Nazionale

Equal Game Conference a Londra: presente anche l'Uisp

Riflettori dell'Uefa e della Rete Fare sulle strategie internazionali per affrontare razzismo e discriminazione nel calcio. Il racconto di R. Chiodo

 

Riflettori accesi sulle strategie internazionali per affrontare tutti gli aspetti del razzismo e della discriminazione nel calcio: il 2 e 3 aprile a Londra si è tenuta la  Equal Game Conference 2019, presso il  Wembley Stadium. La conferenza, ospitata dalla Federcalcio inglese, ha riunito 260 delegati delle federazioni affiliate alla UEFA, leghe, club, organizzazioni politiche e governative, organizzazioni non governative (ONG) e associazioni.

Si è trattato dell'ultimo in ordine di tempo, di una serie di conferenze contro la discriminazione di questo secolo, dopo l’evento inaugurale di Londra del 2002 e ai successivi incontri a Barcellona (2006), Varsavia (2009) e Roma (2014). Organizzato congiuntamente dalla UEFA e dalla Rete Fare-Football against racism in Europe ha lo scopo di promuovere l'inclusione, la diversità e l'accesso, dall'integrazione dei rifugiati alle minoranze etniche, dai diritti LGBT ai diritti dei giovani uomini e donne, nonché gli anziani.

"Consideriamo tutte le forme di discriminazione molto dannose, ovunque si verifichino: negli stadi così come nella mentalità dei decisori pubblici”, ha detto il presidente UEFA, Aleksander Čeferin. Che ha aggiunto: "Siamo preoccupati per il numero di donne all'interno della famiglia calcistica europea. Gli ultimi dati disponibili ci dicono che meno del 5% degli alti dirigenti nel calcio sono donne".

L’Uisp era presente con Daniela Conti e Raffaella Chiodo Karpinsky, per le Politiche Internazionali, cooperazione e interculturalità Uisp. “Mentre al Sardinia Arena si svolgeva la partita Cagliari-Juventus e andava in scena l’ennesimo episodio di razzismo durante una partita di serie A – ha scritto per noi Raffaella Chiodo - a Londra si svolgeva Equal Game, la Conferenza della UEFA contro il razzismo e tutte le altre forme di discriminazione. L’evento organizzato in collaborazione con la rete Fare, la rete europea delle associazioni che operano contro il razzismo attraverso il calcio, di cui l’Uisp fa parte e di cui è stata fra le fondatrici, ha messo in luce le esperienze che il calcio a vari livelli ha prodotto negli ultimi anni per affrontare il crescente fenomeno del razzismo, le discriminazioni di genere, quelle verso le persone LGBTIQ".

"Il caso italiano è stato più volte richiamato ed è diventato il focus dell’ultima sessione, nella quale si sono confrontati tecnici e calciatori come Yaya Toure, Bibiana Steinhaus, la prima arbitro donna in un campionato professionale maschile in Germania, arbitro dal 2017 nella Bundesliga e nell’ultima finale del Mondiale femminile, Rachel Yankey ex calciatrice della Nazionale inglese e l’ex allenatore della nazionale belga Roberto Martinez. Yaya Toure, sollecitato dal moderatore della tavola rotonda Pedro Pinto, ha commentato l’episodio che ha coinvolto Moise Kean lamentando l’assenza della Federazione Calcio Italiana a questa conferenza dedicata proprio alla lotta al razzismo. L’ex giocatore ha anche voluto ribadire che oltre a solidarizzare con Kean, è fondamentale che i giocatori, tutti, facciano intorno a lui quadrato nel rivendicare rispetto e che però decisivo è il ruolo che devono esercitare le istituzioni calcistiche e poi i giudici di gara, che devono fare la loro parte applicando provvedimenti severi per ristabilire un clima di agibilità e rispetto. Il messaggio è che il calcio deve poter offrire spazio per esaltaere il suo potenziale straordinario di ricchezza delle differenze. Nessun margine, nessuna sottovalutazione agli episodi, ai portatori di gesti che nella discriminazione e nell’odio trovano il proprio valore e scopo”.

A rappresentare l’impegno dell’Italia contro il razzismo era presente a Londra lo sport sociale e per tutti, con Uisp, Liberi Nantes (la squadra di Roma interamente composta da rifugiati e richiedenti asilo) e Balon Mundial, esperienza torinese di calcio interculturale. Uno sport che crede fortemente nel calcio come strumento di inclusione e integrazione, quello che quotidianamente lavora contro il razzismo e per l’affermazione di una cultura del rispetto, attraverso il linguaggio universale dello sport per favorire la costruzione di dialogo, l’incontro e lo scambio tra culture. Si tratta di un lavoro capillare e diffuso che si sviluppa dai campi di periferia a partire dalle categorie amatoriali, fino alle campagne di educazione e sensibilizzazione che coinvolgono livelli più alti fino alla Serie A. E’ stata una presenza che vuole essere un  richiamo alla responsabilità da parte di tutti, società civile compresa, nel comprendere i limiti che hanno finora reso debole l’affermazione di una cultura dove il razzismo non ha cittadinanza. A dare un segno di speranza l’attività che proprio in questi giorni sta raccogliendo un risultato importante. Infatti Liberi Nantes insieme ad Uisp, Unhcr e Asgi, hanno presentato una proposta alla Lega Nazionale Dilettanti per cercare di facilitare l’inclusione di rifugiati e richiedenti asilo attraverso il riconoscimento di un “domicilio sportivo” presso le società sportive dove questi giocano, ai fini della loro registrazione ai campionati amatoriali federali”.

 

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