visione e responsabilità: nell’accompagnare il tessuto associativo, nell’animare reti sociali nei territori, nel costruire alleanze con enti locali, scuole, servizi sociali e sistema sanitario.
Significa essere interlocutori competenti e credibili nelle politiche pubbliche, agenti attivi di trasformazione e innovazione.
Attori protagonisti.
Direi, ancor più, registi della transizione sportiva.
Ma per poter svolgere fino in fondo questa funzione - che è ormai anche funzione pubblica - serve un quadro legislativo e amministrativo che ci metta nelle condizioni di lavorare bene, di lavorare meglio.
Per questo continuiamo a chiedere al Governo un’ulteriore attenzione su alcuni nodi ormai non più rinviabili, a partire dalle semplificazioni normative.
Le nostre organizzazioni, soprattutto quelle di base - le piccole associazioni e società sportive che si reggono prevalentemente sull’impegno volontario degli associati - sono oggi appesantite da adempimenti complessi, sovrapposizioni di regole e interpretazioni non sempre uniformi.
La qualità del nostro lavoro non può essere misurata dalla capacità di districarsi nell’ipertrofia normativa e nella burocrazia.
In particolare, per chi opera nell’ambito della promozione sportiva e sociale, è urgente una piena armonizzazione tra la legislazione del sistema sportivo e quella del Terzo settore. Oggi convivono regimi differenti, spesso incoerenti, che generano incertezza gestionale e difficoltà operative per le associazioni che sono contemporaneamente enti sportivi ed enti del terzo settore.
Evidenziamo ancora una volta l’insostenibile disallineamento in tema di volontari.
Servono chiarezza, coordinamento normativo e un approccio integrato che riconosca il valore sociale dello sport senza creare duplicazioni o conflitti regolativi.
Altro tema centrale è il funzionamento del Registro unico nazionale del terzo settore.
Il Registro rappresenta una conquista importante in termini di trasparenza e riconoscimento pubblico, ma deve diventare uno strumento realmente semplificato, con procedure più snelle e un sistema digitale capace di dialogare in modo efficace con le altre banche dati pubbliche, a partire dal Rasd, il Registro delle attività sportive dilettantistiche.
Non possiamo permetterci che il Runts si trasformi in un ostacolo invece che in una opportunità.
Credo inoltre sia necessario arrivare ad avere riconosciuti sostegni strutturali ordinari al funzionamento delle reti associative.
Il Codice del Terzo Settore valorizza il ruolo delle reti come luogo di rappresentanza, coordinamento, formazione e innovazione. Ma questo ruolo richiede risorse adeguate.
Le reti non sono un livello intermedio superfluo: sono infrastrutture sociali che tengono insieme territori, competenze e progettualità.
Investire nel loro funzionamento significa rafforzare l’intero sistema del terzo settore.
Oggi, il rischio, o forse qualcosa di più, è quello di diventare “progettifici”, scontrandosi anche con alcuni criteri di valutazione degli avvisi ex art. 72 del Codice del Terzo Settore, che certamente non premiano il ruolo dele reti a partire da quelle più consistenti e capillari.
In un tempo in cui il mondo si frammenta sempre di più, giorno dopo giorno, il terzo settore - e in particolare la promozione sociale sportiva di prossimità - può essere uno dei luoghi in cui più di altri si ricostruisce fiducia.
Ma per farlo ha bisogno di un quadro normativo coerente e di istituzioni che ne riconoscano pienamente il valore strategico.
Tutto questo significa avere gli strumenti per rafforzare co-programmazione e co-progettazione, affinché le politiche pubbliche tengano insieme inclusione, equità e partecipazione.
Significa investire su educazione, cultura, sport, salute, welfare territoriale.
Significa riconoscere pienamente il valore sociale del nostro lavoro, anche sul piano appunto delle risorse e della sostenibilità.
Si riprenda allora l’accompagnamento del percorso di riforma del lavoro sportivo, in tema di adempimenti, tutele e costi da sostenere, in un tempo in cui, purtroppo, sulle spalle di lavoratori e lavoratrici e sui bilanci dei sodalizi ricadranno - anzi stanno già ricadendo – le conseguenze dei conflitti nel Medio Oriente riguardo l’innalzamento spaventoso del costo dei carburanti e quindi di un ulteriore aggravio dei costi dell’energia, che si preannuncia ben più pesante di quello con cui avevamo dovuto fare i conti nel primo periodo della guerra in Ucraina.
Aumento dei costi dei trasporti e quindi delle materie prime, aumento del costo generale della vita e, nell’ambito sportivo, ulteriore crescita dei costi di gestione dell’impiantistica, già così in sofferenza.
Terminato poi il periodo caratterizzato dalle Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, su cui siamo stati chiamati ad offrire il nostro punto di vista anche da importanti testate nazionali, auspico di poter incontrare al più presto il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, per riannodare i fili del confronto.
All’interno del rinnovato tavolo di lavoro avviato insieme al Coni e al Cip, sarà indispensabile riprendere alcuni ragionamenti non più rinviabili, a partire dalla definizione degli ambiti di attività in capo ai diversi Organismi sportivi, dai rapporti tra Federazioni ed Enti di Promozione sportiva, superando ambiguità e sovrapposizioni tra agonismo di prestazione e attività competitive in chiave di collaborazione e pari dignità; completare la messa a terra della riforma legislativa complessiva e di quella del lavoro sportivo; affrontare e superare alcune storture penalizzanti della normativa sulla tutela sanitaria; riconoscere pienamente il ruolo degli Eps nella governance del sistema sportivo.
Insomma, tutti temi orientati a rafforzare lo sport di base come diritto, infrastruttura sociale e come politica pubblica trasversale, strettamente connessa alla salute, alla scuola, all’inclusione sociale, all’ambiente e ai processi di rigenerazione urbana. In questa prospettiva, lo sport sociale diventa uno strumento di trasformazione generativa, culturale e di comunità.
A sostenere questo anche le recenti analisi messe a disposizione dal Rapporto Sport 2025, curato da Sport e Salute e ICS-Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che mettono in chiara evidenza consistenza e valore dell’ambito della promozione sportiva, e, se ancor ce ne fosse bisogno – la sentenza n. 102 del Consiglio di Stato dello scorso 7 gennaio, con cui è stato accolto il ricorso dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro la sentenza del Tar del Lazio, ripristinando la sanzione inflitta alla Figc per abuso di posizione dominante nell’organizzazione delle competizioni calcistiche giovanili.
Sul tema delle risorse non possiamo che apprezzare gli sforzi dell’Autorità di governo in materia di sport e della sua filiera, di contro continuiamo ad evidenziare le perduranti sperequazioni nell’allocazione delle risorse.
Pochi giorni fa il Consiglio di Amministrazione di Sport e Salute ha approvato il piano di riparto delle risorse destinate agli Enti di Promozione sportiva per il 2026, “secondo criteri di merito, trasparenza e sostenibilità”. I documenti ‘Criteri di assegnazione contributi 2026 EPS’, ‘Dettaglio contributi 2026 EPS’ e ‘Rating EPS’ sono pubblici, on line sul sito di Sport e Salute.
L’Uisp consolida il proprio contributo e ciò è un risultato molto positivo.
Contributo che, i dati messi a disposizione da Sport e Salute evidenziano – per l’Uisp incide soltanto per circa il 3% sul valore totale della produzione.
Molteplici sono le valutazioni da compiere e gli approfondimenti da avviare sui Rating pubblicati, per cui abbiamo già aperto una interlocuzione con la Società per comprendere appieno i criteri utilizzati, soprattutto su alcuni ambiti, a partire dalla lettura dei bilanci riclassificati sugli ormai vecchi schemi Coni, che non trovano alcuna corrispondenza con gli schemi obbligatori del terzo settore, sino all’esame dell’impegno degli Organismi attraverso gli Esg, quindi i criteri di sostenibilità, che è affidato alla valutazione di uno studio esterno.
Resta poi tutto il tema, che continueremo a denunciare, di un uso ancora “distorto” del tesseramento da parte di alcuni Enti: organizzazione di attività attraverso “secondi livelli”, che non sono ammessi dalle normative vigenti, unito ad una “abitudine” diffusa nel trasformare, di fatto, meri partecipanti non tesserati a singole manifestazioni sportive, in “tesserati giornalieri” – vietato dalla legge – e quindi in numeri che finiscono per cubare consistenza associativa, uno dei parametri attraverso cui viene valutato ogni singolo Eps.
Intanto, in queste settimane su tutto il territorio sono entrate nel vivo della stagione attività, percorsi formativi, manifestazioni, campionati e rassegne e tanto altro.
I progetti, a partire da quelli nazionali, stanno intensificando la loro messa a terra, la loro positiva ricaduta sul territorio.
Iniziative legate a Tran-Sport, EduSport, l’avvio di AGE, solo a titolo esemplificativo, contribuiscono a mettere in evidenza un filo rosso che attraversa i nostri percorsi di transizione sportiva – con l’attenzione che dedichiamo a giovani, adulti e grandi adulti, per contrastare sedentarietà e abbandono sportivo, per promuovere corretti e sani stili di vita e invecchiamento attivo - nel rapporto con le basi associative affiliate, le reti sociali e le istituzioni.
In particolare, con il Progetto AGE offriremo ai Comitati Uisp un quadro di riferimento culturale, operativo e progettuale per comprendere e governare il cambiamento demografico in atto, accompagnandoli nella costruzione di piani territoriali AGE capaci di trasformare l’invecchiamento della popolazione da fattore di pressione sui sistemi di welfare a leva di sviluppo sociale ed economico.
AGE sarà uno strumento di orientamento per attivare processi di co-progettazione e co-sviluppo con enti pubblici, privati e terzo settore, andando inoltre colmare un vuoto oggi evidente, quello della dimensione della Silver Economy nella sua declinazione sociale e sportiva.
Abbiamo scelto di inaugurare i percorsi formativi della Age Academy con un appuntamento in presenza, il 15 e 16 maggio a Roma, dedicato ai comitati coinvolti, in cui verranno anche attivate azioni sulle Politiche Uisp per la Promozione della Salute e welfare e specificatamente sull’invecchiamento attivo.
Nell’ambito di Tran-Sport, invece, con l’occasione vi segnalo - come già anticipato da Uispress ieri, la partenza, l’8 aprile, del nuovo percorso gratuito di accompagnamento e formazione su digital fundraising e crowdfunding, organizzato in collaborazione con Rete del dono e rivolto ai Comitati Uisp e alle associazioni sportive affiliate. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per incrementare la sostenibilità finanziaria delle iniziative e dei progetti locali, aiutando la rete associativa a sviluppare nuove competenze sulla raccolta fondi e sulla costruzione di campagne efficaci.
In tutto questo si inserisce la novità della nostra partecipazione al 2° “Festival dell’amministrazione condivisa dei beni comuni” organizzato da Labsus-Laboratorio per la Sussidiarietà, che si terrà ad Assisi dal 26 al 28 marzo. Saremo protagonisti nel panel “Lo sport che sviluppa comunità”, coordinato dalle Politiche nazionali Uisp per i Beni comuni e periferie. Sarà l’occasione per approfondire il ruolo dello sport come infrastrutturazione sociale e fulcro di azioni collaborative e di amministrazione condivisa, con il coinvolgimento dei Comitati Uisp che negli anni hanno lavorato al progetto Sport Civico e maturato significative esperienze di rigenerazione urbana.
Sul fronte dei progetti europei segnalo che a Bologna, dal 15 al 17 aprile ospiteremo tutti i partner del Progetto Resm-Real european sport model, provenienti da Austria, Danimarca e Slovenia, per testare i primi strumenti di advocacy sviluppati a seguito di un enorme lavoro di ricerca, effettuato su oltre cento testi europei, sui modelli di sport attuale e quelli auspicati.
Insieme alla vicepresidente dell’Isca Daniela Conti accoglieremo tutto il board dell’International sport and culture association, che coordina il progetto.
Impegni che ci fanno guardare – sempre più attrezzati - anche alle nuove opportunità del Piano nazionale per l’Economia sociale approntato dal Governo in risposta alle raccomandazioni europee. L’iniziativa si inserisce infatti nel quadro del Piano d’Azione per l’Economia sociale varato dalla Commissione Europea, che riconosce il ruolo fondamentale dell’economia sociale per l’inclusione, la coesione territoriale, l’occupazione, le transizioni ecologica e digitale.
Quale organismo che opera nell’economia sociale abbiamo aderito all’invito del ministero dell’Economia e delle Finanze e partecipato alla consultazione pubblica, producendo osservazioni e proposte.
Insomma, un grande e immane lavoro quotidiano, 7 giorni su 7, che non si arresta mai, per cui ringrazio voi e attraverso di voi, ringrazio ogni nodo della nostra Rete.
Ed è in tutto questo quadro, senza dubbio articolato e impegnativo, in cui ci misuriamo ed operiamo ogni giorno, che s’innesta il percorso di aggiornamento dello Statuto, tra livello nazionale, livelli regionali e territoriali.
Si tratta di un percorso che non nasce oggi, ma che affonda le proprie radici nella riforma interna avviata nel 2015 e che si àncora nel mandato politico del nostro Congresso nazionale del marzo 2025.
La platea congressuale di Tivoli ha infatti evidenziato con chiarezza la necessità di avviare una nuova fase di riflessione sul funzionamento della nostra rete associativa e sulle regole che la guidano. In quell’occasione è stato condiviso l’impegno a costruire un percorso partecipato per condurci all’Assemblea congressuale di metà mandato - anticipata rispetto alle tempistiche tradizionali - che si terrà terremo nella seconda metà di ottobre 2026.
È importante però ribadire che lo Statuto dell’Uisp non è uno statuto superato, anzi.
Uno statuto attraverso cui la nostra associazione, nel 2019, è stata tra le prime organizzazioni del Terzo settore e del sistema sportivo italiano a completare il percorso di adeguamento richiesto dalla riforma del Terzo settore, ottenendo il nuovo riconoscimento giuridico di Associazione di Promozione sociale e Rete associativa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e garantendo nel contempo il mantenimento del riconoscimento come Ente di Promozione sportiva, che resta in capo al Coni.
Il tema che ci troviamo davanti, dunque, non è una rincorsa alle norme, ma una scelta politica consapevole: cogliere una preziosa opportunità per l’evoluzione della nostra organizzazione, a soli due anni dal celebrare gli 80 anni dell’Unione.
Al centro dell’attenzione restano le esigenze associative. Manutenere lo Statuto significa rafforzare il progetto politico dell’Uisp e mettere le regole dell’Associazione al servizio del suo futuro.
Il Congresso ci ha chiesto con forza di semplificare, rendere più chiaro ed efficace il nostro sistema di regole, alleggerendo un impianto normativo che negli anni si è stratificato e che oggi rischia di risultare più complesso del necessario rispetto alle esigenze della nostra rete associativa.
Semplificare, però, non significa indebolire le regole.
Al contrario, significa rafforzare l’applicazione omogenea delle norme nella rete associativa, a tutti i livelli - nazionale, regionali e territoriali - che si trovano tra l’altro a dover rispettare le stesse normative legislative di riferimento.
L’obiettivo è rendere il nostro già ottimo Statuto più leggibile, comprensibile e “accogliente”, capace di far emergere ancora più chiaramente i valori fondanti dell’Uisp, con un linguaggio possibilmente più caldo ed inclusivo, integrando impegni e valori che ormai fanno parte della nostra agenda quotidiana, trovando definizione e casa, ad esempio, nell’articolo dedicato all’identità associativa.
Saranno poi necessari affinamenti di miglior scrittura relativi, ad esempio, ad alcuni compiti degli Organi di amministrazione, alla regolamentazione delle decadenze e delle integrazioni, alla disciplina relativa ai Collegi, alla durata dei Commissariamenti.
Dentro questo percorso si collocano alcune questioni strategiche, in coerenza con quanto deciso - su mia proposta - dal Congresso nazionale di Tivoli e facendo anche sintesi dei percorsi congressuali territoriali e regionali. Si tratta di temi che il Congresso aveva indicato come prioritari e sui quali, negli ultimi mesi - dallo scorso ottobre fino a queste ultime settimane - abbiamo iniziato a confrontarci sia in Giunta sia nella Conferenza dei Presidenti regionali, tenendo presente anche quanto già condiviso nel Consiglio nazionale del dicembre scorso.
Fra poco riprenderò questi punti, aggiungendo anche alcuni spunti che oggi possono essere più ampi ed organici, grazie all’ascolto dei tanti contributi arrivati in questi mesi proprio durante le riunioni degli organismi che ho appena richiamato.
Permettetemi però di partire - come ho già fatto in occasione della Conferenza dei Presidenti regionali dello scorso 27 febbraio, convocata insieme alla Giunta nazionale – dal tema del vincolo dei mandati dei presidenti Uisp a tutti i livelli, per sgombrare anche in questa sede il campo da narrazioni distorte o da letture non corrette che nelle scorse settimane hanno circolato.
Su questo tema non c’è assolutamente nulla lo sottolineo: nulla - di personale.
E oggi, in maniera chiara, vorrei consegnare a questo Consiglio, e quindi al massimo organo di programmazione e di coordinamento dell’attività dell’Associazione, un ragionamento di valore squisitamente politico.
Su questo tema ci portiamo dietro una storia che i dirigenti un po’ più maturi conoscono bene: una storia che è stata anche battaglia politica dell’Uisp. Una battaglia che abbiamo condotto nel rapporto con il Coni e gli altri Enti di Promozione sportiva, le Federazioni, con il terzo settore, con il sistema dei partiti, con il Parlamento.
Il tema del vincolo dei mandati per i presidenti degli Organismi sportivi in Italia è stato oggetto di significative evoluzioni legislative e di un ampio dibattito.
Dopo la riforma del 2018 e i successivi interventi, normativi la legislazione fissò a tre il numero massimo di mandati consecutivi per i presidenti e gli organi direttivi del Coni del Cip, delle Federazioni sportive, degli Enti di Promozione sportiva e delle Discipline Sportive associate.
Successivamente, il quadro normativo è stato modificato, prima nel 2021 e poi nel 2023, anche alla luce di quanto stabilito dalla sentenza della Corte costituzionale 184 del 2023, con cui è stato dichiarato illegittimo il divieto di candidarsi agli organi direttivi per chi avesse già svolto tre mandati, evidenziando profili di incostituzionalità in riferimento alla libertà di associazione.
Di fatto si è arrivati alla cancellazione del limite dei tre mandati, introducendo invece il principio secondo cui i presidenti degli Organismi sportivi non superino, di norma, i tre mandati consecutivi, richiedendo per la rielezione oltre il terzo, un quorum rafforzato.
Oggi possiamo affermare, con grande laicità, che quella nostra battaglia non ha avuto alcun seguito e non ha scalfito nulla sul quadro che si è determinato. Per questo ritengo giusto non ignorare la realtà nella quale oggi ci troviamo ad operare, in un contesto profondamente diverso da quello di allora.
Oggi c’è infatti una “generazione” - e non ne faccio una questione di età anagrafica, ma di fase storica – che dal 2021 in poi, nell’assumere la responsabilità della legale rappresentanza ai vari livelli, si è trovata a misurarsi con una stagione straordinaria, segnata da molteplici emergenze.
La pandemia, con tutta la sua portata devastante; la guerra in Ucraina; le successive crisi energetiche e ambientali; l’inflazione e le difficoltà di tenuta delle famiglie. A tutto questo si è aggiunto il percorso di messa a terra - non ancora ad oggi concluso - della nuova legislazione del sistema sportivo e del terzo settore, compresa la fiscalità.
Nel frattempo, le nuove ondate di conflitto in Medio Oriente alimentano ulteriori tensioni e crisi che metteranno a dura prova la tenuta sociale ed economica complessiva.
Credo che questa generazione dirigente non abbia avuto l’opportunità piena di dispiegare i ruoli di responsabilità, non soltanto quelli legati alla rappresentanza legale, ma soprattutto quelli della piena rappresentanza politica.
Questo è il mio pensiero, che vi consegno.
Ritengo che si tratti di una questione assolutamente neutra: una valutazione esclusivamente politica, che considero anche doverosa nel mio ruolo di presidente nazionale.
Sono infatti consapevole della necessità di una classe dirigente capace di accompagnare i processi in corso e di guidare le numerose trasformazioni in atto, in un contesto storico così particolare.
Per questo credo sia importante mettere una generazione dirigente nelle condizioni – qualora l’aggiornamento statutario lo consentisse e in presenza della disponibilità dei dirigenti, oltre che del necessario consenso e sostegno democratico – di poter completare e portare pienamente a termine il proprio impegno.
Ma a queste riflessioni aggiungerò tra poco qualche ulteriore considerazione, nella cornice del tema dei ruoli.
Intanto, partiamo dalla grande attenzione che dovrà essere posta sull’evoluzione del sistema dei Settori di Attività e sul superamento di alcune rigidità organizzative che negli anni hanno accompagnato il passaggio da Leghe a Strutture e poi ai Settori.
L’indirizzo politico è già stato assunto con la mozione congressuale approvata all’unanimità: rafforzare il ruolo dei Settori come ambito organizzativo delle attività e valorizzare competenze e responsabilità nella loro gestione, superando l’attuale limite del doppio mandato per i coordinatori e le coordinatrici e l’incompatibilità tra ruolo di coordinamento e presidenza Uisp a qualsiasi livello.
Riguardo poi al palinsesto delle attività, occorre ricordare che lo Statuto, all’articolo 3, elenca le attività di interesse generale attraverso il cui svolgimento in via principale l’Uisp persegue, senza scopo di lucro, finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.
Ebbene, delle 20 attività elencate, soltanto ad una – la lettera a) “organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche” – sono dedicati due specifici articoli di Statuto, oltre a quanto stabilito nel Regolamento nazionale e nei Regolamenti tecnici. Nel nostro sistema, di contro, tra Statuto e Regolamento, non vi è alcun riferimento al funzionamento organizzativo dei Dipartimenti e delle Politiche, né ai percorsi attraverso cui vengono individuati i dirigenti cui affidarne responsabilità e compiti.
Un punto centrale dell’aggiornamento del sistema di norme Uisp, con un lavoro che dovrà svilupparsi in modo particolare nel Regolamento, riguarda quello che abbiamo definito “modello dei Comitati” e il rapporto tra i diversi livelli della rete associativa.
Negli ultimi dieci anni, infatti, il contesto normativo, amministrativo e gestionale è profondamente cambiato.
Gli adempimenti richiesti oggi alle nostre strutture sono molto più complessi rispetto al passato.
Questo ci impone una riflessione seria che parta dalla sostenibilità organizzativa ed economica dei nostri Comitati territoriali, dalla loro dimensione ottimale e dalle modalità di collaborazione tra i diversi livelli. Una riflessione che deve misurarsi anche con le norme del sistema sportivo e del Terzo settore e che deve essere affrontata riconoscendo la centralità del ruolo dei Comitati regionali.
Un ulteriore ambito di lavoro riguarda il tema del controllo e dell’autocontrollo della rete associativa.
La normativa del Terzo settore attribuisce alle reti associative nazionali anche funzioni che assumono carattere di delega pubblica e questo richiede maggiore chiarezza nei ruoli, negli strumenti e nelle responsabilità. È quindi necessario distinguere in modo netto le funzioni di autocontrollo da quelle di monitoraggio e accompagnamento della rete, che senza dubbio vanno rafforzate, senza dimenticare che il livello nazionale adotta anche il Modello organizzativo previsto dal Decreto legislativo 231/2001.
Il Comitato Etico ha avviato il lavoro – ed è già a buon punto - per un primo adeguamento del Codice, impostato sulla base delle Linee guida per un codice di qualità e autocontrollo per gli organismi del Terzo Settore. Su questo fronte sarà importante comprendere quali azioni oggettive e concrete, a livello nazionale e poi a cascata nei Comitati regionali e territoriali, potremo promuovere e organizzare in modo più efficace e proattivo, oltre ai doveri degli Organi di Controllo.
Le esperienze di ‘inciampo’ registrate in alcuni territori ci hanno consentito di maturare una certa esperienza e ci richiamano oggi alla necessità di di dover mettere la massima attenzione anche su questi percorsi.
Citavo poc’anzi i livelli regionali. Sono convinto che proprio sui Comitati regionali si possano affrontare e sviluppare ragionamenti utili per arrivare, rispetto a quanto oggi previsto dallo Statuto, a un maggiore e migliore “ingaggio” dei Regionali: nel rapporto con il livello nazionale e, soprattutto, nel rapporto con i territori.
L’obiettivo deve essere quello di promuovere una valorizzazione degli ‘ecosistemi territoriali’, dentro l’unità e l’unicità della rete associativa nazionale.
Faremo tutti gli approfondimenti utili e necessari, per capire e a valutare insieme, se vi siano specifiche esigenze a cui poter dare risposte, attraverso statuti e regolamento.
Avviamo allora sui Regionali una discussione aperta, franca, fino in fondo.
Da tempo - e non solo perché ho avuto il privilegio di misurarmi negli anni con la presidenza di un Comitato regionale – esprimo una convinzione molto netta: il ruolo strategico del livello regionale Uisp come snodo delle coerenze, con una funzione di coordinamento nell’accompagnare e supportare il territorio. Naturalmente, questo richiede che anche i Comitati territoriali si mettano nelle condizioni di essere accompagnati e sostenuti, per poter davvero lavoro in rete.
Siamo qua, tutti e tutte insieme, a condividere responsabilità apicali della nostra Uisp. Abbiamo tutti una certa esperienza associativa e sappiamo bene che esiste la rappresentanza dei territori – ed è giusto che sia così, è democrazia - ma non possiamo viverla con una logica schizofrenica, come talvolta purtroppo ancora accade.
Consentitemi un passaggio “terra a terra” ma molto concreto: se sto a casa mia rappresento, quando vado al Nazionale non posso cambiare posizione a seconda delle convenienze del momento - se mi va bene ha ragione il Presidente, ha ragione la Giunta nazionale - altrimenti no - perché si ritiene di poter pensare solo al perimetro del proprio Comitato e alle apparenti proprie convenienze.
Anche alla luce di alcune vicende associative molto pesanti che in questi anni abbiamo dovuto affrontare - e che in alcuni territori continuiamo ad affrontare - sono certo che oggi possiamo condividere tutti come certi approcci non possano più essere “sostenibili”.
È arrivato allora il momento di assumersi collettivamente una responsabilità vera, piena.
Quando parliamo di rete associativa le questioni non si possano neppure esaurire sui temi del monitoraggio e dell’autocontrollo: serve un percorso di maturità politica che rafforzi una vera dimensione nazionale, che deve appartenere a tutti e tutte e alla quale ciascuno di noi deve contribuire attivamente.
Come presidente nazionale avverto forte il bisogno di una discussione associativa alta, perché qui si gioca un pezzo importante del nostro “Salto Triplo” e quindi della capacità di garantire futuro all’Uisp. Un percorso che dobbiamo concorrere ad impostare proprio ora, di fronte alle sfide aperte con cui siamo chiamati a confrontarci.
I tempi attuali richiedono sempre più velocità e rapidità, di decisione e di azione.
Vorrei ora aprire alcune riflessioni sul modello dei Comitati territoriali.
Negli ultimi sette anni il livello degli adempimenti amministrativo, fiscali e burocratici che gravano sui nostri Comitati – e più in generale sulle associazioni - è aumentato in modo esponenziale: legislazione, norme di settore, fiscalità, lavoro sportivo, dichiarazioni e certificazioni obbligatorie, registro delle attività sportive dilettantistiche in addizione a quello Coni, registro unico nazionale del terzo settore, tenuta contabile, approvazione bilanci secondo le nuove disposizioni e i nuovi schemi ministeriali, funzionamento degli organi, gestione delle sedi, impiantistica, organizzazione e calendarizzazione delle attività etc.
Una mole di adempimenti che difficilmente può essere sostenuta senza una tecnostruttura adeguata.
La domanda da cui dobbiamo partire è dunque molto semplice: quando un Comitato è realmente in grado di rispondere a questo livello di adempimenti? Tanto più considerando che tali obblighi non diminuiscono con il diminuire della dimensione della consistenza associativa di un Comitato.
Non si tratta di chiudere o di accorpare.
Si tratta di affrontare un ragionamento serio, molto serio, con l’accompagnamento dei Regionali di riferimento. Possiamo quasi sicuramente condividere che oggi neppure consistenze associative ben superiori ai parametri minimi previsti dal regolamento garantiscono la capacità di svolgere tutti questi compiti o una sufficiente sostenibilità economica per strutturarsi, seppure alle condizioni minime dell’operatività necessaria.
Tutto questo con l’obiettivo di non chiudere presenze Uisp sul territorio, anzi, di poterle rafforzare ed ampliare.
Occorre quindi individuare soluzioni per i nodi più fragili, prevedere, ad esempio, la condivisione di alcune funzioni, ruoli o servizi tra Comitato regionale e territoriali o tra diversi Comitati territoriali; utilizzare pienamente le opportunità offerte dagli strumenti digitali e dal gestionale amministrativo nazionale - che ricordiamo è obbligatorio - fino ad arrivare alla situazione dei Comitati più piccoli, che rischiano di non raggiungere i parametri previsti dalle norme Coni e dai vincoli del decreto legislativo 117/2017.
Occorre, insomma, partire dalla U di UISP, dalla U di UNIONE. Il tema non è chiudere, accorpare. Il tema è invece UNIRE, laddove è necessario, RISORSE, FORZE E ENERGIE.
Se l’Uisp stabilisce – come io sono convinto debba fare, a maggior ragione oggi in quanto rete associativa – di avere una presenza organizzata sull’intero territorio del Paese, allora credo che l’Associazione debba anche assumersi la responsabilità di sostenere questa scelta.
Con e nelle forme che individueremo, e con l’impegno primario dei Comitati regionali insieme al livello nazionale, dovremo trovare le condizioni e le sostenibilità necessarie per mantenere aperto il presidio Uisp anche nei territori più complessi, naturalmente a valle di valutazioni attente e ponderate.
Nel frattempo, non dimentichiamo che, a fronte dei parametri regolamentari stabiliti nel 2015, nel 2016 il numero dei Comitati territoriali si era ridotto di trenta unità.
Ricordo inoltre che per il Coni, ogni Eps deve avere almeno 70 Comitati territoriali costituiti che coprano altrettante province, all’interno dei quali ci siano almeno 10 asd o ssd affiliate e iscritte al Rasd; almeno 15 Comitati regionali costituiti; oltre ad almeno 1.000 affiliate e 100.000 tesserati. All’interno di ogni regione, inoltre, deve essere presente almeno la metà, arrotondata per eccesso, dei Comitati territoriali corrispondenti alle province indicate nel Regolamento Eps Coni approvato nel 2014 (nel quale, ad esempio, non sono ancora indicate Monza-Brianza e Lodi) per poter costituire o mantenere tale un Comitato regionale.
Mi ricollego ora brevemente - come avevo anticipato - al tema dei mandati per consegnarvi un’ulteriore riflessione che ritengo molto importante.
Ci sono infatti aspetti che riguardano il lavoro, le prospettive, il ruolo stesso di presidente ai livelli regionali e territoriali.
Se un Comitato investe su una persona - magari giovane - e poi dopo due mandati, fossero anche tre, il percorso si chiude, si produce precariato o, peggio ancora, disoccupazione.
Occorre allora a mio avviso avviare ragionamenti tra funzioni di rappresentanza politico-associativa e funzioni tecnico-operative, di tecnostruttura, sulla distinzione di tali percorsi, considerazioni che pongono subito alcune prime domande.
Che significa ricoprire un incarico elettivo, a partire dal presidente?
Quale è l’inquadramento?
Che significa svolgere un incarico tecnico? Come garantire la continuità dentro un Comitato, a prescindere da chi viene eletto (presidente, giunta, consiglio)? Come si stabilizza correttamente la tecnostruttura?
Tutto questo anche con l’obiettivo di rendere più motivanti e gratificanti i percorsi dirigenziali e quelli all’interno delle tecnostrutture, e di promuovere investimenti su nuove risorse umane, in particolare giovani, garantendo loro al tempo spesso una prospettiva di crescita e di stabilità.
Per i Comitati più strutturati sarà inoltre importante affrontare il tema del rapporto tipo con le eventuali società controllate e partecipate.
Questo processo si inserisce, peraltro, in un contesto più ampio di trasformazione del sistema sportivo e della rappresentanza, che nei prossimi anni - forse già a partire dai prossimi mesi - potrebbe conoscere ulteriori evoluzioni normative. Proprio per questo è fondamentale che l’Uisp affronti questa fase con un impianto associativo solido, coerente e capace di governare il cambiamento.
Il percorso che abbiamo avviato sarà un percorso profondamente partecipato, che coinvolgerà per ben 8 mesi gli organi nazionali, i comitati regionali e territoriali e l’intera rete associativa.
Non si tratta di un lavoro tecnico affidato a pochi, ma di una discussione politica che riguarda il futuro dell’Uisp, il modo in cui vogliamo organizzare la nostra rete e la capacità della nostra associazione di rafforzarsi come primario soggetto nazionale dello sport sociale e del terzo settore.
Dopo le prime sessioni di confronto con il giurista Luca Gori - professore di diritto costituzionale della Scuola superiore universitaria Sant’Anna di Pisa, professore di diritto del terzo settore presso l’Università di Pisa, responsabile delle attività del Centro di ricerca Maria Eletta Martini nonché, su nomina del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, componente dell'Osservatorio nazionale sull'amministrazione condivisa - il percorso di analisi, studio e sintesi sarà - come già ho avuto modo di anticipare alla Conferenza dei Presidenti regionali, coordinato da Vincenzo Manco, responsabile Centro Studi e Ricerca, che come presidente è stato il massimo protagonista della bontà del percorso di redazione degli Statuti della rete Uisp negli anni 2018 e 2019 – insieme ad Enrica Francini, Tommaso Dorati e il sottoscritto. Vincenzo Manco è anche il referente, per l’Uisp, dell’accordo quadro vigente proprio con la Scuola Superiore Sant’Anna.
Grazie Vincenzo per la tua preziosissima disponibilità.
Vincenzo Manco e il segretario generale Tommaso Dorati porteranno in Giunta, indicativamente entro il prossimo 10 aprile, un primo lavoro grezzo di “impianto” dello Statuto su cui avviare il confronto e il lavoro di approfondimento.
Lo staff di Presidenza, già a partire dalla prossima settimana, inizierà a prendere contatti con tutti i Presidenti regionali per concordare e fissare le date dei Consigli Regionali, da tenersi entro la prima settimana di luglio. Chiedo sin d’ora che i Consigli vengano convocati in modalità allargata, coinvolgendo anche tutti i Comitati territoriali e i delegati in carica all’Assemblea congressuale nazionale.
Con la centralità della Giunta nazionale si lavorerà progressivamente per arrivare ad una bozza di testo di Statuto su cui, nei mesi di luglio e agosto, anche i Consiglieri nazionali saranno chiamati a portare il proprio contributo.
A settembre convocheremo un Consiglio nazionale straordinario tematico - in presenza - che licenzierà la bozza da sottoporre ai delegati dell’Assemblea di ottobre.
Care Consigliere, cari Consiglieri,
insieme condividiamo una grande responsabilità.
Guidare un’associazione come la UISP non è esercizio individuale. È una responsabilità collettiva.
Insieme, dobbiamo essere fedeli ai valori fondativi ma coraggiosi nelle scelte, rigorosi nella gestione ma capaci di innovare ed essere inclusivi nelle relazioni.
Il Consiglio nazionale è un fondamentale spazio politico-associativo di indirizzo e confronto.
Invito tutte e tutti noi a viverlo sempre con spirito costruttivo, con franchezza, senza ambiguità, con lealtà, con senso di responsabilità.
Abbiamo davanti un periodo molto intenso, che, sono certo, consoliderà il nostro ruolo e il nostro posizionamento nel sistema sportivo e nel terzo settore.
La qualità della nostra visione, la coerenza delle nostre scelte, la capacità di lavorare insieme contribuiranno a raggiungere risultati importanti.
Io credo profondamente che l’Uisp abbia tutte le energie per affrontare questa fase così strategica.
Continuiamo a costruire uno sport che unisce, che smuove passioni, che cura, che ricuce.
Uno sport davvero per tutte e per tutti.
Grazie per il vostro impegno.
Grazie per la vostra disponibilità.
Concludo.
Marzo 1946 – marzo 2026: a 80 anni dal primo voto dopo la fine della Seconda Guerra mondiale - a giugno venne scelta la Repubblica - siamo chiamati ancora a difendere la Costituzione e i nostri diritti.
Domenica 22 e lunedì 23 marzo si voterà per il Referendum costituzionale sulla giustizia.
Ci siamo già espressi da tempo per il NO, una posizione motivata, per noi quasi automatica, e che trova gambe proprio in quello che è l’UISP.
Grazie a tutti coloro hanno partecipato e continueranno a farlo anche nei prossimi giorni alle iniziative organizzate dal Comitato per il NO promosso dall’Associazione nazionale Magistrati, insieme ad avvocati e docenti universitari, con al loro fianco molte reti e associazioni.
Grazie al Partigiano Filiberto Rossi, che abbiamo salutato per l’ultima volta poche settimane fa a Torino, città dove torneremo sabato prossimo 21 marzo per stare ancora una volta al fianco di don Luigi Ciotti e di Libera, in occasione della 31° Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie; grazie a Luciana Romoli, la Partigiana Luce, la “Partigiana bambina”, classe 1930, già protagonista del video-documentario Uisp-UDI “Le ragazze del ’43 e la bicicletta’, che nei giorni scorsi ha celebrato con noi l’anniversario del voto alle donne.
Grazie a tutte le donne e a tutti gli uomini che con il loro impegno antifascista, la loro lotta e il loro sacrificio hanno contribuito a donarci libertà e democrazia, mantenendo viva la memoria della Resistenza.
Buon lavoro e sempre W L’UISP!
Tiziano Pesce
presidente nazionale UISP Aps