Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Circolo Nuoto Uisp Bologna

Il presidente Massimo Riccucci descrive la struttura della sua società sportiva: "Facciamo per nostra intrinseca natura attività competitiva di alto livello e rappresentiamo il centro di raccolta delle società sportive Uisp con tale tendenza"

dallo speciale "I campioni dello sportpertutti"

 

BOLOGNA - Massimo Riccucci, presidente del Circolo Nuoto Uisp Bologna, descrive la struttura della sua società sportiva: "Noi siamo per intrinseca natura una società che fa attività competitiva e di alto livello e su Bologna rappresentiamo il centro di raccolta delle società sportive Uisp che hanno una tendenza all'attività agonistica di una certa qualità. Sono quindi le stesse società del territorio che rappresentano i soci del Circolo Nuoto, cui si uniscono collaborazioni anche dalla provincia di Ravenna e di Reggio Emilia, aree con cui alle volte organizziamo dei momenti collegiali. I ragazzi sono suddivisi in base a categorie di età, di livello e di stile praticato. In totale abbiamo 350 atleti tra nuoto, pinnato, sincronizzato, master e salvamento master. Sul piano delle spese le macro-voci sono rappresentate dal costo degli allenatori e delle trasferte fuori regione, perché in regione sono gli atleti che si pagano tutto. C'è poi la parte di gestione degli impianti e quella relativa al nostro medico sociale, che si occupa della parte medica generale, di quella fisioterapica generale e di quella dietologica. Un paio di ex atlete collaborano poi dal punto di vista della fisioterapia, in supporto ai nuotatori che devono sostenere gli impegni più importanti.


La crisi ha colpito anche noi. La Federazione Italiana Nuoto (Fin), infatti, ha ridotto sensibilmente i contributi, in una logica di tagli generali, per rimborsi e tabelle premi. Inoltre ha aumentato le tasse di gara e una serie di altre voci, perché c'era da ripianare il disastro derivante dal buco dei Campionati mondiali di nuoto di Roma, anche se questo non viene esplicitamente riconosciuto. Dall'anno prossimo dovremo pertanto ritoccare le voci d'iscrizione e contenere le spese. Per far fronte a questa situazione già da due anni non viene ritoccato il budget per gli allenatori. Comunque per adesso non abbiamo fatto tagli ma abbiamo dovuto solo razionalizzare, ad esempio continuando a partecipare alle gare ufficiali ma riducendo la presenza nei meeting a invito. In realtà la scelta è stata quella di intervenire solo in quelli in cui ci viene garantita la partecipazione di tutti i nostri ragazzi, anche quelli che per i tempi starebbero fuori, secondo questa logica: ci chiedono di presenziare per far partecipare i nostri elementi più forti e noi garantiamo questa presenza ma chiediamo che in cambio vengano pagati i rimborsi anche per il resto della squadra.


Siamo poi impegnati per garantire l'accesso dei nostri ragazzi più forti nelle forze armate, come nel caso di Marco Orsi e Martina Grimaldi nelle Fiamme Oro. Tutto sommato io considero questo sistema positivo: permette agli atleti di prendersi uno stipendio, cosa che noi non potremmo garantire, senza finire in mano a società che investono sui ragazzi solo per ricavare benefici personali ed economici. Le società sportive che possono offrire una carriera professionistica praticamente non esistono e, per garantire una continuità con le sedi di origine, l'unica possibilità è quella di un corpo armato. Abbiamo seguito la stessa procedura anche con Sara Sgarzi del nuoto sincronizzato, anche se con lei il percorso è stato più duro, trattandosi di una squadra di otto elementi. Infine abbiamo un altro giovane talento, Simone Geni, che fa misto e ha da poco vinto la medaglia di bronzo ai campionati italiani assoluti invernali di Riccione. Anche per lui stiamo creando le condizioni per farlo entrare nell'esercito.


Purtroppo queste sono le contraddizioni di un sistema sportivo che ha un'impostazione liberistica in cui però non ci sono vere opportunità economiche. Le società sportive civili più competitive spesso hanno presidenti che hanno soldi da spendere a fini d'immagine, magari però non tutelando gli atleti e spaccando l'intero meccanismo. E non esiste una struttura che sviluppa lo sport competitivo assieme alla scuola. Ci si affida quindi al volontariato: ma già è difficile proporre attività a un livello base, quando poi sali tutto diventa ingestibile. Noi da soli ovviamente non potremmo muoverci: perderemmo atleti rischiando di non sopravvivere. Duole pensare che una società, con le sue professionalità, sviluppa degli atleti che per rimanere assorbirebbero la maggior parte del lavoro con somme spese. Al contempo, farli andar via senza che ti sia riconosciuto il benefit di averli portati avanti per un sacco di tempo non è piacevole e abbandonarli a società poco nobili è un rischio troppo grande. Purtroppo all'orizzonte non si vedono soluzioni, soprattutto in una situazione come questa. Per questo i corpi militari rappresentano l'unica realtà che ci mette una pezza".

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