Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Quale orizzonte per lo sport sociale?

Le elezioni parlamentari del 4 marzo 2018 si sono appena concluse e le previsioni sul futuro del governo italiano sono dominate dall'incertezza. Intervista a Mauro Rozzi, presidente Uisp Emilia-Romagna
di Francesco Mazzanti

BOLOGNA – La campagna elettorale, soprattutto dopo i fatti di Macerata, è stata condizionata dalle tematiche della sicurezza e dell'immigrazione. Molte le questioni affrontate solo marginalmente dai partiti, tra cui quella dello sport. Partendo dalla lotta al fascismo e al razzismo, dal miglioramento dell'impiantistica, dal piano "Sport e periferie" e dalla riforma del Terzo Settore, abbiamo intervistato Mauro Rozzi, presidente della Uisp Emilia-Romagna, per conoscere il punto di vista dell'associazione dello "sportpertutti" e per capire quale sarà il ruolo dello sport sociale nella prossima legislatura, proprio nel settantesimo anniversario Uisp.

In attesa delle novità sul nuovo governo partiamo da una riflessione sulla campagna elettorale. I temi della sicurezza e dell'immigrazione hanno surclassato molte altre riflessioni, tra cui quella sullo sport sociale. Cosa è mancato nella campagna elettorale dei vari partiti parlando di sport?

"Sono sicuramente mancate una conoscenza e una competenza sullo sport e in particolare sulla parte sociale di sport che organizzano gli Enti di promozione sportiva (Eps). Qualche partito ha lanciato slogan da campagna elettorale, ma sono stati pochi i programmi interessanti a proposito di sport, che però necessita di una riforma sostanziale ormai non più procrastinabile".

Come ha vissuto la Uisp – un'associazione che da sempre opera per l'inclusione – gli aspri contrasti su questo tema e gli scontri con le emergenti forme di fascismo?

"La Uisp è da sempre l'Eps più impegnato sui temi del contrasto al razzismo e dell'antifascismo. Abbiamo dato continuità alla discussione fatta sulla riforma del nostro statuto e che ha previsto l'inserimento del termine "antifascista", dichiarando e ribadendo quindi i nostri principi e la nostra identità. Abbiamo intensificato le iniziative in ambito regionale e nazionale. Ad esempio la partecipazione della Uisp alle varie manifestazioni indette in quanto associazione di promozione sociale. Un impegno che deve essere quello di trasferire il senso delle nostre politiche sull'attività sportiva".

Data l'instabilità del momento, quali sono secondo te le questioni che andrebbero affrontate con priorità assoluta dal nuovo governo, quale esso sia?

"Probabilmente semplificare le procedure (anche amministrative) per le associazioni sportive vere. Cercare di mettere chiarezza in un mondo come quello dell'associazionismo sportivo. Sappiamo che il modello italiano dell'organizzazione sportiva è unico: quindi è necessario provare a definire le competenze specifiche del Ministero dello sport, senza delegare totalmente al Coni questioni come la salute, i sani stili di vita, la promozione e la cultura sportiva. Il Coni potrebbe occuparsene (ed è deputato a farlo) ma il Ministero dovrebbe prendere consapevolezza di un proprio ruolo all'interno del sistema sportivo, mentre adesso viene spostato tutto nell'ambito del Coni".

Il Movimento 5 Stelle nel suo programma dice che "lo Stato deve investire e dare importanza allo sport di base così come alle manifestazioni professionistiche, con l'idea ben precisa di creare un terreno fertile per aumentare i praticanti" e mette anche l'accento sulla situazione attuale delle donne. Oltre a parlare di antidoping e azionariato popolare. Ma la parola sport non compare nei "20 punti per la qualità della vita degli italiani". Se il futuro ministro dello sport sarà un 5 stelle, riuscirà a portare avanti questi temi?

"Come Uisp regionale non siamo stati contattati e non abbiamo avuto confronti con i candidati del Movimento e il programma dei 5 stelle non è esaustivo delle necessità che come Uisp vorremmo fossero rappresentate. Bisogna però dare atto che è uno dei programmi più completi e, pur non condividendolo completamente, in ambito sportivo si avvicina molto a quelle che possono essere le necessità dell'associazionismo sportivo e le visioni di trasformazione dello sport in una visione più europea".

Parlando di sport di vertice, cosa serve in questo momento dal Coni alle varie federazioni? C'è bisogno, secondo te di un'Olimpiade per ridare speranza al movimento sportivo italiano? Si parla di una possibile candidatura di una città italiana ai giochi olimpici invernali del 2026.

"Siamo talmente impegnati in una nostra revisione organizzativa interna come Uisp che non mi permetto di dare consigli al Coni. Trovo corretto che anche nell'ambito sportivo ci si manifesti con l'esempio concreto. Una volta che l'associazione troverà la struttura e l'avrà condivisa con la base associativa, allora potrà essere di esempio per il mondo federale. Detto questo, con tutte le attenzioni e precauzioni del caso gli eventi olimpici possono essere una buona opportunità. Guardiamo alle Olimpiadi di Londra: sono state molto utili per la promozione dell'attività motoria sui cittadini ed sono state usate per contrastare l'obesità, una problematica importante in un paese come l'Inghilterra. Sono sicuro che l'Italia sarebbe in grado di organizzare molto bene una manifestazione del genere ma il rischio è di non controllare eventi dall'impatto economico importante. Possono però essere una sfida e il mondo sportivo è abituato alle sfide".

Cosa ne pensi del piano Sport e Periferie? Ha portato dei miglioramenti?

"Sono fondi importanti e l'impegno economico è forte. Soprattutto per quanto riguarda l'impiantistica sportiva. Va detto però che non sempre si rivela un'opportunità che può essere colta dalle associazioni sportive del territorio, per la complessità della partecipazione ai bandi. Sono impegnativi in termini economici e raramente le amministrazioni pubbliche riescono a fare sintesi delle esigenze e mettere in rete associazioni sportive ed Eps del territorio. Andrebbe pensato ascoltando proprio le necessità delle realtà sportive sul territorio. Nell'ultimo periodo la necessità di confrontarsi con bandi pubblici ha fatto sì che il mondo sportivo si stia organizzando. La capacità di confrontarsi e unirsi, creando delle reti composte da più associazioni, non è sempre semplice e scontata nell'ambito dello sport".

Quali sono gli obiettivi della Uisp in Emilia-Romagna? Tra l'altro l'associazione ha portato avanti la battaglia "se è sociale, non è lucrativo" contro la scelta del vecchio governo di inserire nel "pacchetto sport" della legge di stabilità le cosiddette società sportive dilettantistiche lucrative. Quindi, quale futuro per le modifiche alla legge sul Terzo Settore?

"Per ora siamo ancora nella nebbia e stiamo aspettando indicazioni e decreti attuativi: veniamo continuamente sollecitati dalle associazioni sportive a fornire risposte che non siamo in grado di dare. Pur comprendendo il senso della riforma del Terzo Settore non abbiamo condiviso completamente le scelte, anche se sull'ambito regionale siamo stati più volte coinvolti a portare le nostre esigenze e istanze, quindi ci sono state buone opportunità di confronto con il mondo del Terzo Settore. Per quanto riguarda la scelta di inserire le società sportive dilettantistiche lucrative, pur essendo preoccupati per l'effetto che potrebbero generare, stiamo attendendo maggiori informazioni perché per ora sono impraticabili all'interno dell'ambito degli Eps".

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