Progetti

Parte la seconda fase del progetto sul bilancio sociale

Un percorso per verificare la realizzazione della mission associativa sul territorio. Intervista a D. Conte

Sta per prendere il via la fase interregionale del progetto “Bilancio sociale: una nuova identità associativa partecipata”, la formazione prevede nuovi incontri suddivisi in tre macro aree: nord, centro e sud. Per consultare il calendario degli incontri e la suddivisione territoriale clicca qui. Abbiamo intervistato Davide Conte, consulente aziendale, che ha condotto la prima fase del corso e seguirà anche questo secondo momento di formazione, per una valutazione più tecnica dell’approccio Uisp al bilancio sociale.

Dott. Conte può darci una definizione di bilancio sociale?
“Non è facile dare una definizione, anche perché il bilancio sociale non è un prodotto finito ma un processo; nel caso specifico abbiamo tentato, nella prima fase del corso, di giungere insieme ai partecipanti ad una definizione condivisa. La descrizione emersa è quella di uno strumento di rendicontazione in cui la Uisp, o i soggetti che decidono di avviare questa attività rendicontativa, si pongono un obiettivo di trasparenza e di dialogo con i soggetti esterni e interni all’associazione. L’intento è quello di trasmettere dati, criticità, punti di forza, agli altri soggetti del territorio o interni all’associazione, per confrontarli, capire il ruolo che l’associazione può ricoprire nello sviluppo del territorio e quindi crescere. Mi ha fatto piacere notare, nei primi incontri formativi, che nessuno ha inteso il bilancio sociale come un prodotto finito: pur volendo arrivare alla realizzazione materiale di un prodotto, sono tutti consapevoli che l’obiettivo è un altro, perché nel momento in cui si vuole essere trasparenti e dialogare con altri soggetti bisogna prima dare una definizione della propria missione”.

Qual è il legame tra la missione dell’associazione e il bilancio sociale?
“Il bilancio sociale fa emergere numeri chiari e definisce il peso dell’Uisp sul territorio, ma alle spalle serve una seria e chiara analisi della propria missione, ancorata ad indicatori quantitativi e qualitativi precisi, che si possano verificare con progetti, interni ed esterni, e permettano il confronto con altri. Un tipo di analisi così strutturata permette di capire l’andamento dell’attività e di riconoscere gli aspetti da migliorare, per soddisfare i bisogni sociali e di welfare presenti sul territorio. Il lavoro rivolto al benessere collettivo, impegno fondamentale in un momento in cui le risorse calano e i bisogni aumentano, è un valore aggiunto dell’Uisp. Il bilancio sociale può mettere in luce il capitale sociale ed economico che l’Uisp realizza, ed è fondamentale che venga reso utilizzabile, comprensibile e trasmissibile. Le informazioni del bilancio sociale sono giacimenti informativi, risorse potenziali per lo sviluppo del territorio e la sua finalità principale è far emergere in modo chiaro i due capitali, sociale ed economico, in possesso dell’Uisp”.

Quindi il bilancio di un’associazione può legarsi al territorio e alle sue necessità di welfare?
“Se si definisce una mission, il modo in cui realizzarla e si offre un reale confronto con i bisogni della comunità, questa diventa anche un’ottima pezza d’appoggio per contrattare con l’amministrazione pubblica. Un’associazione che si preoccupa di darsi un bilancio sociale ma non di confrontarlo non ha nessuna verifica del suo lavoro, ma se questo viene pubblicato si evita l’autoreferenzialità e si acquista peso nei rapporti con altri enti, entrando in un circolo virtuoso di ‘stakeholder engagement’: il coinvolgimento nelle decisioni e nella progettualità”.

La nostra associazione è pronta a questo passaggio?
“I corsisti sanno che i risultati più importanti saranno nel medio-lungo periodo, ma hanno apprezzato il senso del lavoro: c’è una pianificazione alta da parte dell’Uisp nazionale, che mira a fornire non solo la strumentazione tecnica, ma la preparazione necessaria per realizzare un progetto di ampio respiro. Qualche comitato inizierà a lavorare concretamente già prima del congresso, ma si diffonderà maggiormente e si radicherà nella prassi dei comitati nei prossimi anni". (di Elena Fiorani)

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