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Imola Faenza

SportUp: «Resistere con responsabilità, non con furbizia»

Le piscine e le palestre non sono stati chiusi in quanto luoghi non sicuri o non in regola con le misure Covid. Ormai è chiaro. 250 controlli in Italia da parte dei Nas, che si aggiungono ai controlli sistematici delle Ausl competenti, e il risultato è stato buonissimo: esame brillantemente superato. Gli impianti sportivi sono sicuri.
La verità è che di fronte ad una curva dei contagi esponenzialmente in salita, insieme al numero dei decessi e dei ricoveri, il Governo ha scelto di limitare gli spostamenti, le occasioni di contatto e i possibili contagi, dentro e fuori gli impanti sportivi. Seguendo la stessa logica della limitazioni serali dei bar e ristoranti.
Se la situazione è questa, se ci si chiedono ulteriori sacrifici per il bene pubblico, ancora una volta, noi ci siamo. La Uisp ha preso su tutto il territorio nazionale una posizione netta e responsabile e la Sport up ha sospeso ogni sua attività al “chiuso”.

Peccato, però, che il mondo sportivo non si stia muovendo in maniera uniforme.
Capita infatti, in diverse città, che l’atro Ente, l’altra Federazione, utilizzando una interpretazione larga, molto larga, della norma prevista all’interno del Dpcm del 24 ottobre, faccia rientrare in palestra e in piscina atleti e atlete dagli 8 anni in su, spacciandoli come atleti di interesse nazionale.
Atleti di interesse nazionale? E’ come se facessimo riprendere i corsi per le mamme in gravidanza. Potenzialmente il loro bimbo potrebbe essere un futuro campione olimpico! Chissà mai!
Ma pensate che tutti coloro che hanno chiuso gli impianti sportivi siano felici di lasciare a casa i propri ragazzi e ragazze, che già tanto stanno subendo in tutti questi mesi di chiusure e limitazioni della socialità e delle relazioni?

L’unico obiettivo dovrebbe essere di fare tutto ciò che serve per uscire il prima possibile da questa situazione e riprendere tutti insieme a vivere, a fare sport, a poterci abbracciare.
L’obiettivo è evidentemente quello di limitare spostamenti e contatti per provare a bloccare la diffusione del virus cercando di non arrivare ad un lockdown generalizzato e totale.
L’obiettivo è quello di preservare la salute degli anziani delle nostre famiglie, visto che ormai è conclamato che il maggiore veicolo del contagio sono «adulti e adolescenti che probabilmente in questo momento stanno trainando la diffusione della pandemia».

Permettetemi di dire che, in un contesto di emergenza nazionale, interpretare le regole a proprio uso e consumo, ignorando quello che è un chiaro obiettivo posto da Governo nell’interesse collettivo, non fa onore allo Sport, a quell’etica che poi pretendiamo di insegnare ai nostri ragazzi e ragazze.
Non fa onore ad un intero settore che è chiamato ad affrontare enormi sacrifici e lo sta facendo da molti mesi a questa parte; un settore che dovrà affrontare una difficile ricostruzione insieme a tutta quella rete di circoli, associazioni culturali, di volantariato, ecc. che come lo sport sono stati fermati nelle loro attività e che rappresentano una rete comunitaria costuita in decine di anni e di immenso valore che va molto al di là di ciò che appare.
Si rimane a dir poco perplessi quando arrivano via web volantini di centri sportivi che stanno promuovendo campagne di tesseramento ad hoc («Se ti tesseri con noi, con la nostra federazione, puoi giocare nel pallone pressostatico; altrimenti giochi all’aperto»). Come si chiamerà? Tessera anti-Covid?
E che dire inoltre di quegli impianti, anche questi numerosi mi dicono, che decidendo di rimanere aperti, stanno invitano atleti e atlete dalle loro regioni ad allenarsi presso di loro?
Non dovevamo ridurre gli spostamenti e limitare i contatti? Non era questo il senso delle restrizioni che ci hanno imposto?

Una cosa è certa, quindi. Una sola: così non va. Serve chiarezza da parte delle istituzioni. Servono controlli. Serve una presa di posizione anche politica di tutti coloro che hanno responsabilità in ordine sanitario (sindaci, presidenti di Regione, Governo), che vada al di là della interpretazione della norma e abbia come riferimento l’interesse collettivo.
E in questo senso, ben venga la forte posizione di Uisp nazionale (link), che con il presidente nazionale Vincenzo Manco chiede «coerenza e rispetto delle regole».
Ben venga la dichiarazione del presidente regionale Uisp Mauro Rozzi e del presidente regionale del Csi Raffaele Candini (link) che, ad una sola voce, chiedono l’intervento delle istituzioni regionali e si rivolgono direttamente al presidente Bonaccini.
Ben venga la presa di posizione chiara e coerente della Federazione italiana pallacanestro (link), che ha diramato una nota in cui «la Fip ritiene responsabilmente di non poter considerare di interesse nazionale tutti i campionati diversi da serie A-A2-B maschile e A1 e A2 femminile», e intendendo intrepretare il Dpcm nel senso in cui è stato emanato -la diminuzione dei contatti e degli spostamenti- ha sospeso tutte le altre attività.

Auspico che le Istituzioni regionali e locali intervengano, perchè l’obiettivo di tutti è quello di uscire il prima possibile dall’emergenza pandemica e di essere in condizioni di promuovere tutti insieme il rientro all’attività sportiva, che sappiamo essere fondamentale per il benessere psicofisico delle persone e prevenzione indispensabile per la salute.
Nel primo lockdown si è assistito ad una grottesca caccia alle streghe nei confronti di runners e ciclisti che in solitaria si allenavano. Come è possibile che ora si permettano comportamenti così lontani dal principio di prudenza e dallo spirito delle restrizioni normative attivate?

Non sarebbe forse meglio che il mondo dello sport si concentrasse, unito, ad affrontare insieme i gravissimi problemi che abbiamo davanti? Dipendenti in cassa integrazione, operatori sportivi fermi, impianti sportivi/associazioni sportive bloccate nella loro attività con le conseguenze economiche e sociali che questo comporta.
Quando riprenderemo, dobbiamo riaprire le porte in modo diverso. L’impianto sportivo deve diventare a mio avviso un presidio sanitario a tutti gli effetti (link alla nostra proposta), in cui i fruitori possano essere sottoposti a test rapidi o di altra forma. Gli impianti sportivi dello “sport per tutti” sono un luogo in cui più bolle sociali si mescolano e convivono. Ci mettiamo a disposizione.
L’impianto sportivo non deve essere solo sicuro, ma più sicuro di altri luoghi, permettendo cosi che i cittadini e le cittadine possano riprendere a praticare sport, anzi siano invitati a fare sport dalle stesse istituzioni, in quanto attività indispensabile per la loro salute.
Dobbiamo essere proiettati ad una ripresa forte e innovativa e nel frattempo organizzare all’aperto forme di alleamento individuale maggiormente coordinate e in sicurezza.
Nel frattempo dobbiamo resistere e affrontare settimane difficili. Con responsabilità, non con furbizia.

Paola Lanzon
Presidente di SportUp

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