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Roma

Gianni Rodari, il “pioniere” della fantasia che raccontava lo sport

Nasceva il 23 ottobre di 100 anni fa: lo ricordiamo con questo articolo di Mara Cinquepalmi sul sito Treccani

 

Il magazine “Atlante. Magazine del sapere” del portale Treccani ha pubblicato un nuovo approfondimento firmato dalla giornalista Mara Cinquepalmi, questa volta dedicato a Gianni Rodari e al suo rapporto con lo sport. "Giro d’Italia, comincia a girare, gira dal piano ai monti al mare, scatta in salita, in discesa riposa, chi sarà la maglia rosa?". Il titolo dell'articolo è "Gianni Rodari, il “pioniere” della fantasia che raccontava lo sport". Lo pubblichiamo oggi, 23 ottobre, in occasione dei 100 anni dalla nascita.

L'Uisp ha dedicato molte iniziative, pubblicazioni e video a Gianni Rodari in questa stagione sportiva che è stata bruscamente interrotta dall'emergenza Coronavirus. Citiamo un articolo con i ricordi di Roberto Renga (suo collega a Paese Sera) e Soledad Diodati, sorella di Arrigo, che nei primi campeggi Uisp sull'Altopiano della Madonnetta, Genova, aveva ospite Rodari ai tempi dell'esperienza del Pionere, primi anni '50; un reportage dalla mostra che gli è stata dedicata ad Orvieto; due numeri speciali della rivista nazionale Il Discobolo (con articoli di Vincenzo Manco e Sergio Giuntini); la linea grafica di Giocagin e un video che lanciava l'iniziativa; un'intervista video con Ilaria Capanna, giovane ricercatrice specializzata su Rodari; sino alla recente iniziativa sui Centri Estivi Multisport Uisp con Alce Nero, con disegni e video dei ragazzi ispirati a Rodari.

Ecco l'articolo di Mara Cinquepalmi sul portale Treccani: 

È curioso come le battute finali del Giro d’Italia 2020, che quest’anno a causa dell’epidemia si svolge in ottobre e non in primavera come da tradizione, coincidano con l’anniversario della nascita di Gianni Rodari, che della corsa rosa ha scritto come autore di filastrocche. Nel giorno del centenario della sua nascita, il 23 ottobre 1920, il Giro arriva nel suo Piemonte con la tappa che da Morbegno porta i corridori fino ad Asti. Rodari, invece, ha portato da Omegna, piccolo Comune del Cusio dove è nato, la sua fantasia sulle pagine dei quotidiani, primi fra tutti L’Unità e Paese sera, e di numerosi libri che hanno accompagnato ormai più di una generazione di ragazzi e ragazze. Quella fantasia che ancora oggi conquista i più giovani, però, ha incrociato anche storie di sport.

"Nella sua analisi ‒ spiega Sergio Giuntini, vicepresidente della Società italiana di storia dello sport e autore per il mensile della Uisp (Unione italiana sport per tutti) di un saggio su Rodari e lo sport (Gianni Rodari e lo sport: dalle filastrocche per bambini alla critica per adulti, 2019) ‒ c’è un punto di vista meno tecnico, ma più vicino a una visione sociale e politica dello sport. Rodari, dotato di grande capacità di ironia critica, aveva sempre un punto di vista intelligente, si distingueva dall’appiattimento generalizzato del giornalista sportivo. Rodari è tra gli scrittori/giornalisti o viceversa che dedicano al Giro una particolare attenzione come dimostrano alcune filastrocche: Filastrocca del Giro del 1950, Il gregario, pubblicata nel volume Filastrocche in cielo e in terra nel 1960 per Einaudi, e Ciao, vecchio, pubblicata sulla rivista Il Pioniere il 26 luglio 1953 e dedicata a Gino Bartali. Ed è proprio l’esperienza della rivista per i più piccoli ideata dal PCI quella dove Rodari dà una lettura più sociale dello sport e individua nel ciclismo «lo sport più puro e povero che si differenziava dal calcio che aveva una certa tendenza al professionismo». Soprattutto Rodari è testimone di una grande stagione ciclistica che diventa anche specchio della società italiana perché ‒ continua Giuntini ‒ «vive gli anni del grande antagonismo tra Coppi e Bartali, due anime ideologiche del Paese". "Bartali ‒ sottolinea ‒ era un asso del pedale cattolico, uno dei punti di riferimento del movimento cattolico per lo sport. La sinistra deve trovare un anti Bartali e in qualche modo ‘arruola’ Coppi che con la relazione con Giulia Occhini diventa paladino dell’Italia laica. Rodari aveva colto queste sfumature, ovvero che il ciclismo era specchio della società di quegli anni e se ne occupa molto perché nel ciclismo aveva visto la possibilità di leggere la società italiana".

È la filastrocca Il gregario quella che meglio rende quest’idea. Nei versi pubblicati nel 1960 Rodari identifica il gregario con «l’operaio delle due ruote», quello che lavora sodo per la vittoria del campione:

«Filastrocca del gregario corridore proletario, che ai campioni di mestiere, deve far da cameriere, e sul piatto, senza gloria, serve loro la vittoria».

Nel curriculum giornalistico di Rodari c’è anche Il Pioniere, che dirige sin dalla sua nascita, il 3 settembre 1950, fino al 1953, per poi continuare a collaborare fino al 20 maggio 1962, quando il giornale che la sinistra ha pensato per i più piccoli cessa le sue pubblicazioni diventando poi un supplemento settimanale de L’Unità. Per Giuntini quella rivista "è l’unico tentativo del Pci di avere attenzione per i problemi pedagogici, che erano stati fino ad allora in mano al mondo cattolico. È un’operazione interessante, fatta vincendo anche le resistenze all’interno della sinistra e dando rilievo allo sport e soprattutto a quello dei giovani".

La rivista dedica ampio spazio allo sport con fumetti, filastrocche, come quella dedicata a Bartali nel 1953, e articoli. Ed è sempre in questo contesto che Rodari scrive nel 1951 il Manuale del Pioniere. In un passaggio parla del gioco come di una «battaglia nella quale tutti devono essere vincitori: anche nel caso di giochi sportivi, nei quali un gruppo vince e un altro perde, bisogna abituare i ragazzi a considerare riuscito un gioco quando tutti vi si sono interessati, tutti ne hanno imparato qualcosa e nessuno è stato offeso». L’interesse di Rodari per lo sport va letto, secondo Giuntini, come "l’aver colto nello sport un veicolo pedagogico importante per costruire la sua pedagogia. Altrimenti non si spiegherebbe la quantità dei suoi scritti sul tema". Rodari, però, è un innovatore e qualche anno più tardi è l’artefice della rubrica Olimpiadi in poltrona, che cura per Paese sera nel 1960.

Lasciato da qualche anno L’Unità, Rodari approda nel maggio 1958 al quotidiano vicino al Pci e per le Olimpiadi di Roma veste i panni di un inviato molto speciale scegliendo un punto di vista insolito, quello della poltrona di casa sua, per seguire e commentare i Giochi visti in TV. Tra il 15 agosto e il 12 settembre pubblica, infatti, sulle colonne del quotidiano romano ben 17 articoli dedicati ai Giochi. Quell’edizione passata alla storia per Abebe Bikila che taglia scalzo il traguardo della maratona o per l’oro di Livio Berruti è anche quella della prima morte per doping di un atleta. Il 26 agosto il ciclista danese Knud Enemark Jensen muore cadendo dalla bici a causa di un malore dovuto all’assunzione di farmaci dopanti. "Quel fatto ‒ ricorda ancora Giuntini ‒ passa quasi sotto silenzio, ma colpisce molto Rodari. È uno dei pochi che sottolinea come ci fu una mancanza di rispetto umana verso questa morte, minimizzata quasi dimenticata. Solo un giornalista non sportivo poteva cogliere questo aspetto".

Nella redazione di Paese sera con Rodari c’è un giornalista destinato a scrivere un pezzo di storia della nostra televisione. È Aldo Biscardi, che nel 1980, proprio qualche mese dopo la morte di Rodari, avvenuta il 14 aprile, tiene a battesimo quel Processo del lunedì che ha cambiato il modo di raccontare il calcio in TV. I due giornalisti non sono legati solo dalla testata di appartenenza, ma anche dal fatto che Rodari firma nel 1973 la prefazione, “affettuosa” come la definisce Giuntini, al libro di Biscardi "Da Bruno Roghi a Gianni Brera. Storia del giornalismo sportivo". Due personalità molto diverse eppure unite dalla curiosità per lo sport. «Giro d’Italia, comincia a girare, gira dal piano ai monti al mare, scatta in salita, in discesa riposa, chi sarà la maglia rosa? Io lo so, perché son vecchio, e ve lo dico in un orecchio: sarà un piccolo corridore, buone gambe e molto cuore, il sole a picco non lo spaventa pedala tranquillo nella tormenta. Il suo nome? Sì che lo so. Dopo il Giro ve lo dirò».

Dato il protrarsi dell'emergenza sanitaria Covid-19, l'accesso alla sede di viale Giotto 16 sarà consentito soltanto su appuntamento.

Per fissare un appuntamento è possibile contattare la nostra segreteria chiamando il numero 065758395, oppure scrivendo alla mail istituzionale roma@uisp.it.

 

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