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Roma

Davvero la pallacanestro salverà il mondo?

Andrea Dreini, responsabile basket Uisp, lancia il master finale di Summerbasket 2022 e spiega il valore aggiunto della palla a spicchi.

 

Forse non salverà il mondo, ma almeno prova a renderlo migliore. Potremmo sintetizzare così la fede che unisce cestisti e cestiste di tutto il mondo, facendoli sentire diversi, pronti a prendere le distanze dagli altri sportivi amatoriali e professionisti, che si dedicano ad altre discipline. Cosa ha di speciale la pallacanestro per aver dato vita ad una comunità di praticanti così coesa e distinta? Nei giorni scorsi se lo è chiesto Gabriele Romagnoli su La Repubblica, esponendo la teoria di David Hollander, professore dell'Università di New York che insegna da 15 anni economia dello sport e da 4 ha avviato un nuovo corso intitolato "Come la pallacanestro può salvare il mondo". “Nella sua visione il basket è taumaturgico perché facilmente accessibile, inclusivo, diffuso ovunque nel pianeta, capace di curare storture come il razzismo - scrive Romagnoli - È il gioco di squadra che richiede una superficie minore, inseribile in qualsiasi contesto. L'attrezzatura è minima: un paio di scarpe. Costringe gli avversari a guardarsi, ma impone loro di non toccarsi, non farsi alcun male. Insegna una forma di solidarietà sublimata nell'arte del passaggio che scandisce l'azione: non puoi tenere palla, la devi dare. È simile alla religione: persegue il miglioramento di chi lo pratica attraverso l'esercizio, la ritualità. Da ogni partita si esce evoluti. Gli schemi del basket, gli atleti senza posizione, hanno anticipato la new economy e lo smart working, aiutano nella pianificazione urbanistica, suggeriscono il superamento delle barriere”.

Pienamente d’accordo sull’unicità della pallacanestro nel panorama sportivo è Andrea Dreini, responsabile basket Uisp: “Noi della pallacanestro siamo dei fanatici - dice - perchè lo viviamo come una scuola di vita in cui si impara a stare con gli altri, a controllare le proprie reazioni, non si può esagerare perché si è all’interno di una comunità. Ed è una filosofia che ritrovi a tutti i livelli, dal playground di periferia all’NBA: ovviamente dove girano tanti soldi e ci sono grandi interessi in gioco le cose un po’ cambiano, ma non si raggiungono ad esempio le esagerazioni del calcio. Anche i grandi campioni in qualche modo restano nei confini del campo, che è piccolo e quindi ognuno deve stare al suo posto, altrimenti ci si scontra con gli altri. Tra l’altro è anche uno sport molto politicizzato, legato alle comunità di appartenenza, a differenze del calcio che spesso è vissuto come emancipazione dalla comunità. Non è un caso che le grandi campagna contro razzismo e dicriminazioni siano nate proprio da questo mondo per allargarsi poi a tutto il mondo, sportivo e non”.

Dreini ha scelto di utilizzare il linguaggio del basket nei laboratori motori realizzati nell’ambito del progetto Uisp contro violenze e stereotipi di genere Differenze, rivolto agli studenti delle scuole superiori: “Ci ha aiutato a trasmettere il rispetto della corporeità ad acquisire il concetto del limite nel contatto con l’altro”. 

Secondo il responsabile della Pallacanestro Uisp il contesto in cui si alimenta e trasmette questo approccio è proprio quello del basket di strada, giocato nei campetti, non strutturato: “E’ lì che ti alleni per le partite vere, dove il gioco è autogestito, dove sei tu che impari a stare con gli altri e rispetti le regole perchè lo decidi, non perchè c’è un arbitro che ti fischia il fallo. Questo sport è fondamentale per imparare a gestire il conflitto: nel gioco il contatto è continuo ma c’è un limite molto preciso e al campetto devi valutare tu la soglia da non superare, all’interno di un sistema di regole comuni e condivise. Infatti, spesso la pratica del basket si usa per curare sindromi che hanno tra i sintomi la paura della relazione con l’altro”.

In questa fase il basket Uisp vive, invece, proprio la voglia della relazione e dello scambio: a luglio a Rimini 60 squadre hanno giocato le Finali nazionali, mentre sono centinaia le squadre che stanno prendendo parte alle tappe di Summerbaskt, in attesa del Master finale in programma a settembre a Cesenatico, da venerdì 9 a domenica 11. “Dopo due anni di interruzione causa Covid, finalmente torna l’appuntamento nazionale che i nostri soci stavano aspettando. L’anno scorso abbiamo organizzato una trentina di tappe ma non siamo riusciti a realizzare il Master, quindi quella di settembre sarà la festa del 2021 e del 2022. In tutta Italia la partecipazione è molto alta, con oltre 50 tappe, vicine ai livelli pre-covid, quindi a Cesenatico ci aspettiamo una trentina di squadre, anche se già per le finali la partecipazione ha superato ampiamente le nostre aspettative”. (Elena Fiorani)

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