Nazionale

“L’oppio dei popoli”, il nuovo libro dello storico Sergio Giuntini

Uno studio sul rapporto tra "Sport e sinistre in Italia (1892-1992)" edito da Aracne Editrice. L'Uisp tra i protagonisti dell’analisi di Giuntini

 

E' giunto in libreria l'ultimo lavoro dello storico dello sport, Sergio Giuntini, che analizza il complesso rapporto tra sport e sinistra nel nostro paese, a partire dalla fine dell'ottocento. “L’oppio dei popoli. Sport e sinistre in Italia (1892-1992)" è il titolo del libro pubblicato da Aracne Editrice (2018, p. 312, Euro 20). Intorno ai rapporti intercorsi in Italia tra sinistre e sport, si è consolidata, cristallizzandosi  progressivamente, l’idea dell’esistenza di una profonda divaricazione. Di un’incomunicabilità, che avrebbe portato i tanti soggetti che hanno popolato questo versante dello scenario politico, a rifiutare o sottovalutare la questione sportiva risultando così incapaci di affrontarne in modo compiuto le complesse problematiche.

Secondo una tale vulgata, da fine Ottocento, con il cosiddetto “antisportismo” socialista e per un lungo tratto del Novecento, ’68 incluso, le varie forze, i movimenti e i partiti della sinistra italiana si sarebbero in sostanza limitati a liquidare lo sport come un “oppio dei popoli”. Una rilettura semplicistica e banalizzante, che il volume, seconda uscita della collana “Il Podio” dell’editore romano Aracne, si sforza di  sottoporre a una puntuale analisi  ripercorrendo le più interessanti elaborazioni teoriche (Turati, Gramsci, Serrati, Longo, Togliatti, ecc.; “Giustizia e Libertà”: Carlo Rosselli, Carlo Levi; e su su fino al dualismo, anche in questo specifico, tra Berlinguer e Craxi) e la storia delle maggiori strutture organizzative (il mutualismo nel XIX secolo, i “Ciclisti Rossi”, L’Unione Operaia Escursionisti Italiani, l’Associazione Proletaria Escursionisti, l’Associazione Proletaria d’Educazione Fisica, il Fronte della Gioventù, l’Associazione Ragazze Italiane, l’Unione Italiana Sport Popolare) messe via via in campo per superarla.

Proprio all’impegno militante profuso dall’Uisp sono dedicate diverse pagine del saggio: “Dal FdG all’Uisp” (pp. 208-214); “L’Uisp degli anni ‘50” (pp. 219-224); “L’Uisp e la critica all’agonismo esasperato” (pp. 251-264). Dall’esame di Giuntini emerge un quadro meno grigio e negativo. Molte di quelle esperienze e di quel pensiero critico continuano a conservare una loro valenza e una loro attualità. Perché, come ha notato nel 2015 Gabriel Kuhn, "non c’è bisogno che le persone non interessate inizino a interessarsi di sport. Ma se qualcuno è interessato allo sport non significa che non possa essere un rivoluzionario. Lo sport è un importante campo di battaglia come un altro. Considerando l’importanza che ha nella vita di molte persone, dovrebbe essere un campo di battaglia particolarmente rilevante […]. L’obiettivo non è diminuire il divertimento dello sport dandogli bagaglio morale e politico. L’obiettivo è solo quello  di non separare gli sport dai processi di liberazione".   

 

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