Progetti

Al via il progetto Icehearts Europe per l'inclusione di bambine e bambini

A Copenaghen il kickoff del progetto: per la prima volta un fondo di carattere sanitario finanzia un progetto sportivo. Parlano D. Conti e M. Giammaria

 

Si è svolto dal 3 al 5 aprile a Copenaghen il primo incontro in presenza del progetto Icehearts Europe coordinato dall'ISCA-International Sport and Culture Assciation e finanziato dalla DG Salute della Commissione Europea, nel quale l'Uisp è coinvolta come partner. È la prima volta che il fondo destinato a progetti di carattere sanitario finanzia un progetto così grande al settore sportivo: 3 anni di progetto, 13 diverse organizzazioni provenienti da 9 Paesi europei impegnate nella sperimentazione di un nuovo modello di assistenza per ragazzi dell’area del disagio, 14 partner associati di altrettanti Paesi che parteciperanno ad alcune attività di scambio e di conoscenza dei risultati del progetto, per un finanziamento da parte della commissione di circa 4 milioni di euro.

Il progetto è complesso e molto ambizioso: intende trasformare una buona pratica elaborata e sperimentata in Finlandia da circa trent'anni, in un modello per altri Paesi europei che potranno adattare i valori fondamentali al proprio contesto.

Icehearts si basa sulla formazione di mentori che seguono un gruppo di bambini socialmente esclusi (per problemi di disagio mentale, famiglie in situazioni di indigenza e povertà, a rischio di criminalità) dall’età di 6 anni fino al compimento dei 18 anni, inserendoli in attività ludico-ricreative, sport, accompagnamento nei compiti, mediazione fra le istituzioni, le famiglie e la scuola. Un progetto di lungo termine che ha come scopo il graduale inserimento dei ragazzi più problematici in gruppi più ampi, dove ognuno può trovare la propria strada, farsi degli amici e superare le difficoltà di apprendimento. Il mentore assume quindi una valenza di coordinatore, mediatore culturale e supporto sia per i bambini che per le famiglie.

Le alte percentuali di successo hanno dimostrato come progetti di questo tipo hanno un valore enorme nel combattere i fenomeni di esclusione dei ragazzi, di rafforzare la loro autostima e soprattutto di supportare le famiglie che spesso non hanno la forza e le conoscenze per orientarsi nel settore dell’assistenza, finendo quindi per non comprendere le necessità dei figli.

Infatti, uno dei problemi maggiormente sottolineati da tutti i Paesi partecipanti è la difficoltà di molte famiglie con ragazzi problematici di orientarsi fra le varie istituzioni: scuola, centri sportivi, doposcuola, servizi sociali, servizi sanitari spesso non dialogano fra loro e lavorano a compartimenti stagni, allontanando ancora di più le famiglie e i bambini da quello che potrebbe essere un possibile aiuto.

Per la Uisp, alla riunione iniziale erano presenti Daniela Conti, responsabile delle Politiche per l’interculturalità e la Cooperazione e Marta Giammaria, responsabile dell’Ufficio progetti. “Questi tre giorni di riunione sono stati molto intensi - ha dichiarato Daniela Conti - Isca è riuscita a organizzare diverse sessioni di discussione e confronto fra una quarantina di educatori sportivi, project manager, psicologi e docenti di sociologia che in alcuni casi era la prima volta che si conoscevano. Di certo ha aiutato molto la modalità degli icebreaking e delle soste per fare un po’ di esercizio fisico e soprattutto i moltissimi lavori di gruppo che ci hanno aiutato a focalizzare l’attenzione su punti di forza e debolezza, necessità di ogni Paese partner, differenze dei diversi contesti culturali e nella gestione dei bambini e adolescenti nelle scuole”.

Marta Giammaria illustra spiega il ruolo dell'Uisp: “Sarà quello, nel prossimo anno e per 18 mesi, di sperimentare il modello in diverse città italiane, che verranno scelte in base alle caratteristiche emerse dal lavoro del primo anno di progetto. Saranno cinque i Paesi chiamati a fare da pilota, oltre a noi Spagna, Slovenia, Estonia e Danimarca. Inoltre, l'Uisp parteciperà a tutte le fasi: creazione del modello europeo, elaborazione di un workshop internazionale, organizzazione di un workshop nazionale e di un incontro internazionale in Italia, partecipazione alla valutazione del progetto”.

Il manuale metodologico verrà redatto dall’Istituto Superiore di Sanità, che avrà il compito di comprendere similitudini e differenze in ogni Paese e suggerire possibili forme di sperimentazione. Per l’ISS erano presenti il prof. Giovanni Capelli e la dott.ssa Ilaria Luzi. La valutazione è stata affidata all’Università di Cassino, in particolare al professor Simone Di Gennaro e alla dott.ssa Alice Iannacone. L'Uisp avrà la possibilità di lavorare con questi partner italiani anche per l’organizzazione una parte del workshop ai mentori italiani.

Il prossimo appuntamento in presenza sarà a Helsinki a settembre per uno study visit durante il quale approfondire il modello finlandese e iniziare a ragionare su come poterlo trasferire al contesto italiano.