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Roma

Cronaca Antirazzista: il report del seminario internazionale

Ha avuto luogo nella giornata di oggi, presso l’Hotel Royal Santina (Via Marsala, 22), il seminario internazionale “Cronaca Antirazzista: il ruolo della narrazione nel contrasto alle discriminazioni”, organizzato dall'Uisp in collaborazione con Unar, con rappresentanti istituzionali, esperti e giornalisti sulle strategie per comunicare il fenomeno migratorio. Il progetto nasce con l’obiettivo di migliorare l’efficacia di strategie e pratiche antirazziste, in particolare nel mondo dello sport. Il messaggio è trasmettere la consapevolezza di quanto sia importante non solo indagare sul fenomeno discriminatorio ma anche raccontarlo nel modo giusto, per trasmettere quei valori che possano contrastarlo.

Il seminario è stato introdotto da Carlo Balestri, responsabile Politiche internazionali Uisp, il quale ha ricordato come questo evento sia anche un modo per dare spazio al ricordo di Mauro Valeri, sociologo che ha dedicato i suoi studi all'analisi e al contrasto delle discriminazioni e del razzismo. Le sue ricerche hanno arricchito gran parte della visione Uisp su questi temi. Durante i saluti istituzionali sono intervenuti Triantafillos Loukarelis, direttore Unar e Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, ed Elena Bonetti, Ministra per le pari opportunità e la famiglia.

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Al convegno sono arrivati i saluti istituzionali dei ministri alla famiglia ee allo sport. Ad aprire, attraverso un contributo video, è stata la Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti. La Bonetti ha sottolineato come parlare di razzismo sia una sfida importante e che debba essere affrontata da tutti. “Il mondo dello sport deve avere responsabilità nel contrasto al razzismo e promuovere percorsi di comunicazione e linguaggio che lo sappiano affrontare. Credo che il lavoro che l’Uisp sta portando avanti possa essere un’occasione preziosa per tutto il nostro Paese”.

Il ministro allo sport Vincenzo Spadafora ha inviato un messaggio letto dal presidente Uisp Vincenzo Manco: "Rispondiamo a nome del ministro Spadafora che ha ricevuto il gradito invito. Ringraziamo il presidente Vincenzo Manco per l'attenzione rivoltagli. Ci scusiamo per la tardiva risposta causata dall'impegno di provare ad inserire il vostro evento nell'agenda del ministro ma senza successo. Purtroppo, pur considerando l'importanza dell'appuntamento, spiace comunicare che urgenti scadenze connesse con l'attività di governo impediranno al ministro di poter partecipare alla giornata formativa. Mi hanno fatto riferimento spesso appunto ai lavori del DPCM di questa notte e purtroppo anche noi siamo incappati in problemi organizzativi e tecnici di quel tipo. Nella convinzione che un'iniziativa così rilevante troverà ampi consensi da parte di tutti i partecipanti, il ministro rivolge un particolare augurio di pieno successo e di buon lavoro”.

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Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, ha voluto esprimere l’importanza di una giornata come questa che ha un forte fondamento educativo e di formazione sociale. Dopo i ringraziamenti all’Unar e al suo direttore Triantafillos Loukarelis, Manco ha dichiarato: “Viviamo in tempi difficili, non solo per la pandemia, ma soprattutto per quello che il Covid ha fatto emergere. Sono emerse una serie di contraddizioni che non sono state affrontate prima d’ora e che hanno portato a maggiori fragilità sociali, precarietà e marginalità”. Il bisogno che l’Uisp avverte è quello di immaginare, per uscire da una crisi sanitaria, economica e sociale, un’idea di società inclusiva che provi a produrre percorsi di emancipazione per tutti. Questo poiché negli ultimi anni si sono amplificati, anche durante il periodo della pandemia, fenomeni di discriminazione e di razzismo. “L’Uisp promuovere la pratica sportiva senza discriminazioni. Da sempre vuole contribuire alla creazione di strategie e di pratiche di contrasto contro il razzismo e creare nuovi strumenti per arrivare a raggiungere questi obiettivi. Spesso assistiamo a fenomeni di razzismo anche nella pratica sportiva e per questo abbiamo avviato l’osservatorio contro le discriminazioni nello sport, mettendoci la faccia”. L’obiettivo dell’Uisp, come ha ribadito in conclusione Manco, è quello di svolgere il ruolo di educatori per trasformare la società in senso positivo, mettendo a disposizione le buone pratiche e immaginandosi come un’associazione d’inchiesta che, attraverso i propri nodi e le proprie reti, possa costruire una società migliore dove le differenze e le diversità siano delle grandi ricchezze.

A conclusione del primo panel c’è stato l’intervento di Triantafillos Loukarelis, direttore Unar. Loukarelis ha voluto inizialmente ricordare Mauro Valeri, protagonista anche della nascita dell’Osservatorio Nazionale contro le discriminazioni nello sport. “Da tanti anni lui diceva che lo sport è lo specchio della società, quello che accade nei campi sportivi ci da la dimensione della qualità di democrazia del nostro Paese”. L’Osservatorio ha come finalità l’engagement degli organismi sportivi a tutti i livelli per dare un segnale di cambiamento. “Lo sport è come un termometro. Misura lo stato e la qualità di democrazia del nostro Paese e l’Italia in questo momento sembra avere anticorpi più deboli rispetto ad altri. Dobbiamo sollecitare le istituzioni nazionali e le federazioni più potenti a combattere contro ogni forma di discriminazione”. La modifica dei decreti sicurezza è sicuramente una buona notizia, ha continuato Loukarelis, per l’Italia ma bisogna trovare un modo intelligente per parlare di migranti e di queste situazioni. “Una buona soluzione potrebbe essere quella di darli parola per poter risvegliare l’empatia delle persone. Il nostro Paese deve cambiare approccio e i media hanno un ruolo fondamentale”.

Il secondo panel è stato introdotto da Daniela Conti, che ha ricordato che per comunicare, e quindi di conseguenza agire, bisogna prima conoscere. Questo è il senso dei sociologi e professori che hanno dato il loro importante contributo a questa conferenza.

La professoressa Annalisa Frisina è intervenuta ricordando la grande eredità che Mauro Valeri ha lasciato ad innumerevoli studiosi del settore ma anche agli stessi cittadini. Grazie al lavoro del sociologo, portato avanti con dedizione e passione, si è posta particolare importanza al riconoscimento del diritto allo sport per tutti e alla lotta contro l’emarginazione e la discriminazione. Valeri si è specializzato sulla branca del razzismo anti-nero, che è naturalmente legato alla questione coloniale; questa forma di razzismo precede la discriminazione contro gli immigrati, basti pensare agli afro-discendenti in Italia che non sono considerati del tutto italiani. Vale la pena, secondo la professoressa, soffermarsi sulle varie categorie di razzismo che quotidianamente emergono nella nostra società, messe in risalto dallo stesso Mauro Valeri nel libro “Afrofobia. Razzismi vecchi e nuovi”: il razzismo schiavista e il razzismo coloniale sono entrambi residui di un passato oscuro a cui l’Italia ha partecipato- e fare i conti con lo schiavismo e con il colonialismo vuol dire combattere l’ignoranza e costruire un pensiero critico-, il razzismo di stato, annesso a tutte le disposizioni, quale la legge Bossi-Fini, che hanno una forte matrice razziale, il razzismo democratico, che riguarda tutti, il razzismo ribaltato, ovvero le forme di contrasto che si generano dalla lotta antirazzista, e il razzismo di guerra, relativo all’islamofobia. Le chiavi per contrastare le discriminazioni razziali sono due, imparare ad ascoltare prima di tutto e costruire in secondo luogo un antirazzismo militante. Da non scordare, comunque, che spesso le discriminazioni vanno di pari passo, infatti il sessismo e l’emarginazione per classe accompagnano spesso la violenza discriminatoria per il colore della pelle.

Gian Guido Nobili ha ricordato l’importanza dell’European Forum for Urban Security, di cui fa parte. Nato per contrastare le varie discriminazioni che emergono all’interno di contesti difficili, il presupposto fondamentale per la costituzione del Forum è stata la conflittualità degli anni ‘80 e ‘90 data dalle forti ondate di migrazioni; conflittualità che non poteva essere gestita attraverso un sistema penale. Le politiche di sicurezza, infatti, non possono rientrare nel campo della solo repressione, ma ciò spesso è dimenticato nell’attuazione pratica. Dalla fine degli anni ‘90 ad oggi si è sviluppato un tipo di controllo repressivo, generato dalla forte attrazione delle istituzioni a gestire i luoghi con una forte presenza migratoria attraverso due modalità ben precise: l’uso di nuove tecnologie, come le videocamere, e l’uso di ordinanze in funzione esclusivamente difensiva, ad esempio il coprifuoco, il daspo urbano, e così via. Di fronte al modello di politiche centrali e autoritarie si è sviluppata una sicurezza diversa, quella dei diritti. Nobili sottolinea come sia necessario l’utilizzo di politiche il più possibile ‘partecipative’; le politiche locali devono per questo essere in prima linea per la prevenzione alla sicurezza, accompagnando le spese di investimento di politica statale con spese che siano decisive alle prevenzioni, in grado quindi di incidere sulla costituzione di una buona società attraverso l’inclusione. Laddove le politiche di sicurezza vengano accompagnate da prevenzione sociale e mediazione si può parlare di misure efficaci e di lunga durata.

Il presidente dell’ISCA Mogens Kirkeby ha chiuso il secondo panel, parlando dell’obiettivo primario della sua organizzazione, che porta avanti una costante lotta contro ogni tipo di discriminazione e favorisce l’emancipazione dei migranti. L’ISCA coinvolge 277 membri di paesi diversi e quindi di diversa cultura, ma tutte le associazioni sono no profit e di base, promuovendo valori umani e azioni basate su principi democratici. Come organizzazione internazionale, l’ISCA incoraggia nel modo più ampio possibile l’accesso allo sport per tutti e assiste i singoli cittadini nel loro diritto a muoversi: “Lo sport è universale e, quindi, diritto di tutti gli esseri umani”. Gli ostacoli, tuttavia, presenti sono molteplici (sociali, economici e fisici) e molto spesso impediscono l’accesso ad attività sportive; l’assenza di sport vuol dire assenza di socialità, essenziale per la vita dei migranti. Come mette in luce Kirkeby, nella maggior parte dei casi i gruppi più ostacolati sono anche quelli più deboli. Il valore umano dovrebbe assumere il primo posto nell’attuazione di metodologie significative, precedendo la stessa idea politica. I volontari dell’ISCA sono persone pragmatiche, che agiscono seguendo principi umanitari ed erici: i migranti nella loro transizione possono subire discriminazioni di ogni tipo, sulla base del colore della pelle, della religione e dello status sociale, ma i volontari sono in grado di creare le condizioni adatte per includere ogni persona nella vita sociale. È stata inoltre recentemente ideata una nuova piattaforma dedicata all’integrazione dei migranti attraverso lo sport: tutor esperti possono candidarsi per offrire la loro esperienza in questo campo, supportando i rifugiati nei processi di integrazione. Creare un ambiente rispettoso è il primo step per dare al migrante la possibilità di godersi il diritto umano al movimento e quindi lo stesso diritto alla vita.

Ad introdurre il terzo panel è stata Francesca Spanò dell’Ufficio nazionale comunicazione e stampa Uisp. La comunicazione mediatica è un’occasione per raccontare l’Italia, attraverso un materiale narrativo particolarmente efficace, popolare e diretto. Occorre saper trasformare in notizie i tanti fatti che l’Uisp e lo sport sociale e per tutti realizzano sul territorio e farlo in maniera efficace, precisa, non gridata e rispettosa delle persone delle quali parliamo. Spanò ha anche presentato il documentario “Riace” prodotto dall’Uisp nazionale in occasione dei Mondiali Antirazzisti 2019 dedicato a Mauro Valeri.

GUARDA IL DOCUMENTARIO "RIACE"

Valerio Piccioni, giornalista de La Gazzetta dello Sport, ha ribadito fin da subito come la storia dello sport è stata in diverse occasioni la storia dell’abbattimento di diversi muri. “I muri da abbattere non sono finiti però. Delle cose sono state fatte, delle percezioni sono cambiate ma non si è consolidata la pluralità della parola sport. Corriamo il rischio al giorno d’oggi – prosegue Piccioni – di ragionare in un piccolo recinto. Facciamo fatica a ragionare sulla bellezza dello scambio, dell’incontro, del mischiarsi”. Come si può contrastare questo rischio? La storia dello sport ha delle grandi potenzialità e può essere raccontata nelle classi attraverso le parole delle grandi personalità del mondo come Nelson Mandela. “Tutto questo potenziale deve servire per proporre una comunicazione diversa e multilingue per continuare a ragionare senza barriere e frontiere. Dobbiamo avere la capacità di proporre dei racconti che facciano i conti con le nuove logiche della comunicazione”. Una sfida quindi raddoppiata in queste settimane con l’obiettivo di non vivere questa emergenza con una chiusura mentale e sociale da aggiungere a quella fisica a cui, in questo periodo, alle volte dobbiamo sottostare.

A proseguire la tematica sulla corretta narrazione giornalistica è il docente di Comunicazione sociale e istituzionale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, che ha focalizzato l’attenzione prevalentemente sulla narrazione giornalistica legata al fenomeno migratorio e al suo cambio durante il corso degli anni. Nelle sue ricerche si può capire come il racconto sia legato prevalentemente alla cronaca e come questi tipi di informazione siano aumentati vertiginosamente durante gli ultimi anni, diventando molto invasivi. Le possibili via d’uscita sono legate a una narrazione diversa che costruisca frame alternativi per raccontare queste informazioni in maniera più emotiva ed efficace.

Eleonora Camilli, giornalista Redattore Sociale, ha concluso questa parte mettendo in risalto il fatto di come vengano raccontate solamente una parte dei fenomeni migratori. In particolar modo è stato posto l’accento su tutta la narrazione degli arrivi in Italia che non trova riscontro nei fatti di cronaca riportati dalle testate giornalistiche nazionali. “Possiamo parlare molto di cosa dovremmo fare, ma dobbiamo iniziare noi a proporre forme nuove di racconto che possano arrivare in qualche modo all’opinione pubblica. Tra queste forme lo sport è sicuramente uno strumento efficace che può arrivare a tutti.”

Il panel conclusivo, moderato da Raffaela Chiodo Karpinksy del settore Internazionale Uisp ha analizzato la costruzione di strumenti di comunicazione antirazzisti con interventi di esperti del settore.

Vincenzo Piscopo, Head of branded content & originals Ciaopeople/Fanpage, ha parlato della sua esperienza personale e di un video realizzato per Fanpage, testata giornalistica orientata molto a questo tipo di contenuti. “Quando si sviluppa un contenuto, dobbiamo tenere conto di dove verrà distribuito. In un video realizzato da Fanpage abbiamo giocato su una narrazione basata sugli stereotipi e abbiamo generato diversi vantaggi tra cui essere riusciti a entrare nelle famose bolle social dove tutte le fazioni (intesi come i consumatori/utenti) sono stati coinvolti”.

Gabriele Benedetti, Digital Marketing Specialist Search On Media Group, ha invece posto l’attenzione sull’importanza di adottare una strategia vincente e adatta agli interlocutori a cui ci rivolgiamo. Quando ci si rivolge a un potenziale consumatore bisogna capire che ci sono differenti utenti che utilizzano diverse piattaforme e si aspettano diversi tipi di contenuti. “Quando ragioniamo su dove porteremo gli utenti, dobbiamo porci alcune domande e cercare di diversificare la nostra comunicazione in base alle persone che ci conoscono e chi invece è fuori dal nostro classico target. Il digital corre a grande velocità e ciò richiede sempre molta attenzione”.

A concludere l’ultimo panel è stata Grazia Naletto, Lunaria ed esperta di migrazioni, welfare e finanza pubblica. “Affrontare il tema di una comunicazione antirazzista e di un lavoro di sensibilizzazione significa tenere in considerazione il contesto di riferimento e le caratteristiche di base del razzismo. Bisogna evidenziare il fatto che è illusorio pensare di contrastare la diffusione di stereotipi solo con la comunicazione senza affrontare il tema di ragionare su una visione di una società alternativa”. Emerge quindi con forza la necessità di un piano di azione che intervenga simultaneamente in diversi ambiti. “Per Lunaria ciò che serve oggi è cercare di lavorare in rete insieme coinvolgendo le iniziative e le attività che appartengono a mondi diversi. Collaborare si tra associazioni che hanno una storia antirazzista ma cercare anche un’alleanza con i media, con le istituzioni, con gli artisti e il mondo della cultura. Per contrastare il razzismo nel mondo dello sport questa è un’alleanza fondamentale e di fondamentale importanza è anche l’interazione con gli sportivi che subiscono atti di razzismo, con atleti che possono influenzare l’opinione pubblica”.

Per le conclusioni è tornato a parlare Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp. Nelle sue ultime battute Manco ha parlato dell’importanza della conoscenza. “La prima cosa da fare è approfondire la conoscenza. Dobbiamo leggere la complessità dei fenomeni e provare a dare il nostro contributo. Abbiamo bisogno di conoscere bene queste nuove dinamiche per essere più incisivi e superare le barriere. Essere capaci di raccontare le notizie è un sistema di tutela di rete per tutti coloro che vivono fenomeni di discriminazione e di razzismo”. L’Uisp nel corso degli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti dal punto di vista comunicativo e l’utilizzo dei social nel migliore dei modi possibili permette di essere dei soggetti credibili di fronte alle istituzioni su tanti che temi. Cosa ci ha lasciato il Covid? “Ci sta insegnando che il rapporto con il territorio, la parte più vicina alle persone della nostra associazione è l’elemento fondativo dei rapporti umani”. (di Giulia Bruscani e Sergio Pannocchia. Hanno collaborato anche Alessandro Fracassi, Eugenio Montesano, Roberta Scoca)

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