Comitato Territoriale

Reggio Emilia

Attività sportiva e relazionale nelle carceri

Uisp promuove il movimento come mezzo per migliorare la propria salute psico-fisica in vari ambiti sociali, anche i più problematici. Da quasi 25 anni, infatti, lavora per portare lo sport anche all’interno del carcere di Reggio Emilia, organizzando una serie di attività gestite da operatori qualificati.

 

Il progetto

Per 23 ore al mese, in tutti i 12 reparti della struttura detentiva, vengono svolte varie attività sportive che differiscono in base alle caratteristiche di ogni sezione. Nei reparti normali i detenuti possono giocare a calcio, utilizzare le attrezzature della palestra e correre negli spazi aperti del carcere. Nei reparti speciali, invece, ci si concentra maggiormente sulla percezione del proprio corpo e sulla relazione con gli altri, attraverso esercizi a terra e a corpo libero in piccoli spazi.

 

Motivazioni, obiettivi, benefici

Di solito, in carcere lo sport è vissuto come una possibilità di svago, ma senza regole diventa per i prigionieri un modo, spesso deleterio, di sfogarsi. Senza disciplina, infatti, il corpo si allena in modo sbagliato e si deteriora, anziché trarre beneficio dal movimento.

L’obiettivo principale del progetto, quindi, è far raggiungere ai detenuti e alle detenute un equilibrio fisico, psicologico e relazionale, rieducandoli alla gestione del loro corpo recluso, che necessita disciplina e ritmo.

Ed è proprio qui che entrano in gioco gli operatori. Rappresentando figure esterne il cui compito primario non è quello di controllare i reclusi, si possono relazionare in modo informale con loro, portando regole, ma operando anche come mediatori del gruppo con cui lavorano. Fondamentale è soprattutto la loro partecipazione alle lezioni: mettendosi allo stesso livello dei detenuti, insegnano loro a gestire la tensione, con esercizi di contrazione e rilassamento, e a curare ogni movimento utilizzando la giusta forza e postura. Inoltre, ogni lezione è preparata in funzione delle caratteristiche e delle capacità di ognuno e non è obbligatoria. Ogni detenuto, infatti, è libero di decidere se e in che misura partecipare alle attività proposte, libertà che non è facile da gestire. Molti reclusi si oppongono o rimangono fermi sulle loro posizioni, ma chi si mette in gioco ha la grande occasione di ritrovare se stesso, imparando anche a socializzare con gli altri. Le attività, avendo come componente fondamentale il dialogo, fanno spesso emergere aspetti personali ed esperienze di vita che ognuno dei carcerati può condividere con gli altri e soprattutto con gli operatori. In questo modo, lavorando su loro stessi, possono migliorarsi come persone e ricostruire, una volta tornati in libertà, i rapporti con amici e parenti.

Lo sport, quindi, diventa per i carcerati anche un modo per esprimersi, esternare le proprie visioni, capire se stessi, godendosi allo stesso tempo un momento di libertà e curando corpo e mente.

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