Comitato Territoriale

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Attività sostenibili

tesseramento

 

Pubblichiamo l'editoriale di Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, che apre il nuovo Vademecum Uisp

 

UISP,  SIAMO GENERATTIVI DI ATTIVITA' SOSTENIBILI

Settanta gli anni che la Uisp compirà nel 2018, diciassette dei quali trascorsi nel terzo millennio. Numeri, cifre che danno l’idea di come il tempo componga la storia e racconti di tante esperienze vissute da milioni di praticanti, di sportivi, di persone, donne e uomini che hanno attraversato la nostra associazione. Passioni che sono state il lievito per esperienze straordinarie, che hanno incrociato le vicende del nostro Paese fin dal Fronte della Gioventù, l’organizzazione che negli anni della Resistenza e dell’immediato dopoguerra si proponeva di essere una vera e propria palestra di educazione democratica.

È lì che si sviluppa l’embrione della Uisp. Radici solide e profonde, alimentate dal mutualismo tardo ottocentesco che dà vita alle prime società sportive. Un’associazione promotrice dei valori costituzionali che sono alla base della convivenza civile delle nostre comunità. Siamo tante cose in una: gioco, sport, divertimento, creatività e capitale sociale, terzo settore, educazione civica e cittadinanza attiva. Cultura della convivenza, rispetto delle regole, etica e trasparenza, movimento per un nuovo welfare generativo, sussidiarietà orizzontale. Promuoviamo benessere, pace e solidarietà, rispetto dell’ambiente, rigenerazione delle periferie. Una pratica sportiva inclusiva.

Non il gesto tecnico fine a se stesso, ci interessa la persona. In ogni età della vita, é la persona il centro della nostra proposta associativa. Una proposta popolare perché abbiamo una visione di società che sia capace di garantire i diritti di tutti e di offrire cittadinanza sportiva a chi ancora non ce l’ha. Ci stanno a cuore le società sportive di base, quelle realtà che ancora oggi vivono sul volontariato dei propri dirigenti e che quotidianamente offrono opportunità di pratica, pur nelle ristrettezze economiche che affrontano. A loro vogliamo riconoscere il protagonismo che meritano, per essere quotidianamente presenti, attive nei luoghi di frontiera, nelle periferie urbane e culturali, rappresentando spesso l’unica occasione per immaginare percorsi di emancipazione. La terza agenzia educativa del nostro Paese, dopo famiglia e scuola, è lo sport. A differenza dei partiti politici, l’associazionismo diffuso e quello sportivo in particolare, rappresentano uno spazio aperto in cui vivere forme di socialità che in una società sempre più atomizzata si fa fatica a trovare. Le società sportive vivono nei territori e spesso sono le antenne che percepiscono per prime il cambiamento sociale, la modifica dei comportamenti. Sono corpi intermedi di primo livello, in un’idea di Uisp, siamo generattivi di attività sostenibili Sport e integrazione ai Mondiali Antirazzisti Uisp comunità come ambito di mediazione tra l’individuo e lo Stato.

Sta in questo la forza del nostro movimento sportivo di base. Nell’essere parte integrante di una comunità come luogo in cui è possibile promuovere la partecipazione attiva dei cittadini, la loro voglia di stare insieme. Per provare a contrastare l’isolamento che confina le persone nelle proprie case. Non è forse questo il valore della grande esperienza quotidiana dell’offerta sportiva delle migliaia di società e gruppi informali aderenti alla Uisp? In un periodo storico in cui le classi sociali sono polverizzate e la speranza di futuro per le nuove generazioni registra pochissimi punti in percentuale, l’associazionismo sportivo e la Uisp rappresentano una risorsa viva del Paese. Una Uisp coraggiosa, in grado di autoriformarsi, di affrontare le nuove sfide, per superare l’autoreferenzialità e agire nel campo aperto delle reti sociali. Affrontando le contraddizioni e provando a tracciare un moderno orizzonte della propria funzione e della responsabilità sociale. Vogliamo essere una Uisp dei territori, per valorizzare i nostri Comitati, il loro faticoso impegno al servizio del benessere di ogni persona. Per sostenerli offrendo opportunità formative, scambio dei saperi e delle buone pratiche, percorsi cognitivi, ricerca e sviluppo delle attività, progettazione, consulenze per la gestione degli impianti. Un soggetto credibile, affidabile nel rapporto con le istituzioni.

E le istituzioni cosa fanno? Dieci anni. Tanto è il tempo trascorso dalla presentazione del Libro Bianco sullo sport della Commissione Europea, ma la sua definizione ampia di pratica sportiva non è stata ancora recepita in alcuna norma nel nostro ordinamento. Segno inconfutabile di una cultura sportiva in salsa italica che vuole abdicare al proprio compito, se non addirittura arretrare. Il riconoscimento del valore sociale dello sport tarda ad arrivare. Per questo ci sentiamo costantemente impegnati a chiedere una riforma di sistema del quadro normativo che riguarda lo sport. La lunga crisi ha inferto ferite profonde al tessuto sociale, ha messo a dura prova la tenuta del sistema produttivo, ha aumentato le ingiustizie. Ha riproposto nuove povertà, emarginazione e solitudine. Le trasformazioni sociali e la velocità con cui si evidenziano non lasciano scampo. Quando ci fermiamo a riflettere, spesso ci accorgiamo che il bene comune e lo sviluppo umano e sostenibile, sono traguardi che si allontanano anziché avvicinarsi. Fuori dall’Italia la situazione non sembra migliore. Le conseguenze di una globalizzazione selvaggia e incontrollata aumentano le disuguaglianze economiche, le discriminazioni, le emergenze del fenomeno migratorio. Chi cerca di fare il proprio dovere per praticare i più elementari diritti umanitari, come quello del soccorso, viene criminalizzato. Accade a molte Ong, spesso denigrate da chi soffia sulla paura e sul sentimento di insicurezza dei cittadini. Siamo con loro, lo sport sociale e per tutti non si volta dall’altra parte, chiediamo l’approvazione della legge sullo ius soli. Un’occasione di civiltà e di riconoscimento della dignità umana.

Abbiamo fatto un lavoro assiduo e approfondito, accompagnando l’iter parlamentare della legge di riforma del terzo settore 106/2016, in stretta collaborazione con il Forum Terzo Settore. Una normativa attesa da molti anni dal mondo non profit, che porterà ad una riorganizzazione di tutte le sue varie componenti. Continueremo a giocare la nostra partita con responsabilità, consapevolezza e umiltà avendo chiaro il peso della nostra forza in questa fase delicata della vita del nostro Paese. Siamo in prima fila per affermare il particolare valore dei corpi intermedi e offrire occasioni di socialità e di senso comune alla collettività. In un contesto sociale non semplice, che chiede di misurarsi con nuove complessità ed ha bisogno di organizzazioni capaci di saperne cogliere la valenza, per predisporre risposte adeguate ai nuovi bisogni e alle nuove forme di tutela che le persone richiedono.

Lo sport a misura di ciascuno è soprattutto questo. È una visione di un mondo solidale, che crea le condizioni per abbattere le solitudini, che promuove occasioni di sviluppo sociale perché interviene laddove le disuguaglianze economiche e di territorio si fanno sentire maggiormente. È lo sport delle piazze, degli spazi informali, dei parchi, delle periferie, uno sport libero che non risponde solo alle regole rigide delle tradizionali discipline ma le contamina, le ibrida, le rende flessibili ed accessibili a tutti. È lo sport degli impianti di prossimità, che accende le grandi energie che si incontrano nelle periferie urbane, laddove tutto il complesso dei servizi pubblici soffre. Il nostro obiettivo è portare al centro i territori che stanno ai margini. Territori non solo fisici, ma culturali, sociali, economici. La Uisp del terzo millennio è un’associazione che deve essere in grado di affermare un’altra idea di sport, fatta di comunità di liberi ed uguali, capaci di coltivare un civismo proattivo e relazioni positive. Che si costruiscono e si praticano anche partecipando alle nostre iniziative in calendario tutto l’anno, in ogni angolo d’Italia.

Siamo radicati su tutto il territorio nazionale, siamo una risorsa sociale, bene collettivo, saperi, competenze che costituiscono una solida trama di esperienze quotidiane che si realizzano dentro un’idea più ampia ed estesa dei luoghi dello sportpertutti. Chiamati a rappresentare l’orgoglio e la dignità di ognuno dei nostri soci, a valorizzare l’impegno dei nostri volontari, dei dirigenti e degli operatori. Abbiamo il dovere di mantenere viva una lunga storia di passioni, di conquiste, a volte anche di sofferenze e sconfitte, per continuare ad essere un punto di riferimento forte, nell’ambito delle reti sociali, in grado di stare al passo con la ricostruzione del significato di essere parte di una comunità. A noi tocca indicare una speranza in un futuro difficile, nebuloso  ma nello stesso affascinante e che abbiamo tutta la volontà di attraversare. (di Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp)