Nazionale

Politiche internazionali, intercultura, cooperazione internazionale

Una delle indicazioni uscite dall’Assemblea di metà mandato della Uisp (Montesilvano 2015) è stata quella dell’intreccio tra le politiche, di considerare cioè le politiche della Uisp come parte di un unico cuore identitario che possiamo racchiudere nell’ambito dei diritti di cittadinanza e nella lotta alle diseguaglianze crescenti. Un intreccio riuscito solo parzialmente, complici un insieme di fattori che ne hanno ostacolato il processo. Ora invece, con il Congresso, si prospetta un passaggio ulteriore. Un passaggio importante e vitale per il futuro della nostra organizzazione: l’intreccio tra politiche ed attività. Nel racconto di questi quattro anni di mandato, è proprio lo sviluppo di questi intrecci (con le politiche, con le attività, con l’intera Uisp) che regge la trama.

  • Cooperazione internazionale

In un periodo di forte crisi e di minori risorse, abbiamo optato nel delimitare le nostre aree d’intervento all’estero ma di rendere al contempo la nostra presenza in quei luoghi più forte e strutturata. I luoghi scelti sono quelli dell’area mediterranea a ridosso dei grandi conflitti: Libano, Sahara Occidentale e Palestina. Mentre nei primi due siamo ben saldi e presenti, in Palestina stiamo cercando di rientrare con una progettualità meno estemporanea. Altra scelta fatta è stata quella di discostarsi dalle modalità di cooperazione classica per intervenire, in progetti già strutturati sul territorio da altre ong internazionali o da Associazioni/Istituzioni locali, con quello che sappiamo fare meglio: insegnare ed educare attraverso le nostre competenze sullo sportpertutti. Questo ha comportato un maggior coinvolgimento di alcuni comitati che hanno inviato in missione i loro educatori, una partecipazione più attiva di alcune delle nostre strutture d’attività, uno sconfinamento diretto in ambiti progettuali e buone pratiche relative ad altre politiche (si pensi alla metodologia assolutamente trasversale sui punti luce, piuttosto che alla didattica di Diamoci una Mossa, entrambe portate con successo in Libano).

Ultima considerazione è quella sul superamento di Peace Games, l’associazione che si occupava, per conto della Uisp, della cooperazione internazionale. Un primo passaggio è stata la risposta alla nuova legge 125 sulla Cooperazione Internazionale con l’inserimento nel nuovo statuto, della cooperazione e della solidarietà internazionale come ambiti d’intervento diretto della nostra associazione. A seguire c’è stato il lungo lavoro di discussione sui decreti attuativi e sulla loro interpretazione – nel quale siamo intervenuti più e più volte -  che in questi giorni pare giunto finalmente al traguardo con il riconoscimento dell’idoneità ad Uisp e ad altri enti che non hanno come unico e prioritario fine solo quella della cooperazione internazionale.

Per approfondimenti si vedano le pagine dedicate alla Cooperazione 

  •  Relazioni internazionali

Il lavoro politico di lobbying con Parlamento e Commissione si può fare in Europa principalmente attraverso delle organizzazioni internazionali. Per questo motivo da tempo la Uisp ha aderito ad Isca ed ha svolto tramite Isca questo compito. Il culmine di questo lavoro è coinciso con l’organizzazione a Roma del Move Congress nell’ottobre del 2014, al quale hanno partecipato duecento delegati di varie organizzazioni internazionali, l’intero Consiglio Nazionale della Uisp e rappresentanti istituzionali italiani e stranieri.

Già dal 2012 la Uisp, assieme ad Isca, aveva dato vita alla Move Week, la settimana di mobilitazione europea contro la sedentarietà, una iniziativa che ogni anno vede circa 200 eventi calendarizzati e gestiti dai nostri comitati o da nostre asd sul territorio. Dal 2015 la Move Week viene organizzata dalle Politiche Internazionali assieme alle Politiche per gli Stili di vita e la Salute.

Il successo politico di Isca ed il relativo riconoscimento economico da parte della Commissione Europea ci ha portati, nel 2015, a ridefinire i rapporti politici con Ia nostra organizzazione internazionale di riferimento. Agli occhi della Commissione Europea, infatti, Uisp era parte di Isca quindi i progetti di Isca passavano, quelli di Uisp no.

Nella ridefinizione dei rapporti abbiamo chiesto: di essere considerati partner privilegiati di Isca; di chiarire alla Commissione Europea la nostra autonomia dall’Isca; di differenziare gli ambiti in cui presentare progetti; di presentare progetti in comune su tematiche relative allo sport di cittadinanza, condividendone maggiormente i contenuti e riconoscendosi reciprocamente ruoli e capitoli di spesa.

In questa nuova fase (fine 2015-2017) le cose sono andate notevolmente meglio per la Uisp in Europa: siamo riusciti ad ottenere – tramite l’intermediazione di Isca che aveva collaborato alla realizzazione – il permesso di tradurre in italiano la ”Strategia per l’attività fisica per la regione europea dell’OMS 2016-2025” e,  grazie al lavoro delle Politiche per gli Stili di vita e la salute dell'Uisp, abbiamo contribuito a promuoverlo e divulgarlo sul territorio.

Sul fronte progettuale, in sinergia con il grande lavoro dell’Ufficio Progetti, siamo andati ancora meglio: nel 2016 abbiamo vinto ben due progetti sui fondi Erasmus. Il primo legato alle attività da svolgere durante la settimana europea dello sport (settembre 2016); il secondo,#dopout, costruito assieme alle Politiche per gli Stili di vita e la Salute.

Anche la nostra compartecipazione a progetti internazionali è particolarmente significativa ed esplicativa del percorso di intreccio tra le politiche che lentamente sta maturando. Su questo, però, bisognerebbe maturare un ulteriore sforzo perché molte delle partnership ci vengono proposte a scadenze ravvicinate, per cui le altre politiche della Uisp vengono coinvolte non avendo molte possibilità di cambiare il percorso progettuale. 

“Active voice” ed “Impala” sono due progetti che si intrecciano nuovamente con le politiche europee sui sani stili di vita e la lotta alla sedentarietà.

“Active School” si interfaccia chiaramente con le nostre politiche educative.

“Hereos of football” e “Women net” hanno contribuito ad implementare il lavoro delle nostre politiche di genere. In particolare il secondo progetto ha sostenuto finanziariamente la riproposizione della Carta dei diritti delle donne nello sport in versione fumetto.

“My sport is Franja” è un progetto transfrontaliero sul cicloturismo che prevede un coinvolgimento attivo del Comitato locale, del ciclismo locale e delle nostre Politiche Ambientali.

Ultimo ma non ultimo, il progetto “IRTS”, promosso da Isca sul tema a noi caro dell’inclusione sociale e sportiva dei rifugiati.

Maggiori approfondimenti alla pagina Relazioni Internazionali   e alle pagine delle  Campagne e Progetti  

  • Intercultura

L’iniziativa che più caratterizza Uisp sull’intercultura continua ad essere quella dei Mondiali Antirazzisti. E’ un laboratorio in continuo mutamento che ha la possibilità di sperimentare attività motoria e sportiva con un target giovanile che muta rapidamente nella conformazione sociale (pensando solo al target migranti: dalle comunità di migranti si è giunti ora ai gruppi multiculturali e ai rifugiati).

Ai Mondiali Antirazzisti, l’intreccio tra le politiche e tra le politiche e le attività è evidente e connaturato all’evento. L’attenzione all’ambiente, alle tematiche antidiscriminatorie,di genere, alla lotta alla sedentarietà, connesso alle politiche educative e al lavoro con i giovani sono le travi portanti della manifestazione. E lo sono legate alle attività che vengono svolte, attraverso tornei informali in cui le regole diventano flessibili e tentano di includere nella pratica ogni diversità e diversa abilità. Il vero difetto dell’iniziativa è la fatica nel riuscire a coinvolgere attivamente tutti i responsabili delle politiche e delle attività nella costruzione e gestione dell’evento. Un tema che ci siamo già posti un anno fa con l’attivazione di un tavolo di indirizzo che dovrebbe governare i processi dei Mondiali Antirazzisti.

I Mondiali sono importanti per le politiche interculturali della Uisp perché rappresentano un ottimo biglietto da visita: hanno buona fama presso media; risultano essere una buona pratica ripresa e replicata in molti altri territori italiani e stranieri; consentono di facilitare l’accreditamento presso le istituzioni.

Proprio su quest’ultimo punto vorrei soffermarmi. L’accreditamento è un processo lungo e faticoso, spesso precario perché risente di altre dinamiche politiche che non sempre riesci a contrastare. Rimane però il fatto che la Uisp, al momento è considerato interlocutore credibile su sport ed intercultura dal Coni, Lega Serie A, Ministero Politiche Sociali, Unar, Ministero Interni e grazie a questa credibilità è riuscito a mettere in campo progetti come il Calciastorie e SportAntenne. I progetti hanno coinvolto o stanno coinvolgendo complessivamente 28 comitati territoriali.

Il primo ha avuto una vocazione educativa, entrando nelle scuole con cicli formativi finalizzati alla riflessione su calcio e discriminazioni, calcio ed intercultura.

Il secondo vuole fare emergere i fenomeni di razzismo e discriminazione presenti sul territorio ed agire, attraverso la mediazione sportiva, per risolvere eventuali conflitti.

Raccontare le politiche anche attraverso i progetti è un modo per rendere concrete le nostre azioni. E’ l’esempio reale che da gambe alle nostre riflessioni... è ciò che muove la Uisp.

Esperienza interessante la piscina al femminile che mette insieme intercultura, politiche di genere e nuoto. Iniziativa che parte dal territorio (in questo caso Uisp Torino) e che si è allargata come buona pratica anche su altri territoriali.  

Per maggiori informazioni si vedano le pagine dedicate alla Interculturalità 

  

Hanno collaborato al lavoro in questi 4 anni: Carlo, Daniela, Raffaella, Chiara, Massimo, Layla, Sara, Ivan, Paola

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