Comitato Territoriale

Roma

Filo spinato

Un racconto per proteggerci dalle minacce esterne che spesso ci ingabbiano. Un filo spinato visto da un razzista.

 

Il racconto di Daniela Conti nasce da una riflessione: vedere in giro per il mondo alcune case di persone più agiate circondate da filo spinato. Una metafora per spiegare quanto il nostro a volte non è solo un chiudersi materiale, ma anche psicologico. Creiamo muri e steccati per tenere l’altro chiuso fuori da noi.

Finalmente torno a casa. La macchina blindata mi protegge dal puzzo di questa infernale città, dove vivono troppi corpi ammassati, troppo poveri per lavarsi. E a noi tocca sopportare la loro vista vomitevole.

Ecco si apre il primo cancello alto e massiccio, sono in salvo. Le guardie armate controllano sotto la mia macchina con lo specchio, non sai mai che può succedere, in città si inventano di tutto pur di riuscire a penetrare qui dentro, una volta ci hanno trovato un bambino rannicchiato sotto il suv, tutto sporco e insanguinato, che schifo magari poteva avere anche le malattie. Dico io che genitore permette a un figlio di fare questo? Il portone si chiude alle nostre spalle. Se ne apre un altro più piccolo, ma elettrificato. Bene ora sono arrivato a casa, nel mio condominio superlusso.

Mi sento al sicuro dentro questo spazio riparato da mura alte e un bel filo spinato sulla sommità, qui non rischiamo nulla, qui gli altri sono fuori, anche se la puzza dei copertoni bruciati arriva comunque, quei selvaggi ci staranno arrostendo sopra delle capre.

Il mio appartamento è grande, spazioso e luminoso. L’aria condizionata mi permette di viverci tranquillamente, senza avere troppo caldo, né troppo freddo e sui vetri posso proiettare il paesaggio che mi piace, senza per forza dover vedere l’altro condominio superlusso di fronte a me.

Tra poco comincia il coprifuoco, nessuno entra ed esce fino a domattina. Bene sono contento da quando hanno messo questa regola. Prima c’era un via vai continuo, troppi rischi ad aprire il cancello. Colpa di qualcuno che ha troppa voglia di correre in quei locali superchic dall’altra parte della città. Un’ora e mezzo di traffico, non capisco, qui dentro c’è tutto. Statevene a casa, al sicuro. Se già è pericoloso di giorno, figuriamoci la notte.

Metto un po’ di musica e mi preparo un whiskey, tra poco inizia il mio turno nella piscina del condominio. L’ho scelto io questo orario, perché non c’è quasi nessuno. I bambini delle altre famiglie stanno con le tate per la cena e non mi rompono le palle mentre nuoto. Gli adulti si vedono per aperitivi vari. Io ci sono andato poche volte, mi rompe socializzare e parlare di cose senza senso. Poi ho sempre l’impressione che tutti vogliano sapere quanto sei ricco e l’ultima volta mi volevano appioppare una moglie, una cretina rifatta. Che ci faccio con una moglie? Se voglio scopare ci sono le escort superlusso, fanno il loro dovere e se ne vanno. Con una moglie ci devi parlare, devi spendere dei soldi per regali, portarla a cene… che palle.

Una nuotata fa sempre bene, ora un po’ di idromassaggio, poi un film. Mmm vediamo magari un bel film di guerra dove muoiono tutti quelli che attentano al nostro mondo e ai nostri forti valori: i poveri, i rifugiati, gli accattoni stanno aumentando. Bisogna fare qualcosa. E pensare che c’è anche gente che li difende e organizzazioni che denunciano i nostri governi. Cose da matti. È colpa loro se sono ridotti così, non hanno voglia di lavorare, di emergere. Si aspettano sempre l’elemosina e poi usano scuse stupide: la carestia? Ma se sono loro che non vogliono fare più i contadini! La guerra? E certo la guerra avviene perché loro si ribellano alle leggi, che deve fare un governo se non essere autoritario per proteggere i bravi e onesti cittadini? E poi fanno troppi figli. A che servono? Dovrebbe esserci una legge, ogni anno possono essere sfornati solo un certo numero di bambini, che magari se fosse pare al numero di quelli che schiattano… Oppure una regola che solo chi se lo può permettere fa tanti figli. E invece, guarda un po’ chi è ricco e intelligente di figli ne fa al massimo due. Tutto torna.

Vabbè, ora sono stanco di pensare.

Sono così felice che nei prossimi giorni non dovrò uscire dal mio supercondominio di 120 piani completamente circondato da mura. Mi sento protetto, niente mi può accad…

Cazzo che succede… non respir… aiu… sono solo… sono solo… aiutatemi… aiut..

Nel frattempo fuori, in un taxi.

Questa città così caotica che mescola slum che nascono sulla mondezza a quartieri eleganti, a tratti mostra una bellezza tutta sua, fatta di forza di sopravvivere, di una rabbiosa volontà di non arrendersi e rinascere. Nella notte non si vedono le brutture e si scorgono falò improvvisati, barbecue dove si raccolgono famiglie per mangiare un capretto, i bar pullulano di gente che ride e che balla. Di fronte a me si erge un palazzo enorme, poi un altro. Sembrano carceri. Filo spinato sulla sommità e cancello nero. Sono due palazzi alti e solitari, inquietanti.

  • Scusi tassista cosa sono questi due palazzoni?
  • Sono i surpercondomini dei ricchi, dei più ricchi della città. Hanno paura della delinquenza. Sa non escono quasi mai. Ma dicono che dentro è come una città, c’è tutto: ristoranti, piscine, bar. Comprano tutto su internet. Signorina, siamo quasi arrivati all’hotel.

Aiu… non riesco ad arrivare al pulsante di emergenza, sto morendo. Sono solo, ma almeno sono al sicuro. Domani mi troveranno e mi faranno un gran bel funerale, l’ho già previsto e pagato. Pensa se morivo là fuori, magari avrebbero fatto a pezzi il mio corpo. Sono al sicuro.  (di Daniela Conti)

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