Comitato Territoriale

Parma

Dichiarazione - Torneo antirazzista e antifascista

Dichiarazione a proposito del

“Torneo Antirazzista e Antifascista”

 

Come Comitato Territoriale, viste le spiacevoli reazioni che ha scatenato su Internet l’evento del “Torneo Antirazzista e Antifascista” del 2 giugno, intendiamo chiarire alcuni punti per noi fondamentali.

Di queste conversazioni riportiamo solo alcune frasi di esempio, per far capire velocemente ciò di cui stiamo parlando: “Cose da pazzi ci inventiamo di tutto fate piangere!!”; “Secondo voi è un’iniziativa intelligente? O è voluta apposta per alimentare un’ideologia morta e sepolta, ma con l'intento di separare comuni cittadini. Vorrei vedervi in faccia”; “A me dite strano modo di pensare, quando voi organizzate una boiata del genere? Posso sapere il nome del Presidente?”; “Cioè ci state dicendo davvero che a questo torneo non giocano "prima gli italiani?”, ecc. ecc.

Le “obiezioni” all’iniziativa sono state esternate da un centinaio di persone nei commenti ad un’inserzione Facebook, con un tono generalmente infastidito ed un linguaggio che spaziava dall’insulto molto volgare, alla sorpresa irritata e attonita, per finire addirittura nella minaccia ed aperta intimidazione in un paio di casi. Possiamo raggrupparle in diversi filoni tematici che sintetizziamo di seguito, facendo lo sforzo di tradurle in un linguaggio civile, molto raramente usato nei commenti in questione; occasione persa per un confronto maggiormente costruttivo e da persone mature.

Ecco i temi:

  1. Siete anacronistici.
  2. Bisognerebbe promuovere valori positivi “pro-” e non “anti-”.
  3. Fomentate odio e separazione.
  4. State strumentalizzando qualcosa d’intrinsecamente “pulito” come lo sport, per fare politica “sporca”.
  5. Lo sport è di per sé antirazzista (per non parlare di antifascista), quindi la manifestazione è completamente fuori luogo.
  6. Passi la vostra iniziativa, ma ciò che indispone veramente sono i simboli utilizzati nella vostra comunicazione grafica.

Ci sembra sia utile e necessario esprimere, in modo altrettanto sintetico, la posizione di UISP Parma rispetto a ciascuno di questi punti.

1. Le prime tre righe dello Statuto Nazionale di UISP (http://www.uisp.it/.../principale/Statuto%20Uisp%202015.pdf) affermano che la nostra Associazione, fondata nel 1948, è "antifascista e antirazzista" e "si ispira ai principi della Costituzione italiana, contraria ad ogni forma di discriminazione". Nella stessa Costituzione, come è noto, la disposizione finale XII vieta "la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma" del partito fascista e da questa disposizione derivano le leggi che nel nostro ordinamento giuridico considerano reato l'apologia del fascismo. In particolare, la Legge Scelba sanziona “chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità e chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. La stessa tematica viene ripresa e ribadita nel 1993 quando il Parlamento emanò la Legge Mancino che punisce: “chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Per quanto riguarda le leggi che fanno parte di una disciplina attuale, appare piuttosto fuori luogo considerarle anacronistiche. Sono regole del vivere in società, che piaccia o non piaccia. Tracciano i confini tra ciò che è lecito o no. Se sono interiorizzate dalle persone al punto tale da divenire modi di agire “automatici” ben venga, ma purtroppo sono i fatti del presente a far pensare che questa interiorizzazione sia ben lontana dal divenire realtà.

Uno Statuto e una Costituzione dal canto loro sono invece anacronistici? Nel loro essere “fondativi” sì, si situano fuori dal presente per rimandare alle origini di una scelta e alla storia di un Paese. Rispondono come una linea guida rispetto ai valori da tutelare, sempre, in modo costante. Quindi il loro anacronismo può farli vedere come dei “sempreverdi”, qualcosa che vale la pena ricordare e aver sempre sotto gli occhi, perché da loro dipende (ed è dipesa) la qualità civile ed umana del vivere ora e qui. Per questo appare utile, bello o significativo anche solo celebrarli e rinnovarli in una viva memoria. Se poi addirittura un determinato clima socio-culturale tende a dimenticarli o ad oscurarli, a maggior ragione il loro essere sempre disponibili e vivi nel ricordo rende molto più veloce ed efficace il loro recupero all’occorrenza. Cesseranno allora di essere anacronistici (nel senso di “fuori dal tempo presente”) e verranno utilmente impiegati in un agire attuale. Come dovrebbe sempre essere.

2. Antifascismo e antirazzismo sono valori di lotta e di negazione rispetto a tendenze da vigilare, in modo tale che non si ripresentino in futuro, sotto forme nuove o vecchie che siano. Possiamo vederli come una matrice, appartenente alla storia comune di UISP e del nostro Paese, a partire dalla quale altri tipi di valori “positivi” sono stati generati. Non ci può essere infatti libertà, tolleranza e fraternità se sussistono regimi o condizioni contrarie che le negano all’origine. La storia di UISP è testimone appunto dell’impiego attivo di questi valori positivi: la loro promozione viene perfezionata con costanza nei progetti d’integrazione, tutela, inclusione, solidarietà in cui la nostra Associazione è impegnata ogni giorno. Nulla ci vieta di sentire il bisogno di promuovere anche la matrice valoriale più generale da cui questo impegno sociale deriva, per celebrarne e ricordarne le scelte risalenti al 1948 (vedi punto 1).

3. Appare veramente paradossale affermare che antifascismo e antirazzismo fomentino odio e separazione, quando invece sono proprio ciò che combattono, radicalmente e all’origine. Se ci si riferisce invece al fatto che questo tipo di posizioni possano destare fastidio o “rappresaglia” da parte di forze e tendenze opposte che in un momento come questo possono più o meno aver assunto la guida del Paese, ci dispiace ma questo è un rischio da correre. La separazione e la distinzione in questo caso è netta: non possiamo certo condividere valori e prassi contrarie alla nostra matrice storica (vedi punto 2).

4. Un uso strumentale dello sport è ciò che UISP fa da sempre. Come questo desti meraviglia o riprovazione, ancora una volta stupisce. Ovvero: lo sport per UISP è strumento di promozione umana, sociale e civile. Questo è un fare politico, laddove con questo termine s’intende qualcosa che “costruisce” una polis, ovvero una comunità in cui vivere. Questa è la politica che ci caratterizza e ci definisce. Se invece s’intende “usare lo sport per fare proselitismo rispetto all’adesione ad una determinata corrente ideologica e partitica”, ancora una volta è la storia di UISP che viene in soccorso per smentire facilmente questa affermazione. Lo “Sport Per Tutti” è sempre stato un programma di superamento di schieramenti e divisioni, anche e soprattutto in momenti difficili come gli anni ’70, ad esempio, in cui il conflitto sociale fu particolarmente aspro. Ciò che ci ha mosso e motivato è sempre stato uno “stare insieme” nel nome della pratica sportiva, ben oltre le fratture sociali e le bandiere.

5. Pare difficile pensare a una qualunque attività umana che da sola, ovvero senza che dipenda da nessuna scelta e pratica contingente e concreta, si “orienti” e “autoregolamenti” in base a valori puramente positivi. Pensare allo sport come “prototipo” di qualcosa di leale, “alto”, “giusto” ed “inclusivo” è di certo l’obiettivo e il motore che ci mette tutti d’accordo. Detto questo non occorre però sforzarsi molto con la fantasia, per trovare esempi, anche recenti, anche drammatici, anche negli stadi vicino a casa, in cui un determinato contesto e determinate azioni non consentono alla pratica sportiva di essere condotta secondo questo registro. Lo sport lo fanno le persone e le scelte alla base, come in tutte le attività umane. Lo sport di UISP è politico, proprio perché ispirato ai valori ed alle scelte del suo Statuto e della Costituzione. Valori che sono una guida per la sua messa in pratica, in modo che diventi un esempio del vivere civile e “alto” che tutti vogliamo e pretendiamo.

6. I simboli a cui questi commenti si riferiscono erano rappresentati da un paio di stelle (una nera e una rossa) e una mano chiusa a pugno. Non hanno destato invece particolari problemi altri simboli, ugualmente presenti: una “mano tesa” in un gesto di offerta/richiesta e l’incontro di due mani in una “stretta”, in segno di solidarietà e amicizia. Premessa: una composizione grafica segue prassi e regole autonome, da un punto di vista estetico e dell’uso della creatività, difficilmente riducibili ad una nomenclatura delle singole parti che la compongono. Un'altra delle “regole” che guidano il fare grafico, soprattutto nel caso vengano rappresentati degli eventi, è la continuità d’immagine con le comunicazioni che li hanno preceduti. Con tutto ciò intendiamo porre l’attenzione sul fatto che nella grafica di un evento c’è un certo grado di licenza ed arbitrarietà, che intende convogliare significati festosi o una piacevolezza visiva, oppure rivolgersi a quanti hanno già partecipato a manifestazioni analoghe in passato, senza troppo riferirsi in modo serioso e didascalico al significato che certi simboli hanno in altri contesti. Detto ciò possiamo comprendere, e rispettiamo anche, il fatto che per qualcuno questi simboli fossero ambigui e persino “fastidiosi”… Da parte nostra la volontà era solamente quella di riferirsi ai movimenti di lotta, resistenza e solidarietà alla base della nascita di questo paese. Sì, ancora una volta antifascisti, di cui si è voluto rappresentare l’esatto opposto, grazie a semplificazioni come la stella rossa o il pugno chiuso. Prendiamo atto del fastidio e della confusione arrecati a qualcuno e ci sentiamo di dire che li eviteremo in futuro.

Concludiamo questa precisazione, aggiungendo solo per dovere di cronaca, che la manifestazione così tanto contestata si è infine svolta nel più felice dei modi. Il clima è stato quello della migliore celebrazione di una Festa della Repubblica passata in amicizia, fratellanza e divertimento, giocando a Calcio, pranzando insieme, partecipando ai laboratori motori del pomeriggio destinati ai più piccoli. Tante facce diverse, tante storie e tante persone unite. Quindi a maggior ragione ci si continua ad interrogare sul perché del “polverone preventivo”, così agitato e polemico, che è stato sollevato online.

Alla fine, non si può che rispondere con un invito, dato che nessuno dei contestatori si è preso la briga di venire a vedere concretamente ciò che stavamo promuovendo e che tanto lo ha disturbato. Venite a conoscere di persona queste iniziative. Venite a confrontarvi ed a esternare civilmente le vostre perplessità. Venite ad incontrare il Comitato Territoriale UISP Parma, ogni giorno nella sua Sede. Da parte nostra avremo cura di promuovere eventualmente anche occasioni di confronto più strutturate, come assemblee di discussione pubblica, qualora lo si riterrà opportuno. Vi invitiamo a non  inondare la Rete con la vostra paura e il vostro odio personale. Rimandateli a dopo, al dopo di un confronto maggiormente umano e civile, faccia a faccia, da comuni cittadini.

 

Il Comitato Territoriale UISP Parma, 11 giugno 2019.

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