Comitato Territoriale

Reggio Emilia

La lezione del partigiano Delinger

Quando il sonno della ragione genera mostri la memoria diventa un dovere collettivo. E per cercare di arginare i mostri, in occasione del Giorno della Memoria abbiamo voluto ospitare in Comitato Livio Piccinini conosciuto anche come il partigiano Delinger.

Nel corso di una indelebile mattinata, Livio ci ha raccontato la sua storia, comune a quella di tanti giovani, che dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 scelsero di formare la Resistenza per liberare il nostro Paese.

Livio Piccinini, nato a Cavriago (RE) nel 1924, è penultimo di otto figli. Nel 1937 viene assunto dalle Officine Meccaniche Reggiane di Reggio Emilia, che durante la Seconda Guerra Mondiale producevano aerei da guerra. Il danneggiamento dell’azienda reggiana a seguito di alcuni bombardamenti fece decadere l’esonero alla leva per i dipendenti e anche Livio venne obbligato dal regime a partecipare al conflitto al fianco dei tedeschi.

In quel momento, come il protagonista di un film d’azione, prese una decisione molto importante: entrare nella Resistenza (come quasi tutti i suoi fratelli) e spostarsi sull’Appennino Reggiano per combattere da partigiano Delinger la guerra, che qualche anno più tardi avrebbe portato alla Liberazione.  

Perché lo fece? La motivazione è scritta indelebile nel suo cuore: “Lottiamo per far terminare prima la guerra, ma lottiamo anche per avere la libertà per tutti”.

Da quel momento per Livio iniziò la battaglia fatta di successi e momenti di grande sconforto come quelli dei pasti, sempre incerti e scarsi, e del sonno, sempre precario e al freddo, ma anche di nostalgia di casa e dei familiari. Si è quasi commosso ripensando alla madre che, non sapendo dove fossero i suoi figli e se fossero ancora in vita, in un fugace momento di incontro dopo un’operazione in pianura gli disse: “Livio, cerca di non prendere freddo”.

Nel raccontare la sua storia intrecciata con molte altre vite, Livio Piccinini non ha mai smesso di invocare il rispetto e la collaborazione tra le persone e tra i popoli, come se si trattasse dell’unico antidoto agli orrori del passato perché se da più di 70 anni viviamo in democrazia è grazie alla partecipazione del popolo che unito ha lottato sacrificando tante giovani vite. È questa l’essenza di una comunità: il dialogo e la collaborazione come strumenti per vivere in pace e in libertà aspirando a un futuro migliore per tutti.

Grande umanità e un profondo rispetto per la vita e per l’essere umano nelle parole di un “uomo comune” – come si definisce lui stesso - che si trovò al centro della storia d’Italia. Livio Piccinini non parla spesso di violenza nei suoi racconti proprio perché, nonostante la guerra porti spesso alla brutalità anche i “buoni” è convinto che uccidere un uomo sia sempre un abominio, qualcosa di innaturale che non dovrebbe accadere nemmeno a coloro che si sono macchiati delle peggiori azioni. Una lezione preziosa che Delinger non smette di diffondere.

A 96 anni la missione del partigiano Delinger non è ancora terminata e prosegue nelle scuole e negli incontri pubblici dove continua a portare la sua testimonianza, che da qualche anno diffonde anche attraverso il suo libro Livio Piccinini «Delinger». Una scelta per la libertà, edito da T&M Associati e scritto a quattro mani con il nipote Franco.

 

Ascolta un frammento dell'intervista di Livio Piccinini.

 

 

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