Comitato Territoriale

Roma

Corpi nell’oblio: il diritto allo sportpertutti

Si sono concluse le attività del progetto Corpi nell’Oblio che ha visto la partecipazione di persone di diverse erà e origine etnica.

 

A dicembre si sono concluse tutte le attività del progetto “Corpi nell’Oblio.  Lo sportpertutti: un diritto che per molti è ancora da conquistare”, finanziato dal bando Zetema per la realizzazione di iniziative di interesse per l’amministrazione capitolina in occasione del Giubileo 2025, promosso da Roma Città Metropolitana.

Il progetto ha toccato varie zone della città e ha visto la partecipazione di persone di diverse età e origine etnica: un centinaio di bambine e bambine fino ai 10 anni coinvolti nel Torneo delle Strade (Esquilino), 44 donne italiane e straniere che hanno potuto nuotare ogni domenica mattina nella Piscina al Femminile (Pietralata), 80 ragazzi di origine asiatica e italiani gareggiare nella World Cup di Cricket (Riserva dell’Aniene), una ventina fra bambini e adulti della periferia coinvolti in feste antirazziste (Bastogi) e 50 adulti (uomini e donne) di differenti background culturali che hanno provato a cimentarsi con la Danza classica e moderna (Frascati).

Lo scopo è stato quello di offrire spazi di sport gratuiti a persone che per motivi di discriminazione etnico o religiosa, di indigenza economica, di allontanamento sociale per motivi di disagio psichico, fanno fatica ad avvicinarsi alla pratica ludico motoria.

Il progetto ha in particolare supportato le donne e i bambini, target particolarmente fragili e spesso con scarse possibilità di pratica sportiva.

Le donne sono state proprio il centro delle due feste conclusive del progetto. 

Il 23 dicembre a Frascati presso il Teatro Danza Faber, si è svolta una rappresentazione con al centro il corpo delle donne, dal titolo “Mut-Azioni”. Lo spettacolo di danza, recitazione, musica e immagini multimediali è il risultato di un'indagine coreografica sul corpo femminile come luogo di accumulazione, registrazione e trasformazione. Corpi a volti negletti e dimenticati, archivi di ricordi, pressioni sociali e silenzi imposti. Lo spettacolo è stato scritto in collaborazione con tutte le partecipanti al corso di danza, molte delle quali mamme delle ballerine che poi hanno interpretato le coreografie.

Una serata densa di emozioni e partecipazione di un folto pubblico nonostante le festività. Al termine il responsabile della scuola ha annunciato che le lezioni per adulti continueranno fino ad aprile grazie all’impegno di UISP Roma, poiché grande entusiasmo ha suscitato la possibilità per persone di riscoprire il proprio corpo e per molti genitori capire quanto importante per le loro figlie sia la danza.

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DI MUT-AZIONI

Il 29 dicembre presso il centro Sportivo Fulvio Bernardini si è svolta la festa finale dedicata a tutte le donne che hanno partecipato all’esperienza della piscina al femminile, che ha visto 44 donne di origine afghana, pakistana e iraniana oltre ad alcune italiane poter nuotare in tranquillità grazie all’apertura straordinaria la domenica mattina della piscina con solo personale femminile. 

Come per la danza, su pressione delle partecipanti e dello staff, la direzione dell’impianto ha deciso di prolungare fino ad aprile l’esperienza con fondi propri.

L’idea della piscina al femminile nasce da un’attività promossa da UISP Torino ormai da 15 anni, la piscina è uno spazio per tutte le donne che per motivi vari non possono o vogliono fare sport alla presenza di uomini: precetti religiosi particolari, difficoltà con il proprio corpo, chi ha subito violenze sessuali o psicologiche, vergogna. Uno spazio riservato a tutte queste donne è una forma di rispetto, non di ghettizzazione, di dare possibilità nuove, di poter dare tempo di confronto e amicizia.

E proprio il confronto ha caratterizzato il living lab che si è tenuto in mattinata con alcune donne che hanno voluto raccontare la propria esperienza con l’acqua. Per alcune era la prima volta per alcune è stata una riscoperta. Un racconto che ha avuto come parole chiave libertà, leggerezza, felicità, vita, condivisione, lotta, famiglia, identità. 

“Donna, Vita, Libertà” è lo slogan del movimento di protesta scoppiato in Iran nel settembre 2022 dopo la morte di Mahsa Amini e in queste giornate in cui il popolo iraniano continua la sua protesta per un paese laico e più rispettoso dei diritti civili di tutte e tutti, come UISP Roma ci uniamo alla solidarietà per questo popolo e per tutti quelli che continuano a lottare per un mondo libero e giusto.

Lo facciamo con le parole che ci ha donato Shina, una delle donne della piscina, una poetessa iraniana.

 

L'estate 

Ogni parte del mio corpo — il petto, le braccia, le cosce —

dopo anni di sete, si è dissetata.

 

La freschezza di quel momento era piena di paura, di vergogna,

e di uno sguardo che non mi vedeva;

eppure credevo che un’ombra silenziosa mi seguisse.

 

Alzai la testa:

un cielo turchese, spaccato dalle vene bianche delle nuvole.

 

Le montagne mi stringevano in un abbraccio,

come un segreto nel cuore di un bocciolo appena schiuso.

 

Gli alberi verdi brillavano

come smeraldi tra le braccia della terra.

 

Le piccole onde arrivavano, lente e misteriose,

scivolavano sul mio corpo e passavano senza rumore.

 

Un sentimento sconosciuto, che sempre si agitava dentro di me

ma dormiva in un angolo silenzioso del cuore,

si destò all’improvviso.

 

Allungai la mano, spezzai un’onda,

e nello specchio dei suoi frammenti vidi la mia nudità.

 

Mi affidai all’acqua, posai la testa sulle sue ginocchia,

e lasciai che le sue mani accarezzassero i miei capelli.

 

All’improvviso ebbi freddo.

Un desiderio di fuga mi invase.

Volevo tornare indietro, nascondermi nei miei vestiti.

 

Ma le onde non mi lasciavano andare.

Le loro catene morbide e infinite si avvolgevano attorno al mio corpo.

 

Diedi il mio corpo all’acqua;

dopo lunghi anni, la libertà dalla prigione dello spirito

e dalle catene della carne.

 

Un vento fresco soffiò.

Abbracciai l’estate e il sole ardente

tra le onde erranti del piccolo lago azzurro,

e pensai dentro di me:

 

Per quale colpa mi avete condannata così?

Per quale colpa mi avete chiuso la strada?

Perché avete spezzato la mia danza con l’acqua?

 

Io sono figlia di una generazione

a cui avete dato fuoco alle radici.

 

Io sono nata nel grembo del dolore e della prigionia.

 

Queste righe sono il racconto del mio sentire:

quando, dopo cinquantatré anni,

per la prima volta ho nuotato nel lago di Nemi.

 

In Iran, sotto il regime della Repubblica Islamica,

alle donne non è permesso nuotare nei luoghi pubblici.

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