Nazionale

Defibrillatori negli impianti sportivi, questione di civiltà

Enrica Montanini, presidente dell'Uisp Parma, interviene sul tema: è una questione di civiltà e di responsabilità

Il presidente UISP Parma Enrica Montanini

«La diffusione e la disponibilità dei defibrillatori, come quella degli impianti sportivi, è una questione di civiltà e responsabilità collettiva» ha commentato il presidente Uisp Parma Enrica Montanini, dopo il drammatico fatto che ha coinvolto il giocatore del Collecchio Baseball, colpito da arresto cardiaco prima dell'inizio di una partita. Per fortuna la tempestività dei soccorsi e l'utilizzo del defibrillatore ha permesso al ragazzo di riprendersi, scongiurando conseguenza peggiori.

L'episodio ha però acceso il dibattito sulla necessità di dotare gli impianti sportivi di defibrillatori e di individuare personale in grado di utilizzarli: questioni da tempo all'attenzione della Uisp, vicina a tutti gli Enti che hanno richiesto la presenza dei defibrillatori in luoghi pubblici. La Uisp si è inoltre resa disponibile a favorire interventi formativi per arbitri, dirigenti e giudici, nella convinzione che gli ambienti sportivi possano anche essere validi presidi per la sicurezza dei cittadini.
«Quello dei defibrillatori – puntualizza la Montanini – non è un problema che deve essere in carico soltanto al mondo sportivo, per cui recentemente è stata emanata una normativa specifica (DM 24 aprile 2013), ma dovrebbe diventare patrimonio culturale della società: una buona conoscenza fin dall’età scolare dei primi elementi di soccorso e successivamente degli aspetti più avanzati, come l’utilizzo dei defibrillatori, renderebbe le pratiche legate al soccorso elementi base dell’educazione civica dei ragazzi».
«Le realtà sportive, Enti di promozione e società, non devono essere coinvolte solo come gestori di impianti – prosegue il presidente Uisp Parma -, ma anche come soggetti promotori della prevenzione e del soccorso, adottando strumenti informativi e formativi rivolti a praticanti, atleti e dirigenti. È quindi importante valorizzare il certificato medico sportivo, le buone pratiche per chi svolge attività amatoriale, come calciatori e ciclisti e favorire, soprattutto dopo l’uscita del decreto ministeriale, la diffusione dei defibrillatori».
«Infine, non dobbiamo dimenticare che l’utilizzo del Dae (Defibrillatore Automatico Esterno) richiede formazione di volontari e personale, una corretta manutenzione e aggiornamento costanti – sottolinea la Montanini -. Questa procedura di soccorso deve seguire le competenze già acquisite nelle prime manovre manuali, previste per riconoscere una persona in arresto cardiaco e anche per rispondere in modo corretto alle domande degli operatori del 118».

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